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Oggi sgombero definitivo dell’hotspot di Messina, De Luca: “Migranti trattati da carne da macello di Stato; Lamorgese questo è il primo reato che hai commesso”

Cateno De Luca

Messina. Si sta concludendo in queste ore lo sgombero definitivo dell’hotspot di Bisconte, sul posto anche il sindaco Cateno De Luca, duro verso il ministro Lamorgese e l’ordinanza Musumeci

Si sta verificando proprio in questi minuti lo sgombero definitivo dell’ex caserma Gasparro, a Bisconte, disposta dal sindaco di Messina Cateno De Luca.

Le vicende che hanno coinvolto la caserma, da anni ormai destinata ad uso hotspot e Centro Accoglienza per migranti, hanno creato particolare scalpore in città nelle ultime settimane a causa delle continue fughe perpetrate dai suoi “ospiti”. Complice anche il significativo aumento del numero di questi ultimi, sbarcati in migliaia negli ultimi mesi sulle coste italiane e siciliane in particolare. Stando agli ultimi dati forniti dal ministero dell’Interno, solo tra luglio ed agosto se ne sono sbarcati ben 11.035.

A creare scalpore non soltanto le fughe dalla caserma ma anche lo scontro istituzionale che si è (quasi) generato tra il sindaco De Luca ed il Prefetto Librizzi in via diretta ed in via indiretta anche con il ministro Lamorgese.
La tecnica del sindaco è stata quella tradizionale e da lui utilizzata in tutti gli ambiti: inasprire i toni fino a fare intravedere lo scontro, per attirare l’attenzione sulla vicenda e ottenere dei risultati prima di arrivare alla rottura definitiva con i propri interlocutori.
Ciò che ha rivendicato De Luca è stato lo svuotamento integrale della struttura per la sua inadeguatezza sia formale, a causa di irregolarità amministrative, che sostanziale per via delle continue fughe. Obiettivo raggiunto, in tempi brevi, e celebrato in tipico stile deluchiano con una diretta Facebook di mezz’ora, ripresa direttamente dall’ormai ex hotspot.

In questo frangente il sindaco ha anche fatto cenno agli operatori dell’ex caserma Gasparro, che attualmente si trovano senza lavoro a causa dell’odierna chiusura del centro, posto che il loro contratto implichi la possibilità che vengano ridestinati ad un’altra occupazione. Responsabilità che, stando a quanto affermato dal primo cittadino, ricade in capo alla prefettura.

In merito al destino della caserma De Luca ha anticipato che il comune chiederà l’assegnazione dell’immobile (attualmente proprietà demaniale) per destinarlo a “servizi collettivi”, fermo restando l’intenzione di impedire che venga nuovamente impiegato come centro accoglienza o hotspot.

Immancabile il commento sull’ordinanza del Presidente della Regione che dispone la chiusura di centri di accoglienza e hotspot, sospesa ieri dal Tar di Palermo: “In tutta la Sicilia circa 7.000 famiglie dipendono da chi lavora in questo sistema. È un problema che chi ha fatto che dovrà affrontare chi ha emesso il provvedimento di chiusura complessiva. Le campagne elettorali sui migranti non servono a nessuno. Tolti i migranti rimarrà la stessa Sicilia con 7 mila disoccupati in più”.

Successivamente il sindaco procede evidenziando quella che reputa essere la più importante criticità dell’ordinanza Musumeci, ovvero l’assenza di una ricognizione preventiva dei numeri relativi al sistema di accoglienza per i migranti. “Ci vogliono i numeri che asseverino come stanno le cose, quanti spazi sono stati autorizzati e quanti sono i migranti che realmente vengono ospitati”. Secondo De Luca, infatti, una parte significativa delle strutture siciliana destinate a questo scopo sarebbe abusiva, ad esempio a causa dell’assenza del corretto “titolo edilizio”, situazione da cui deriverebbe l’impossibilità formale di ospitare il numero di migranti attualmente presente sull’isola.

È questo lo spazio su cui si deve intervenire per due motivi. Il primo è una questione di umanità verso queste persone (i migranti, ndr), perché se nelle strutture metto tre o quattro volte il numero di persone che possono ospitare le sto trattando da carne da macello. Carne da macello di Stato, perché è lo Stato che le gestisce tramite il Ministero degli interni e le Prefetture”.

Consentire che ciò accada è commettere un reato – aggiunge Cateno De Luca –. Ministro Lamorgese, questo è il primo reato che lei ha commesso: state usando abusivamente le strutture in Sicilia. Questo è il mio consiglio al Presidente Musumeci, faccia questo accertamento se vuole emettere un’ordinanza che ha un senso e che focalizza, come abbiamo fatto noi a Messina, su un punto ben preciso.
Il secondo elemento è la fase di pandemia che stiamo vivendo. Chi può autorizzare gli assembramenti dentro queste strutture. Sono strutture dentro cui la legge non si applica signor Ministro degli Interni?
”.

Per De Luca dunque la soluzione della vicenda sta nelle quote assegnate alle regioni relativamente al numero di migranti che dev’essere ospitato da ciascuna di esse: “Se io devo accogliere 5 mila migranti non vedo perché consentire che ne sbarchino 10 mila, quando smisto quelli che ho entrano gli altri. Questa è la ovvia revisione delle politiche sui migranti che io, umile sindaco di provincia, chiedo. Che si rispettino le regole che sono già state date a questo sistema”.