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Reggio Calabria: intitolata una strada a Giuseppe Cimato, patriota del Risorgimento Italiano

Reggio Calabria: intitolata una strada a Giuseppe Cimato, patriota del Risorgimento Italiano. La cerimonia si è svolta ieri sera all’incrocio del lungomare di Gallico Marina con la strada della Fiumara Gallico

“Un sentito ringraziamento alla Giunta comunale, presieduta dal sindaco, avvocato Giuseppe Falcomatà che su proposta della commissione toponomastica, ha deciso di dedicare questa strada a Giuseppe Cimato, patriota del Risorgimento Italiano. La cerimonia si è svolta ieri sera alle h 19.00 all’incrocio del lungomare di Gallico Marina con la strada della Fiumara Gallico“. E’ quanto scrive in una nota Domenico Mazzù.E’ una via, aperta da pochi anni –prosegue– ai margini di una zona che nel passato fu molto importante per la comunità di Gallico Marina, poco lontano da qui, infatti, sorgeva la “Torre di Gallico”, struttura costruita alla fine del ‘500 per contrastare le incursioni rovinose dei pirati turchi e barbareschi. In corrispondenza della torre, a fine ‘600, fu consentita l’apertura di uno scalo commerciale voluta dal Principe di Roccella, feudatario di questo territorio. Vicino al detto scalo, i marinai e vari benefattori, nel 1766 costruirono la prima Chiesa dedicata alla Madonna di Porto Salvo. Giuseppe Cimato nacque a Gallico Marina il 14 dicembre 1812 dal capitano marittimo e armatore, Paolo e da Maria Crupi, nel fiorente e vivace borgo marinaro di Gallico, nel quale visse fino all’età di ventidue anni, maturò certamente gli ideali di libertà per i quali lotto’ per tutta la vita con grande convinzione. Affiliato alla Giovine Italia e animato da sentimenti liberali, per sfuggire alle persecuzioni della polizia borbonica, si trasferì a Siderno dove si unì in matrimonio con Concetta Romeo, degna compagna della sua vita. Animatore delle congiure contro il Borbone seppe affrontare con temerarietà i più gravi pericoli in particolare per le corrispondenze con i compagni in esilio a Malta, Cipro, Grecia, Costantinopoli e sulle coste del Mare Adriatico che egli mantenne mediante viaggi effettuati con i propri bastimenti a vela”.

“Arrestato e compromesso –aggiunge– dopo la rivolta del Distretto di Gerace del 1847, assieme a Michele Bello, Pietro Mazzoni, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori, Rocco Verduci, i cinque martiri di Gerace, fu sottoposto, nel carcere di Gerace a continue torture. Condannato anche lui a morte non si piegò, rifiutando di chiedere la grazia. Ferdinando II di Borbone che temeva una rivolta popolare per la fucilazione avvenuta alcuni giorni prima, di Michele Bello e dei suoi compagni, nel 1848, concesse una generale amnistia che evitò, a G. Cimato, la pena capitale. Nel 1860 mandò i figli Paolo di ventuno anni e Natale di diciotto anni, incontro a Garibaldi che con i suoi Mille garibaldini era sbarcato a Melito, i due fratelli si distinsero nella presa del castello di Reggio dove si erano asserragliati i soldati borbonici, Garibaldi nominò Paolo Cimato in Aspromonte suo ufficiale. A Giovanni Nicotera, Ministro dell’Interno che gli voleva concedere un assegno vitalizio per le benemerenze riconosciute, Giuseppe Cimato, divenuto ormai paralitico, fece rispondere che: “ ..nessun compenso è dovuto ad un cittadino, seppur vecchio ed invalido che ha offerto la vita sua e dei suoi figli per l’unità della Patria diletta”. Morì nella sua casa di Siderno Marina il 9 agosto 1897, dove unitamente ai cinque martiri di Gerace e a tanti altri compagni cospirò contro il Borbone. Giuseppe Cimato ha affermato il suo ideale di libertà con coraggio, passione e al prezzo di grandi sacrifici, egli rimane vicino a quanti, ancora, nella nostra città, in questo nostro quartiere, divenuto una periferia anonima e senza identità, combatte con lo stesso coraggio talvolta contro gli stessi nemici di allora. Il murales che abbellisce questa parte estremamente degradata del nostro quartiere, è stato, dipinto un anno fa’ dal giovane artista Massimiliano Marchese, originario di Cosenza ma residente da vari anni a Bologna. Il volto di G. Cimato, tratto da una sua foto, ha lo sguardo triste ma fiero e occupa la parte centrale del murales, il bastimento rappresentato a destra allude alla sua professione di commerciante e capitano marittimo, la bussola che gli è appartenuta, dipinta a sinistra, ricorda i suoi viaggi e la frequentazione di vari porti del Mediterraneo, dove incontrava e manteneva rapporti con i numerosi esuli e dissidenti dello stato borbonico. I gabbiani in volo esprimono il suo ideale di libertà”, conclude.