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Reggio Calabria, la riflessione di Luigi Tuccio in vista delle elezioni: “la Lega ha un atteggiamento di colonizzazione nei confronti della nostra città”

luigi tuccio

Reggio Calabria, la riflessione di Luigi Tuccio in vista delle elezioni: “la Lega ha un atteggiamento di colonizzazione nei confronti della nostra città. L’indicazione del candidato sindaco manifesta tutta la propria inconsistenza”

“Quando la cultura della coalizione partitica si traduce in atteggiamenti da retrobottega di sezione periferica, allora si verifica che l’indicazione del candidato sindaco, espresso dalla Lega, partito di maggioranza relativa, manifesti da un lato tutta la propria inconsistenza e dall’altro evidenzi il conclamato atteggiamento di colonizzazione lombarda in danno della nostra città. Ammantare di regginitá un buon burocrate melitese – le cui doti umane e professionali non sono in discussione, foss’altro perché sconosciute a chi scrive (ed a molti concittadini, a quanto pare) – per decisione meneghina, significa mancare di rispetto a quella parte di comunità reggina, ossia la stragrande maggioranza, che ha deciso di rimanere in città e tentare di spendersi per ottenerne rilancio socio culturale ed economico”, è quanto afferma in una nota Luigi Tuccio. “Illustri concittadini – prosegue Tuccio- hanno deciso perseverare, senza preferire la comoda strada della carriera settentrionale, confrontandosi con pregiudizi, dolori, contraddizioni, paradossi e sacrifici che quotidianamente questa dannata e meravigliosa terra richiede a chi la vive incondizionatamente. Siamo di fronte alla evidente crisi dei partiti – le cui decisioni sono unicamente funzionali alle sorti dei propri dirigenti – che non ha mai raggiunto livelli tanto infimi da destra a sinistra, passando per il centro. Squalificante è l’atteggiamento di Forza Italia, il cui rappresentante parlamentare, sedicente reggino, proveniente dalle vallate aspromontane e pluriportatore di consenso pianigioiese, decide di abbandonare la coalizione di partito per opportunisticamente cavalcare la candidatura di un illustre concittadino, stimato professionista ed ottimo imprenditore che ha già, autonomamente, dimostrato lungimiranti doti umane ed amministrative, il cui evidente ed attuale sponsor politico potrebbe, tuttavia, portare soltanto inutile e dannosa zavorra. Politicamente illuminata appare la candidata Marcianó che avuto l’intelligenza di rifiutare etichette partitiche e paternità politiche, rivolgendosi direttamente alla comunità civica seppur provenendo da un ruolo dirigenziale nazionale piddino e che pur tuttavia ha ottenuto l’endorsement di un importante partito, portatore di ideologie di destra radicale. Dovrà avere la forza di dimostrare tutta la propria indipendenza, in sede di prevedibile ballottaggio”.

“Non pervenuti –aggiunge Tuccio–  i fratellini italiani che dopo le figuracce inanellate negli ultimi mesi, restano in balia delle iniziative di coalizione, nella totale indifferenza dei dirigenti nazionali che prudentemente restano appollaiati su scranni anni luce lontani dalla nostra città… Non si hanno, invece, notizie del PD il cui simbolo non si è neppure palesato tra quelli a sostegno dell’uscente Falcomatà – sindaco per strappo democratico- che ripropone, coraggiosamente, la propria candidatura nel silenzio totale dell’istituzione prefettizia, le cui iniziative di accesso e controllo ha ritenuto rivolgere in passato soltanto alla giunta di centrodestra, svanite al vento una volta raggiunto l’evidente obbiettivo politico. Dispiace il ritiro dell’eroico Vacalebre, immarcescibile romantico, che dignitosamente ha ammainato la bandiera dell’orgoglio politico. Singolare è, infine, la candidatura svizzera per la quale anche il semplice idioma suona di incompatibilità con la tradizione mediterranea, alla quale inequivocabilmente i futuri amministratori dovranno rivolgersi per tentare l’innegabile rivoluzione neo umanesima, di cui la città ha necessitato bisogno, per la riconquista di dialogo civile e democrazia partecipata, ormai del tutto offuscati da dilaganti e rumorose ingiustizie sociali che hanno gettato la città nella asocialità e nello sconforto”, conclude Tuccio.