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‘Ndrangheta, è una giornata storica: maxi blitz tra Svizzera e Calabria, 75 arrestati e 158 indagati. I primi NOMI, le INTERCETTAZIONI e il VIDEO

‘Ndrangheta, maxi operazione questa mattina tra Calabria e Svizzera: 75 arresti e 158 persone indagate

Alle prime ore di oggi 21 luglio 2020, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro e il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Roma, diretti e coordinati dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione al Fermo di Indiziato di delitti emesso dalla Procura della Repubblica nei confronti di 74 indagati per i delitti di associazione di tipo ‘ndranghetistico, associazione finalizzata alla produzione,  al traffico di sostanze stupefacenti e altri numerosi delitti, e hanno dato esecuzione, altresì, a numerose perquisizioni.

L’attività, in una indagine che coinvolge complessivamente 158 soggetti, interviene in concomitanza con una analoga attività svolta in Svizzera, con l’esecuzione di arresti e perquisizioni da parte dell’Autorità Elvetica, la cui collaborazione è stata preziosissima.

Si tratta di una azione che vede impegnate le Autorità Giudiziarie e Forze di Polizia dei due Paesi, nel quadro di un’organica ricostruzione di molteplici attività delittuose poste in essere, sul territorio nazionale e all’estero, da diversi esponenti dell’organizzazione criminale che fa capo alla cosca Anello-Fruci, radicata in Filadelfia e comuni limitrofi, operante nel territorio che collega Lamezia Terme alla provincia di Vibo Valentia, che controlla ‘ndranghetisticamente i comuni ricadenti in tale area, e che presenta le sue proiezioni in Europa.

A carico degli indagati destinatari del fermo, sono stati ipotizzati, a vario titolo, gravi delitti, fra i quali, associazione mafiosa, associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, turbative d’asta, corruzione, fittizia intestazione di beni, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione e traffico di armi, danneggiamenti, traffico di moneta falsa, traffico di influenze illecite, truffe ai danni dell’I.N.A.I.L., reati ambientali, tutte le condotte contestate con l’aggravante della modalità e/o finalità mafiosa.

L’esecuzione odierna scaturisce da una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore della Repubblica Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto Dott. Vincenzo Capomolla e dal Sost. Procuratore Dott. Antonio De Bernardo, e dalla Procura della Confederazione Elvetica, e ha visto impegnati oltre 720 finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, con il supporto degli altri Comandi Provinciali della Guardia di Finanza della Calabria e del Servizio Aeronavale del Corpo, oltre ad appartenenti alla Polizia Federale Svizzera.

L’indagine, impegnativa e prolungata nel tempo, è stata svolta nell’ambito di una Squadra Investigativa Comune (Joint Investigation Team) costituita a L’Aia (NL), presso Eurojust tra Magistratura e Forze di Polizia di Italia e Svizzera, cui hanno aderito, per l’Italia, la Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro e il Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Roma; per la Svizzera, la Procura della Confederazione Elvetica – Divisione Protezione dello Stato, Terrorismo, Organizzazioni criminali di Berna e la Polizia Federale Svizzera.

Vi è stata una costante e proficua collaborazione tra gli organismi dei due paesi con lo scambio dei risultati investigativi, particolarmente incisivi, anche di natura tecnica.

La costituzione della S.I.C. (J.I.T.) si è rivelato uno strumento di cooperazione internazionale importantissimo nella gestione delle indagini e nella condivisione del patrimonio informativo e probatorio, acquisito nel corso delle attività svolte nei diversi Paesi, e sotto questo profilo l’attività di coordinamento internazionale svolta dal Desk Italiano presso Eurojust è stata preziosissima.

È stato, inoltre, eseguito il sequestrato preventivo d’urgenza disposto dal P.M. di beni immobili, aziende, società, beni mobili registrati, rapporti bancari, riconducibili ai principali indagati, per un valore stimato in oltre 169 milioni di euro.

