Como, prete ucciso a coltellate da un immigrato: “Paese alla deriva, chiediamo le dimissioni del Ministro Lamorgese”

La tragedia avvenuta a Como ha portato alla morte di un sacerdote: don Roberto Malgesini era sempre al fianco degli emarginati

Un sacerdote di 51 anni, don Roberto Malgesini, noto dagli abitanti di Como per il suo impegno al fianco degli emarginati, è stato ucciso a coltellate martedì mattina poco dopo le 7 in piazza San Rocco, a poca distanza dalla parrocchia. Il prete, originario di Morbegno, in provincia di Sondrio, è stato colpito da varie coltellate, quella letale al collo. Inutili i soccorsi dell’ambulanza giunta sul posto in seguito alla segnalazione dei passanti che hanno notato il corpo sanguinante. Il presunto responsabile, un 53enne tunisino, che attorno alle 8 si è presentato in caserma dai carabinieri per costituirsi. Era una persona che don Roberto conosceva, un senzatetto al quale forniva assistenza e con il quale pare fosse anche in buoni rapporti. “Aveva problemi psichici e dei provvedimenti di espulsione non eseguiti fin dal 2015”, ha riferito il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi. Su di lui pende un provvedimento di espulsione datato 8 aprile e “sospeso” a causa dell’emergenza Covid-19. Il 53enne è arrivato in Italia nel 1993 e si è sposato tre anni dopo con una donna italiana. È stato interrogato dopo essere stato medicato in ospedale per una ferita che si è procurata durante l’aggressione.

Il sindaco di Como Mario Landriscina ha annunciato che proclamerà il lutto cittadino, mentre il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana si unisce “alla comunità di Como che piange la morte di don Roberto Malgesini, aggredito questa mattina da un senzatetto a cui il sacerdote aveva portato conforto”. In un post su Facebook, Fontana sottolinea: “Da anni Don Roberto all’alba portava i pasti caldi ai poveri della città. Una vita dedicata agli ultimi, un esempio per tutti noi”. “Don Roberto amava e curava gli ultimi e ha smesso di vivere per qualcuno che non aveva il diritto di vivere in Italia. Invece di ringraziare Dio e gli italiani per le possibilità che gli danno, li ringrazia a coltellate”, queste le parole del leader della Lega Matteo Salvini durante un comizio a Bondeno.

Sull’accaduto i segretari generali dei Sindacati di Polizia PNFD “Polizia Nuova Forza Democratica” Franco Picardi e LI.SI.PO. “Libero Sindacato Polizia” Antonio de Lieto hanno commentato: “Il nostro Paese a giudizio delle suddette OO.SS. sembra sempre più alla deriva. L’arroganza di taluni stranieri ha superato ogni limite. Si è passato dalle manifestazioni e fuga dai centri di accoglienza alle aggressioni ai cittadini fino ad arrivare dove siamo arrivati all’ odierno omicidio. Chi ha il dovere di intervenire – hanno continuato i segretari – lo deve fare senza se e senza ma; con il “buonismo” a tutti i costi non si risolvono i problemi. In questo periodo storico dove l’intera Nazione è impegnata a fronteggiare i contagi dal COVID-19 – hanno rimarcato i leader del PNFD e LI.SI.PO. – gli uomini e le donne della Polizia di Stato a giudizio di PNFD/LI.SI.PO. nonostante la scarsità di mezzi di sostegno, rischiano sempre più la propria vita per tutelare i cittadini e quotidianamente devono confrontarsi con il fenomeno migranti. In questo contesto – hanno rimarcato i segretari Picardi e de Lieto – taluni operatori di Polizia sono rimasti contagiati da coronavirus. Se un operatore di Polizia nell’espletamento di un regolare turno di servizio commette un errore in buona fede, i signori del “palazzo romano” sono solerti ad intervenire per quanto attiene il rispetto delle norme regolamentari. Gli operatori della Polizia di Stato in questo particolare momento necessitano di sentirsi confortati ancor più – hanno concluso Picardi e de Lieto – non dimentichiamoci i tanti suicidi di poliziotti avvenuti nelle file della Polizia di Stato. Le scriventi Organizzazioni Sindacali rinnovano la richiesta di dimissioni del Ministro dell’Interno e del Capo della Polizia”.