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Ponte sullo Stretto: termini indicati dal MIT alla commissione chiamata a valutare il progetto sforano scadenze date dall’Ue

ponte sullo stretto

Ponte sullo Stretto. In fibrillazione il fronte dei sostenitori del Ponte sullo Stretto a seguito dell’indicazione da parte del MIT della scadenza entro cui la commissione per la valutazione dei progetti è chiamata ad esprimersi: sfora la deadline dell’Ue

L’infinito dibattito sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il rinnovato interesse verso la grande opera, generato dalla prospettiva dei fondi che potrebbero arrivare dall’Unione europea grazie al Recovery Fund e che ha coinvolto oltre che una fetta della società civile, anche diversi esponenti politico-istituzionali sia a livello locale che nazionale, le ondivaghe posizioni dei diversi esponenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sembrano essersi orientate verso quello che da alcuni viene interpretato come un accantonamento definitivo del progetto. O se non altro della sua variante a campata unica.

Il provvedimento varato dal Ministero lo scorso 27 agosto, che istituisce la commissione chiamata a stabilire quale possa essere il progetto più idoneo alla realizzazione del Ponte, assegna infatti al gruppo di lavoro due mesi di tempo per produrre un parere. Andando oltre, in questo modo, alla scadenza fissata dall’UE al 15 di ottobre come termine ultimo per la presentazione dei progetti finanziabili con i fondi destinati all’Italia. Cosa che è stata da letta da alcuni osservatori come un’esclusione de facto, del progetto dal Recovery Plan italiano. Ciò sebbene la data segnalata sia un termine ultimo, cosa che non impedisce al gruppo di lavoro di presentare le proprie risultanze prima della scadenza fissata.

Altro elemento che ha destato perplessità in coloro i quali temono che l’opera possa non trovare spazio tra quelle finanziate dall’Unione, un passaggio del provvedimento in cui viene stabilito che tra i compiti della commissione vi sia quello di valutare “Le possibili alternative legate all’attraversamento stabile dello Stretto di Messina e di effettuare studi propedeutici allo svolgimento di un dibattito pubblico sull’opera”. Dibattito pubblico che inevitabilmente produrrebbe una notevole dilazione nei tempi relativi all’assunzione di una posizione definitiva in merito al progetto.

Sulla base di queste considerazioni, dunque, c’è chi si è domandato quale sia il motivo che giustifichi un ulteriore dibattito, laddove si potrebbe contare sull’ultimo progetto del Ponte già validato dalla società concessionaria, oggi in liquidazione.

Sul tema, ha offerto una potenziale spiegazione l’ex ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli che ha dichiarato: “Il progetto di Berlusconi ha una fattibilità del 15% è inutile fare grossi racconti. Spero che Conte abbia delle informazioni confortanti da professionisti competenti. In Sicilia mancano le infrastrutture efficienti”. Ci sono “pochissime centinaia di chilometri di autostrade gestite da un consorzio regionale e sono pessime. L’idea è fare un ponte in cui un’automobile e un tir attraversano lo Stretto a 100, 300 chilometri all’ora. Poi arrivano in Sicilia e salgono su un mulo? Prima del ponte ci sono altre priorità”.

In una simile prospettiva può essere letta anche la risposta elusiva data da Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, ad una domanda sul Ponte di Messina fattagli durante il corso di un’intervista per il quotidiano “Il Mattino”: “A mio avviso bisogna concentrarci su pochi cantieri strategici. Per quanto riguarda il Sud, credo che la grande sfida sia quella di trasformarlo nel cuore ecosostenibile dell’Europa. Se proprio vogliamo parlare di treni, allora immaginiamo un Paese ad alta velocità, coeso e connesso. Investiamo sulle infrastrutture ferroviarie: la Salerno-Reggio Calabria; la Taranto-Battipaglia, la chiusura dell’anello ferroviario in Sicilia”.

Difficilmente fraintendibile invece la posizione della senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli che ha dichiarato: “Se non ci fossero state resistenze a quest’ora la Sicilia sarebbe stata più vicina all’Italia. Ideologie di sinistra hanno bloccato il progetto del ponte di Silvio Berlusconi“.