Le indagini condotte dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. di Catanzaro e dallo S.C.I.C.O. di Roma, prodromiche all’emanazione del provvedimento di sequestro, hanno consentito di ricostruire in capo agli indagati un notevole complesso patrimoniale ubicato perlopiù in Calabria, costituito da 124 terreni, 116 fabbricati, 26 società, 19 ditte individuali, 84 automezzi, 2 moto e diversi rapporti bancari e finanziari, detenuto sia direttamente che attraverso prestanome, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle capacità economico-reddituali dei rispettivi titolari. A tal riguardo, è stato particolarmente utile anche lo sviluppo delle segnalazioni per operazioni sospette, analizzate dagli investigatori delle Fiamme gialle, riguardanti diversi indagati, alcuni dei quali tra i più stretti collaboratori del capo cosca.

Tra i beni sequestrati anche tre noti villaggi turistici, tra i più grandi della Calabria, ubicati nelle zone di Parghelia (VV), Pizzo Calabro (VV) e Curinga (CZ), per i quali si è ipotizzata la messa a disposizione della cosca ANELLO-FRUCI al fine di consentire alla stessa il conseguimento del proprio programma criminoso.

Le indagini, che hanno beneficiato, oltre che dei riscontri di numerosissime attività di intercettazione telefonica ed ambientale, di puntuali dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (sono state utilizzate le dichiarazioni di ben 29 collaboratori di giustizia), hanno consentito di delineare i profili della cosca quale organismo in grado di muoversi agevolmente entro, ma anche ben oltre, il proprio territorio di competenza e dotato di un esteso patrimonio materiale ed umano che gli ha permesso di essere presente sui contesti più diversificati, così come di interloquire con le altre cosche, sia territorialmente prossime che più distanti.

Si tratta di una organizzazione criminale, al vertice della quale si pone ANELLO Rocco, non attinto dall’odierno provvedimento di fermo in quanto già detenuto in carcere, così come altri sodali.

L’operatività del sodalizio, in passato, con a capo lo stesso Rocco ANELLO affiancato dal fratello Tommaso ANELLO, da Giuseppe FRUCI e da Vincenzino FRUCI, è stata giudiziariamente accertata con la sentenza n. 63 del 22 marzo 2004, del Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Catanzaro, confermata in Appello (c.d. operazione “Prima”).

Negli anni successivi, sebbene i suoi esponenti siano stati attinti da vari provvedimenti giudiziaria, la consorteria criminale non si è disgregata, ma ha conservato il suo nucleo centrale ben saldo.

Le indagini, delegate alla Guardia di Finanza (l’operazione è convenzionalmente denominata “Imponimento”), hanno consentito di delineare un contesto nel quale l’associazione, nel suo complesso, si avvale della forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, allo scopo di commettere delitti, acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore turistico/immobiliare, deformando le logiche imprenditoriali che normalmente regolano i traffici commerciali di un’economia sana, condizionando i diversi settori della vita economica e sociale, e affermando il controllo egemonico sul territorio anche mediante reciproci accordi tra cosche operanti in articolazioni territoriali diverse.

L’estensione del raggio d’azione su cui la cosca era in grado di esercitare il suo controllo, e la diversificazione dei settori, prevedeva, necessariamente, un altrettanto estesa rete di informazione e “tutela” curata da un notevole numero di personaggi posti a vedetta dei luoghi più importanti (abitazione del boss e dei suoi familiari, luoghi di incontro, vie di transito su Filadelfia), utilizzati quali tramite per l’effettuazione di comunicazioni telefoniche o, ancora, quali informatori della cosca. Di tale ultima categoria facevano parte, tra gli altri, un appartenente alla Guardia di Finanza fermato con l’accusa di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, anche con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di procurarsi un indebito profitto patrimoniale, oltre che con l’aggravante della modalità e finalità mafiosa.

