Reggio Calabria, la civiltà dei “lordazzi” che in realtà sono eroi e gli orrori di un Sindaco che chiede voti senza vergogna

Reggio Calabria, emergenza rifiuti sempre più grave in città: quartieri abbandonati senza porta a porta da oltre un mese, e il Sindaco cerca voti per la rielezioni

Il Sindaco li chiama “lordazzi”. In realtà sono eroi. A Reggio Calabria duecentomila anime sono costrette a lottare ogni giorno con la spazzatura. A differenza di tutti gli altri cittadini di tutte le altre città d’Italia e d’Europa, sognano come un miraggio la libertà di poter andare a gettare l’immondizia prodotta in casa negli appositi cassonetti quando più gli sta comodo, in base ai propri impegni e alle proprie esigenze, in qualsiasi orario di qualsiasi giorno. A Reggio invece no, devono affannarsi a conoscere il calendario di una differenziata porta a porta che questo Sindaco ha imposto alla città senza alcun confronto e senza alcun riferimento nazionale e internazionale: Reggio Calabria è l’unica grande città che adotta questo metodo vetusto, funzionale soltanto per i piccoli borghi che hanno una conformazione urbanistica fatta di piccole abitazioni mono o bifamiliari e da un tessuto sociale meno dinamico rispetto a quello di una grande città.

Che il sistema del porta a porta non potesse funzionare lo scriviamo su StrettoWeb dal 2015, a grandi lettere. E i fatti – purtroppo – ci hanno dato ragione, a prescindere dai maldestri tentativi del primo cittadino di scaricare le responsabilità dell’emergenza sulla nuova amministrazione Regionale insediata da pochi mesi, soltanto perchè di colore politico a lui avversa, mentre Reggio è in emergenza rifiuti da ormai tre lunghi anni.

Il grande paradosso è che nelle frazioni collinari come Mosorrofa e Terreti, ci sono ancora i cassonetti stradali. Esattamente l’opposto di ciò che bisognava fare: era lì e soltanto lì, nelle piccole frazioni periferiche, che il porta a porta avrebbe potuto funzionare. Mentre in città, nelle aree più densamente popolate e composte da condomini con decine e decine – se non centinaia – di appartamenti, bisognava semplicemente programmare la differenziazione nei cassonetti. Come d’altronde c’era prima, già 15 anni fa. E con discreti risultati. E come funziona ovunque: a Milano, a Firenze, a Roma, a Verona, a Torino, a Genova, a Bologna, a Perugia, a Cagliari ma anche a Parigi, a Madrid, a Berlino, a Vienna, a Zagabria, a Praga, a Varsavia.

emergenza rifiuti reggio calabriaIn questo contesto, la gente è duramente provata dall’emergenza: ogni giorno è una lotta contro il tempo per sentire il rumore del furgoncino che dovrebbe passare a ritirare i rifiuti. Ma ormai sono più i giorni in cui non passa rispetto a quelli in cui arriva. In alcune zone della città è da oltre un mese che non se ne vede neanche l’ombra. E i rifiuti si accumulano in casa, chi può li mette sul balcone, qualcuno li conserva in ripostiglio, altri nei bagni. I veri eroi sono quelli che da Reggio si caricano tutti i sacchi fetenti in macchina e percorrono chilometri verso le colline alla ricerca di qualche cassonetto, per evitare di doverla abbandonare in mezzo alla strada. E c’è persino chi li critica: non solo vanno a cercare un cassonetto per il corretto smaltimento, devono essere anche contestati? Cosa dovrebbero fare con la munnezza che nessuno raccoglie perchè il servizio pubblico non funziona nonostante le tasse più alte d’Italia? 

In un contesto così disagiato, c’è un Sindaco che definisce i propri cittadini “lordazzi” per dargli la colpa dell’emergenza. Per Falcomatà non c’è alcun problema nel servizio di raccolta comunale, è soltanto colpa un po’ della Regione (ma solo da quando c’è la Santelli, cioè da pochi mesi) e un po’ dei cittadini porcherosi. Lui è immune da ogni responsabilità, anche quando tutto dipende solo ed esclusivamente da lui come in questo caso. E se in una città normale il Sindaco uscente artefice di questi disastri anzichè ricandidarsi avrebbe avuto imbarazzo e vergogna anche solo ad uscire di casa, qui c’è anche qualcuno che si impegna per chiedere voti e sostenerne la ri-elezione. E quindi prolungare per altri cinque anni questo schifo. Saranno forse gli elettori di Falcomatà i veri, unici e autentici lordazzi della città? Non si può definire altrimenti chi non si ribella a vivere in una città-discarica. Non si può definire altrimenti chi accetta questo stato di cose addirittura auspicando che prosegua ancora a lungo. Perchè dopo sei anni di esperienza, oggi lo sanno anche i muri: votare di nuovo Falcomatà significa avere altri 5 anni di questi disastri. E se davvero la città vuole questo, quantomeno che nessuno si azzardi poi a lamentarsi.