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Reggina, Toscano a tutto campo: Denis, Menez, Mastour, il futuro e la Serie A mancata

toscano reggina Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

L’allenatore della Reggina, Mimmo Toscano, ha affrontato tanti temi nel corso di un’intervista a TMW Radio: le sue parole

Il tecnico della Reggina Mimmo Toscano è stato ospite di TMW Radio, durante la trasmissione Stadio Aperto. Tanti gli argomenti affrontati, eccoli di seguito.

“La soddisfazione è tanta, ed è diversa da quella avuta da calciatore a Reggio Calabria o da tecnico in altri contesti. Sapevo che quest’annata mi avrebbe regalato emozioni, non credevo così tante. Le difficoltà ci sono state, soprattutto perché sono reggino, e dovevo staccare questa cosa dall’essere l’allenatore della Reggina, un professionista. Abbiamo raggiunto questo obiettivo straordinario, in cui speravamo anche se nessuno pensava ad una cavalcata così vincente e straordinaria. Con dieci partite alla fine tutto sarebbe stato possibile, ma per quanto abbiamo dimostrato in un girone dal livello alto, siamo riusciti ad andare oltre le previsioni inanellando numeri straordinari. La fortuna nostra è stata quella di essere uniti e compatti negli intenti dall’inizio alla fine: il gruppo ha cultura del lavoro e una voglia incredibile di dimostrare il proprio valore”.

Lei ha cinque promozioni da tecnico. Perché non ha avuto occasioni in Serie A?
“Come per i calciatori, ci sono allenatori che hanno bisogno di qualche step in più per arrivare pronti a certi livelli. Io forse sono stato fortunato a lavorare in contesti adatti per costruire la chimica giusta, che porta alle vittorie. Senza quella, anche con organici validi, si fa fatica a vincere. Fortuna o bravura non lo so, ma l’alchimia è stata creata”.

Lei cita spesso una frase di Vialli sulla vita come 90% della capacità di reagire a ciò che succede.
“Mi ha colpito perché fotografa la nostra vita: la differenza la fa come reagisci alle cose, sia quelle positive che quelle negative. Questo vale anche nel calcio, in cui vivi i valori della vita quotidiana con chi ti circonda. Devo ringraziare anche il presidente per avermi scelto, altrimenti non avrei vissuto certe emozioni. Questo gruppo di ragazzi lo ricorderò per tutta la vita, c’è un aspetto che va al di là dello sport: volevo dedicare la vittoria a una persona a me cara, e mi hanno consentito di realizzare il sogno”.

Come fate a programmare la prossima stagione?
“Con il ds Taibi c’è un rapporto straordinario, ci sentiamo più volte al giorno per analizzare questa situazione che dà vantaggi nel potersi già guardare intorno e pensare a costruire la squadra, ma anche svantaggi nello stare fermi 5 mesi e nelle difficoltà di organizzare il ritiro. Tutti giocano, solo noi, Monza e Vicenza invece siamo alle prese con questa situazione. Dovremo fare valutazioni a 360 gradi cercando di sbagliare meno possibile, così da essere pronti ai nastri di partenza del prossimo campionato”.

Il vostro centravanti German Denis l’anno prossimo compirà 39 anni. Quanti gol può fare in B?
“Per certi calciatori l’età conta nella testa, non sulla carta d’identità. Altrimenti non ti spiegheresti i vari Ibrahimovic e Buffon… German ha ancora tanta voglia di allenarsi e trasmettere l’esperienza, provare ad insegnare qualcosa ai più giovani e curarsi. Quando hai una testa così, puoi giocare finché il fisico regge, e lui può dare ancora il suo contributo, come ha fatto in questa stagione”.

Un discorso quasi inverso si potrebbe fare per Mastour…
“Deve scrollarsi di dosso quello che si diceva su di lui e provare a fare il suo percorso. Ho trovato un ragazzo che si è messo a disposizione del gruppo allenandosi seriamente per migliorare. Ha avuto bisogno di trovare la condizione perché è arrivato tardi, inserendosi in una squadra forte: il poco spazio è merito degli altri, non demerito suo. Le qualità tecniche che ha sono importanti, deve capire come metterle al servizio di un contesto di squadra e può essere un valore aggiunto. Per la Reggina”.

Vi siete sentiti con Brocchi e Di Carlo, tecnici di Monza e Vicenza?
“Sì, pensavamo ad un triangolare prima del ritiro, anche se per logistica e protocolli non so quanto sia attuabile”.

Qual è secondo lei la più probabile finale playoff?
“Di solito i playoff sono imprevedibili, quest’anno ancora di più: le incognite e le variabili ancora di più. Da ex ternano dico che in Monopoli-Ternana ci sono pro e contro: i primi rientrano dopo mesi, i secondi hanno già giocato due partite… La Serie B la otterrà chi la vorrà di più, a prescindere da com’era la classifica finale”.

Come l’ha trovato Menez? Come inserirlo al meglio in B?
“Vale lo stesso discorso di Denis. Il punto interrogativo è lo stesso: quali motivazioni e quali voglia lo spingono in un contesto come Reggio Calabria? Io l’ho trovato molto motivato, cosciente ed autocritico per quello che ha fatto negli ultimi anni. Ha tanta voglia di riaccendersi ed entusiasmare la piazza. Gli ho detto che qui ci sono le condizioni giuste, c’è un calore che in Serie B possono regalare in pochi. Ora sta a lui voler fortemente tutto ciò”.

Può resistere il format della Serie C a sessanta squadre?
“Già è difficile per me fare l’allenatore, figuriamoci il dirigente federale (ride, ndr). Una cosa però la dico: la terribile pandemia può essere occasione di dare migliore continuità ad un movimento che in Italia ha il suo peso. Se i dirigenti colgono l’opportunità di riformare nel modo giusto, si può dare un futuro migliore al nostro calcio”.

Tra i giocatori che oggi giocano in A e che ha allenato, i vari Djimsiti, Pisacane, Faragò e Rispoli, ce n’è uno di cui è particolarmente orgoglioso?
“Con tutti i ragazzi che ho allenato ho avuto un rapporto particolare, io vivo di emozioni e quando non riesco ad instaurarli i risultati non arrivano. Quello con cui sono maggiormente legato è Fabio Pisacane, c’è qualcosa oltre ad un semplice rapporto professionale, siamo legati fortemente e sono orgoglioso che ancora oggi stia facendo benissimo in Serie A e sia un punto fermo del Cagliari”.

C’è l’esempio di Sarri, per spiegare chi arriva tardi sul palcoscenico.
“Anche lui ha avuto bisogno di fare i vari step. C’è chi riesce ad arrivare all’apice della carriera subito, chi invece deve fare la gavetta. Io sono uno di questi, e credo di averne fatta abbastanza, ma se ne serve ancora la farò”.