I rapporti della cosca ANELLO-FRUCI registrati con le altre consorterie dell’ampio distretto di Catanzaro – già emersi nel p.p. 2239/14 RGNR c.d. Rinascita, i cui esiti complessivi, con la leadership di Mancuso Luigi, trovano ulteriore conferma nei risultati del presente procedimento – riguardavano sostanzialmente tutte le maggiori cosche di ‘ndrangheta attinte dai provvedimenti giudiziari emessi negli ultimi anni nei procedimenti trattati da questa Direzione Distrettuale Antimafia (in particolare la MANCUSO di Limbadi, i BONAVOTA di Sant’Onofrio, i TRIPODI di Vibo Marina, i LO BIANCO di Vibo Valentia, gli ACCORINTI di Zungri, IOZZO-CHIEFARI di Chiaravalle Centrale, i BRUNO di Vallefiorita, esponenti della consorteria dei TRAPASSO di S. Leonardo di Cutro),  oltre che le cosche della provincia di Reggio Calabria (i PESCE di Rosarno, gli ALVARO di Sinopoli), nonché operanti in Sicilia.

Si tratta di rapporti fatti di reciproci scambi e richieste per la risoluzione di problemi piuttosto che per la spartizione di affari e per il rifornimento di armi o droga.

Le indagini hanno documentato, peraltro, alcun specifici “summit mafiosi”, tra gli esponenti di vertice della cosca ANELLO ed esponenti tanto della cosca “MANCUSO” di Limbadi, quanto della cosca “TRIPODI” di Vibo Marina nonché della ‘ndrina “LO BIANCO-BARBA” di Vibo Valentia; si tratta di “summit” finalizzati a chiarire disguidi o incomprensioni riguardanti, tra gli altri, l’affidamento dei lavori nei settori di influenza dell’organizzazione criminale, quale lo sfruttamento delle risorse boschive, ovvero pretese dei gruppi criminali dei LO BIANCO e dei TRIPODI nei confronti di un imprenditore del settore turistico, FACCIOLO Antonio, ritenuto organico alla consorteria ANELLO.

Diversi i settori su cui la cosca esercitava il totale controllo e plurime le condotte delittuose ipotizzate:

