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Reggio Calabria, la Cisl sui buoni pasti dei dipendenti della Città Metropolitana: “sei mesi di inefficienza del management”

Reggio Calabria, la Cisl: “ancora una volta non possiamo esimerci dal rilevare come l’attuale contesto delle relazioni sindacali ed il rispetto di tutto il personale, sia attraversato da un profondo degrado alla Città Metropolitana”

Ancora una volta non possiamo esimerci dal rilevare come l’attuale contesto delle relazioni sindacali ed il rispetto di tutto il personale, sia attraversato da un profondo degrado alla Città Metropolitana. Dopo sei mesi di inefficienza del management, ritornando alla materia dei buoni pasto, la Direzione sfruttando un ordinanza di luglio della Cassazione, con una semplice comunicazione, lo stesso Direttore Generale nonché Segretario Generale della Città Metropolitana, dichiara che “ Alla luce anche dell’intervento della Cassazione, l’incertezza interpretativa sul punto può dirsi definita”. Il punto era proprio quello: quando la politica esordisce sulla stampa revocando sic et simpliciter l’assegnazione dei buoni pasto ai lavoratori disattende le indicazioni del Governo a discapito dei lavoratori, D.L. 18/2020, in cui il lavoro agile sperimentale si tramutava in modalità lavorativa ordinaria a regime, imposto dalla situazione straordinaria di emergenza sanitaria. Questa superficialità di gestione di un Ente come la Città Metropolitana ci lascia preoccupati, dal solo fatto che i procedimenti amministrativi non vengono conclusi nei termini previsti dalla norma”. E’ quanto scrivono in una nota Adolfo Romeo, delegato ai rapporti con la Città Metropolitana, Felice Foti, segretario S.A.S., Vincenzo Sera, segretario Generale Cisl.

Preoccupati anche perché –prosegue la nota- se per la Cassazione è insindacabile la scelta unilaterale del datore di lavoro di non erogare i buoni pasto (trattasi di azienda privata), aspettare sei mesi per avere una risposta in un periodo così emergenziale è veramente scandaloso per poi, non dare risposte ai tanti lavoratori della Città Metropolitana. Si cita anche nella comunicazione, la sentenza del tribunale di Venezia dalla quale sembrerebbe trarsi un principio generale che considera il buono pasto non compatibile con lo smart working. E’ giusto ricordare che durante l’emergenza, il lavoro agile non ha avuto le caratteristiche proprie riconducibili alla legge 81/2017 che lo definisce come modalità organizzata, per fasi, cicli e obiettivi e senza vincoli di orario o di luogo. Durante l’emergenza i dipendenti pur lavorando da remoto, non hanno potuto scegliere il luogo della prestazione e neppure conciliare tempi di vita e lavoro. Non è venuta dunque meno, la continuità della prestazione lavorativa che si è svolta durante ed per alcuni casi oltre l’orario di servizio per il tempo necessario della maturazione del buono pasto. Va evidenziato che la disciplina del rapporto di lavoro resta regolata dalle relazioni sindacali, specie nel caso in cui la prestazione svolta non è quella prevista dalla legge sullo smart working, ma un lavoro effettuato da remoto, pertanto esiste un vuoto contrattuale che sicuramente deve essere colmato e non ignorato come avviene in Città Metropolitana. In sostanza oltre a sottrarsi ad ogni tipo di confronto, si utilizza l’ordinanza n. 16135 del 28 luglio 2020 la Cassazione, per non decidere ancora una volta, a danno di tutti i lavoratori”.

“Alla semplice comunicazione –aggiunge la nota-  viene allegato anche uno stralcio di parere ARAN, che a nostro avviso era ben conosciuto, come sono anche ben specificate le motivazioni della decisione unilaterali a cui si riferisce, pertanto vorremmo sapere quali siano le vere motivazioni, perché così come citato nel parere in merito ai buoni pasto “la decisione è rimessa alla esclusiva competenza dell’ente in base alle proprie disponibilità di bilancio e quindi ha un presupposto di natura finanziaria”, a fronte di queste motivazioni nel parere Aran, nasce l’ulteriore preoccupazione di un eventuale crisi finanziaria della Città Metropolitana. Per la CISL FP che la strada fosse in salita era chiaro, diverse sono state le battaglie e tanti sono gli esempi che certificano la ripida salita: i trasferimenti dei dirigenti sindacali, l’attuazione della Macrostruttura, nonché i tempi e le modalità con cui è stata presentata, gli spostamenti di dubbio interesse generale relativi ad interi settori da uno stabile all’altro (protocollo centrale, U.R.P. ecc), la mancata rotazione di dirigenti e funzionari, la questione delle PO e l’indubbia assegnazione; ed ancora, il mancato riconoscimento delle 270 mila euro a tutti i lavoratori con l’erogazione della produttività/performance 2019 di cui tuttora si rimane in attesa, l’assoluta omissione di risposta sui piani di razionalizzazione della spesa, l’uso dello straordinario, per non parlare della mobilità dove addirittura diversi lavoratori dello stesso ente, risultano essere vincitori dei bandi di mobilità alla Città Metropolitana, l’autonomia che ci siamo conquistati ci renderà ancora più liberi in tutte le battaglie che affronteremo liberi da ogni ipoteca”.

“Per tutto questo l’Ente -sottolinea la nota- crede di aver risposto nei giusti modi, mentre la politica continua spedita secondo le indicazioni impartite nella totale mancanza di rispetto dei lavoratori, il tutto in campagna elettorale. Tante sono state le richieste di incontro come di informativa riguardo sopratutto la delicata materia della sicurezza dei luoghi di lavoro. T.U. 81/08. Ad oggi i dipendenti rientrati per svolgere il lavoro “in presenza” al fine di garantire le turnazioni previste si sono ritrovati senza acqua, impossibilitati all’utilizzo dei sanitari privi della necessaria igiene e pulizia, dotati di condizionatori mal funzionanti ed in alcune sedi addirittura del tutto assenti o mai installati. Quale valutazione sarà data a quei dirigenti e incaricati di P.O. che ancora non hanno provveduto a rendere vivibile e conformi gli ambienti, secondo quanto previsto dal T.U. 81/08, della Città Metropolitana? Si ritiene opportuno prima del rientro dalle ferie procedere a nuova sanificazione dei locali, settori, servizi ed uffici, compresi U.A.T., Uffici Polifunzionali di Palmi e Locri e Centri di Formazione professionale, strutture assimilabili alle scuole di Stato per organizzazione, aule ed allievi, ci auguriamo che la Città Metropolitana fornirà tutti i dispositivi di sicurezza per la riapertura delle attività didattiche e formative a protezione degli allievi e del personale impegnato. Ad oggi, nonostante le numerose sollecitazioni, la Città Metropolitana non ha condiviso un protocollo per il rientro in sicurezza per i lavoratori e per l’utenza”, concludono.