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Reggio Calabria, Falcomatà critica le modalità di protesta dei dipendenti Avr. La risposta dei sindacati: “se ci sono i facinorosi, che si cerchino altrove”

proteste avr Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Le organizzazioni sindacali rispondono al Sindaco Falcomatà: “si ricordi che i dipendenti Avr, durante il periodo del lockdown, hanno lavorato in condizioni pessime e con carenza di dispositivi di protezione individuale. Sarebbero loro i facinorosi?”

“Le OO.SS. non possono che contestare le dichiarazioni del primo cittadino Giuseppe Falcomatà nel dichiarare che “le organizzazioni sindacali sono ostaggio di alcuni lavoratori facinorosi”. Adesso dobbiamo raccontarla tutta: ricordiamo le parole del sindaco che elogia i lavoratori dell’Hitachi, (giustamente!) per il loro straordinario lavoro che svolgono costruendo dei meravigliosi treni che permettono a migliaia di persone di spostarsi per lavoro e vacanze, dichiarando che gli stessi dovrebbero essere retribuiti maggiormente in risposta a quanto affermato dal sindaco Sala. Tuttavia, riguardo ai lavoratori di AVR, la misura sembra essere differente se consideriamo le ultime dichiarazioni del primo cittadino”. Inizia così il comunicato stampa congiunto di OO.SS. FP Cigl, FIT Cisl, Uil Trasporti, Fiadel, per commentare le frasi pronunciate dal Sindaco Giuseppe Falcomatà in merito alle proteste dei dipendenti Avr. Il primo cittadino di Reggio Calabria infatti non ha digerito le proteste che si sono tenute in Piazza Italia: “inspiegabile che lo sciopero sia avvenuto davanti a Palazzo San Giorgio e non a Campo Calabro davanti alla sede di Avr. Non mi meraviglierei che qualcuno di questi manifestanti ce lo ritrovassimo candidato alle prossime elezioni comunali”.

Di seguito la continuazione del comunicato dei sindacati: “Non è corretto adeguarsi in un contesto marcio dove le amministrazioni arrancano ed i privati la fanno da padrone, ponendo ad un livello inferiore i lavoratori, ledendo qualsivoglia diritto e le loro dignità. Non intendiamo essere portati come “Cristo al sinedrio”, apparendo alle orecchie ed agli occhi di tutta la popolazione come delle persone incoscienti: se oggi la città di Reggio Calabria verte in uno stato di indecenza e degrado non è per causa di queste lavoratrici e di questi lavoratori ma la colpa è da ricercare altrove. Si deve ricordare che questi lavoratori, durante il periodo di lockdown, hanno prestato la propria attività lavorativa in condizioni pessime, con carenza di dispositivi di protezione individuale, con solo due mascherine usa e getta da utilizzare per tutto il periodo della quarantena, fornite in ritardo e dopo numerose richieste, mettendo così a rischio la propria salute e quella dei propri cari: sarebbero loro i facinorosi?! Non dimentichiamo che alcuni lavoratori sono stati licenziati solamente per aver richiesto a voce alta altre mascherine, però di questo non se ne parla, queste circostanze vengono messe da parte. Non è normale che in una terra come la nostra, massacrata dal poco lavoro ci si possa adeguare alle società che non rispettano quanto sancito dalla costituzione italiana all’ art. 36 “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” e per questi lavoratori è da circa un anno che si cerca di trovare stabilità. Sempre per non dimenticare queste è stata la cadenza con cui hanno avuto le retribuzioni: mensilità di Novembre corrisposta  a partire dal 5.2.2020, mensilità tredicesima corrisposta a partire dal 26.02.2020 che per contratto doveva essere retribuita il 20.12.2019, mensilità di dicembre corrisposta a partire dal 26.03.2020, mensilità di gennaio corrisposta a partire dal 29.04.2020, mensilità di febbraio corrisposta a partire dal 2.06.2020, mensilità di marzo corrisposta l’1.07.2020, mensilità di aprile corrisposta il 10.07.2020 e nel frattempo in tutte le famiglie i debiti si sono triplicati. A tutto questo si deve aggiungere che da oltre un anno non vengono pagati i buoni pasto; le cessioni del quinto vengono trattenute in busta paga e non corrisposte alle finanziarie e per questi motivi molti lavoratori si trovano iscritti al CRIF; il TFR è trattenuto in busta paga ma non viene versato ai fondi complementari da oltre due anni e che il contributo al fondo FASDA (fondo integrativo assistenza sanitaria previsto dal CCNL) non è corrisposto: ribadiamo, sono loro i facinorosi?
Concludiamo dicendo che sono i lavoratori semmai ad essere in ostaggio di questa amministrazione e di queste aziende che vogliono mettere a tacere le loro richieste, condannandoli in un circolo vizioso dal quale non gli permettono di uscire né di trovare giustizia. Questo è spesso il loro comportamento nel nostro territorio. Se il contesto a cui il Primo cittadino faceva riferimento è questo, le OO.SS. non sono intenzionate a sottostare”.