  • Settore turistico: attraverso una profonda infiltrazione all’interno di alcune delle più importanti realtà della fascia tirrenica del territorio di azione, rispetto alle quali, alcuni imprenditori del settore, i fratelli STILLITANI Emanuele e Francescantonio, ponendosi quali concorrenti esterni al sodalizio mafioso “ANELLO-FRUCI”, ne hanno rafforzato la sfera di influenza, rendendosi parte attiva in condotte estorsive e favorendo la gestione dei servizi e delle forniture dei villaggi in capo alla cosca stessa, traendone i relativi benefici sia in termini di protezione mafiosa che di tipo economico; forniture, guardiania e servizi connessi all’attività erano a gestione esclusiva della cosca;
  • Sfruttamento del settore boschivo: gli interessi della cosca erano rivolti al remunerativo settore dei tagli boschivi nella zona a cavallo tra le pre-serre vibonesi e catanzaresi. In tale settore la cosca, attraverso l’imprenditore di riferimento, MONTELEONE Nicola Antonio, organico alla consorteria e uomo di fiducia del capo cosca ANELLO Rocco, aveva creato un collaudato meccanismo collusivo di rotazione nell’aggiudicazione delle gare relative agli appalti boschivi, tra gli imprenditori di riferimento delle cosche dei territori limitrofi, IOZZO di Chiaravalle e BRUNO di Vallefiorita, per definire la spartizione dei boschi stessi. Tale meccanismo mafioso, posto in essere attraverso turbative d’asta e illecita concorrenza sleale, godeva dell’appoggio di amministratori e tecnici comunali: MONTELEONE era in grado di muoversi all’interno degli uffici comunali determinando tempistiche e fasi di gara a piacimento della cosca;
  • Interessi in Svizzera, il legame di ANELLO Rocco con la Svizzera, sede di investimenti e traffici illeciti della cosca, è di lunga data. I principali referenti degli ANELLO-FRUCI in territorio elvetico, MASDEA Carmelo (uomo soprattutto vicino a ANELLO Tommaso), GALATI Marco e MASDEA Fiore Francesco, ne curavano gli affari provvedendo al comparto armi e gestione attività economiche, riscuotendo soldi (le cosiddette “potature”) e trasportando, in contanti, ingenti somme di denaro verso Filadelfia;
  • Movimento terra e fornitura di calcestruzzo: le imprese riconducibili a Rocco ANELLO esercitavano il monopolio per le opere di movimento terra sui cantieri del territorio di competenza per la costruzione di supermercati, edifici pubblici, strutture turistico-alberghiere; grazie al suo capillare controllo del territorio riusciva a intervenire su di essi anche prima dell’avvio dei lavori, definendo tempistiche e prezzi dei lavori e addirittura, in un caso, e godendo del favore del committente, organizzando la fase dello smaltimento dei materiali tossici di risulta, che venivano illecitamente sversati in aree naturalistiche protette, cagionando una significativa compromissione del suolo e del sottosuolo; ancora, la consorteria imponeva alla aziende operanti nel proprio territorio di rifornirsi presso l’impianto di calcestruzzo riconducibile ad un altro fedelissimo, PRESTANICOLA Daniele;
  • Acquisizioni immobiliari: terreni, capannoni, immobili di pregio e interi compendi immobiliari, anche con il concorso di professionisti, e di figure dirigenziali all’interno dei comuni, diventavano di proprietà di Rocco ANELLO attraverso l’intestazione fittizia a terzi. Ciò permetteva alla cosca, unitamente ad episodi di autoriciclaggio registrati, di acquisire un patrimonio sempre crescente e al riparo da eventuali aggressioni da parte degli organi di legge;
  • Truffe INAIL: il meccanismo collaudato predisposto e attuato dal sodale BELLISSIMO Nazzareno, con il concorso di un dipendente dell’INAIL, e in alcune occasioni anche con l’intervento di altri esponenti della cosca (MONTELEONE Nicola Antonio e ANELLO Francescantonio) si concretizzava mediante la commissione di una serie sistematica di delitti funzionali a conseguire l’indennizzo per supposti incidenti sul lavoro dei quali veniva creata l’apparenza, anche tramite false assunzioni, o comunque per ottenere il riconoscimento di indennità in misura superiore a quella spettante. Connesso a ciò anche la consumazione di delitti di estorsioni nei confronti dei percettori che non volevano consegnare loro la parte di denaro pattuita;
  • Riciclaggio automezzi: la cosca si dedicava con altrettanta spregiudicatezza al riciclaggio di automezzi rubati o anche solo parti di essi. Con un’attenzione quasi spasmodica al “mercato” e alla disponibilità dei mezzi di volta in volta di interesse, gli accoliti si mostravano in grado di operare anche personalmente, dal punto di vista meccanico, sugli automezzi, manomettendo all’occorrenza i telai in modo da renderli irrintracciabili.

Un vero e proprio arsenale quello rinvenuto e sequestrato per conto del sodalizio ANELLO-FRUCI: fucili, carabine, kalashnikov, pistole di diversi calibri e munizionamento. Le indagini condotte hanno fatto emergere come il traffico di armi venisse svolto anche oltre confine, in Svizzera.

L’attività di indagine ha, altresì, evidenziato la operatività di una specifica organizzazione riconducibile agli esponenti di vertice della cosca, dedita alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanza stupefacente: quattro piantagioni di marijuana per un totale di circa 6000 piante, 65 kg circa della medesima sostanza già essiccata e pronta per essere immessa sul mercato; è emersa, altresì, l’opera di l’approvvigionamento di eroina nella provincia di Foggia.

Le recenti emerge, infine, hanno consentito di rilevare che tre indagati destinatari del fermo avevano ottenuto misure di sostegno del reddito, nella forma del “Reddito di Cittadinanza” (RdC), la misura di contrasto alla povertà, finalizzata al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale, della quale uno risultava aver beneficiato quale diretto richiedente e, negli altri due casi, ne avevano beneficiato quali componenti di un nucleo familiare.

Si è, altresì, rilevato che due imprese, riconducibili ad altrettanti indagati destinatari del fermo, hanno avuto accesso al “Fondo centrale di garanzia PMI”, misura di sostegno statale per l’accesso agevolato al credito, rivolto sia alle piccole e medie imprese che alle persone fisiche, la cui attività imprenditoriale era stata danneggiata dall’emergenza COVID-19; una di tali imprese è anche oggetto di provvedimento di sequestro d’urgenza.

Tra gli indagati c’è anche l’ex assessore regionale Francescantonio Stillitani. Per Stillitani, 67 anni, l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione. Stillitani è stato in passato sindaco di Pizzo Calabro (Vibo Valentia) e consigliere regionale dell’Udc: ha ricoperto l’incarico di assessore regionale ai Trasporti nella Giunta regionale guidata dal governatore Giuseppe Chiaravalloti e assessore regionale al Lavoro nella Giunta regionale guidata dal governatore Giuseppe Scopelliti. E’ stato anche sindaco di Pizzo Calabro, si è ritirato dalla politica nel 2013, successivamente si è dedicato alle attività imprenditoriali della famiglia, legate al settore del turismo in provincia di Vibo Valentia.

I nomi degli indagati:

1. Antonio Anania
2. Bruno Simone Anania
3. Giuseppe Anania
4. Cristina Anello
5. Francescantonio Anello
6. Giovanni Anello
7. Giuseppe Anello
8. Roberto Anello
9. Rocco Anello (cl. ’61)
10. Rocco Anello (cl. ’91)
11. Tommaso Anello
12. Giovanni Angotti
13. Francesco Apostoliti
14. Antonio Bruno Arone
15. Antonio Attisani (cl. ‘71)
16. Antonio Attisani (cl. ’95)
17. Luciano Babbino
18. Vincenzo Barba
19. Giuseppe Barbieri
20. Angela Bartucca
21. Maria Teresa Battaglia
22. Nazzareno Bellissimo
23. Luca Belsito
24. Giuseppe Bertucci
25. Raffaele Mariano Bertucci
26. Giovanni Bevilacqua
27. Domenico Bonavota
28. Domenico Bretti
29. Vito Bretti
30. Domenico Calabria
31. Francesco Caridà
32. Antonio Caruso
33. Giovanni Caruso
34. Mario Caruso
35. Filippo Catania
36. Simone Catanzaro
37. Antonio Cerra
38. Vito Chiefari
39. Damiano Ciancio
40. Domenico Ciconte
41. Patricia Ciliberto
42. Francesco Conidi
43. Salvatore Contartese
44. Bruno Cortese
45. Francesco Cortese
46. Francesco Cosmano
47. Giuseppe Costantino
48. Alfredo Cracolici
49. Domenico Cracolici
50. Francesco Crigna
51. Vincenzo Cutrullà
52. Danieli Salvatore
53. Antonio Dastoli
54. Giuseppe De Luca
55. Vincenzo De Nisi
56. Antonio Defina
57. Giovanni Damiano Deodato
58. Antonio Dieni
59. Andrea Dominelli
60. Gennaro D’Urso
61. Giovanni Fabiano
62. Antonio Facciolo
63. Giuseppe Fortuna (cl. ’77)
64. Giuseppe Fortuna (cl. ’63)
65. Nazzareno Franzè
66. Domenico Fraone
67. Giuseppe Fruci
68. Vincenzino Fruci
69. Angelo Galati
70. Antonio Luciano Galati
71. Giuseppe Galati
72. Marco Galati
73. Mario Galati
74. Tommaso Galati
75. Domenico Gallello
76. Giovanni Giardino
77. Salvatore Giorgio
78. Gaetano Gori
79. Claudio Gregorace
80. Teodoro Grizzaffi
81. Massimo Gugliotta
82. Ariosto Guzzo
83. Francesco Iannazzo
84. Pierdomenico Iannazzo
85. Romeo Ielapi
86. Giuseppe Iozzo
87. Mario Iozzo
88. Domenico Lo Bianco
89. Paolino Lo Bianco
90. Francesco Mallamace
91. Domenico Paolo Malta
92. Teodoro Mancari
93. Carmelo Masdea
94. Fiore Francesco Masdea
95. Giovanni Mastrandrea
96. Antonio Mazzotta
97. Pasquale Mazzotta
98. Vincenzo Mazzotta
99. Gianni Melina
100. Giuseppe Mercuri
101. Francesco Michienzi
102. Giacomo Michienzi
103. Maurizio Michienzi
104. Stefano Montauro
105. Cosimo Monteleone
106. Nicola Antonio Monteleone
107. Serafino Nero
108. Francesco Notaris
109. Giuseppe Panzarella
110. Alfredo Papa
111. Francesco Pellegrino
112. Francesco Perugino
113. Massimo Pezzoli
114. Salvatore Pilieci
115. Domenico Salvatore Polito
116. Rocco Polito
117. Franco Pontieri
118. Daniele Prestanicola
119. Domenico Prestanicola
120. Rocco Prestanicola
121. Rosario Pugliese
122. Vincenzo Renda
123. Domenico Rigillo
124. Michelino Rizzo
125. Giuseppe Rondinelli
126. Pasquale Rondinelli
127. Vincenzo Rondinelli
128. Vincenzo Rubino
129. Giuseppe Ruccella
130. Filippo Ruggiero
131. Domenico Ruscio
132. Natale Ruscio
133. Domenico Rutigliano
134. Fabio Schicchi
135. Pasquale Scordo
136. Francesco Serratore
137. Mario Serratore
138. Angelo Sgrò
139. Aldo Sgromo
140. Salvatore Sisca
141. Emanuele Stillitani
142. Francescantonio Stillitani
143. Gino Stranges
144. Maria Alfonsina Stuppia
145. Andrea Simone Suriano
146. Antonio Talarico
147. Francescantonio Tedesco
148. Alessandro Teti
149. Giuseppe Tonietti
150. Antonio-Mario Tripodi
151. Domenico Tripodi
152. Sante Tripodi
153. Francesco Antonello Trovato
154. Pietro Verdelli
155. Oreste Vona
156. Michele Zangari
157. Salvatore Zungri
158. Gaetano Ruscio

‘Ndrangheta, Morra: “duro colpo a realtà ormai transnazionale”

Una complessa operazione della Dda di Catanzaro condotta insieme alla guardia di finanza ha portato all’arresto di 75 affiliati di ‘ndrangheta tra Italia e Svizzera, risultando indagate in tutto 158 persone per traffico di droga ed altri reati, e sequestrati beni per 169 milioni di euro. Il mio sincero ringraziamento alla professionalità dello Scico di Roma e il Gico di Catanzaro, oltre che della Dda catanzarese, alle grandi capacità professionali su indagini finanziarie internazionali. Se c’è ancora qualcuno che pensa che la ‘ndrangheta sia solo un problema italiano, quest’operazione dimostra come invece sia vero il contrario”. Così in una nota Nicola Morra, presidente Commissione Antimafia.

‘Ndrangheta, Nesci (M5S): “lo Stato non abbassa la guardia”

Grazie all’operazione della Dda di Catanzaro, sono stati arrestati 75 affiliati della ‘ndrangheta tra l’Italia e la Svizzera“. Lo dice la deputata calabrese del MoVimento 5 Stelle e componente della commissione Antimafia, Dalila Nesci. “L’operazione, condotta insieme alla Guardia di Finanza, ha fatto emergere un traffico di droga che coinvolge 158 persone, ora indagate, e che superava i confini nazionali. È di 169 milioni di euro invece il valore dei beni sequestrati. Questo duro colpo alla ‘ndrangheta dimostra che lo Stato non abbassa la guardia e che non si ferma la lotta alle mafie per una societa’ piu’ sicura e per un’Italia libera dalla ‘ndrangheta, a partire dalla Calabria“, conclude.

‘Ndrangheta, Magorno: “grazie a Gratteri, vittorie Stato”

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Grazie al Procuratore Nicola Gratteri e a tutti gli uomini impegnati in questa imponente operazione anti ‘Ndrangheta. Il lavoro per una terra libera dal malaffare va avanti senza sosta alcuna e si traduce in importanti vittorie dello Stato. Saremo sempre con chi opera per la legalita‘”. Cosi’ il senatore di Italia Viva, Ernesto Magorno, sul blitz contro la ‘Ndrangheta tra Italia e Svizzera di questa mattina.

‘Ndrangheta: le immagini del maxi blitz tra Svizzera e Calabria, 75 arresti [VIDEO]

Catanzaro: ridimensionato il capo di imputazione a carico di Antonio Facciolo che passa dal carcere ai domiciliari