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I Moti di Reggio, 50 anni dopo – Il diario della rivolta, 15 luglio 1970: il Sindaco Battaglia non riesce a fermare la protesta, c’è la prima vittima

La Rivolta di Reggio 50 anni dopo, lo speciale di StrettoWeb: il racconto del 15 luglio 1970. Grande tensione in molte zone della città, dove divampano incendi e si verificano scontri tra Polizia e cittadini in protesta

Le proteste non si placano, anzi la situazione è fuori controllo. Il Sindaco Battaglia chiede calma alla cittadinanza, ma non viene ascoltato e gli scontri continuano. In tarda serata si segnala la prima vittima dei fatti di Reggio Calabria. Grazie alla ricostruzione del libro “Buio a Reggio” scritto da Luigi MalafarinaFranco Bruno e Santo Strati nel 1972 e pubblicato da Parallelo 38, continuiamo a ripercorrere su StrettoWeb quanto accaduto in quei giorni drammatici.

Mercoledì 15 Luglio 1970 – Stamane cortei di dimostranti fra cui gli operai delle O.ME.CA., i dipendenti dell’Enel, i ferrovieri, percorrono le vie del centro per ricordare ai reggini che la protesta continua. I negozi e gli uffici chiusi, fermi gli autobus.
A gruppi, i dimostranti bloccano le strade di accesso alla città dal versante tirrenico che da quello ionico. Sulle strade del centro vengono innalzate rudimentali barricate utilizzando anche autobus dell’A.M.A. bloccati in vari punti della città e quindi messi di traverso sulla strada. Anche le vie d’uscita dell’aeroporto vengono sbarrate da ostruzioni.
I primi incidenti si verificano poco prima di mezzogiorno. Un gruppo di dimostranti danneggia con lancio di pietre alcune finestre di Palazzo S. Giorgio, in un’altra zona della città viene divelto il cancello principale della sede dell’Inail e i dipendenti sono costretti a sospendere il lavoro.
Ma gli episodi più salienti della mattinata si hanno durante un assalto alla sede del PSI, sita in via Torrione: i vetri delle finestre del palazzo vanno in frantumi e occorre l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma nella zona. Così pure si registra un tentativo di assalto alla sede del partito comunista, senza che però i dimostranti riescano ad invaderla.
Spiega su Il Resto del Carlino A.T.R.: «C’è una ragione: lunedì scorso, quando si riunì per la prima volta a Catanzaro il consiglio regionale, i consiglieri reggini del PCI e del PSI parteciparono alla seduta, mentre quelli democristiani e socialdemocratici la disertarono per protesta. La posizione dei due partiti di sinistra e quella dei sindacati, contrari allo sciopero generale di ieri, è fortemente contestata dai dimostranti.
I termini più propriamente politici della questione sono diversi che in Abruzzo: là – come si ricorderà – le opposte fazioni si riferivano a due esponenti democristiani, uno aquilano e l’altro pescarese; qui a Reggio invece la spaccatura è tra i partiti di sinistra da una parte, accusati di acquiscenza nei confronti delle decisioni governative, e quelli di centro e di centro-destra, favorevoli alla rivendicazione di Reggio capoluogo». Fra le ore 13 e le 15,30 si registra una pausa; poi la «guerriglia» riprende.
I vigili del fuoco sono chiamati a un duro lavoro; si segnalano incendi in diverse zone della città: in via Possidonea, in via G. Galilei, in piazza del Popolo, in via Cattolica dei Greci, in via Reggio Campi, in via Aschenez, in via Pio XI; tra il ponte S. Pietro e il ponte Calopinace bruciano, ogni venti metri, pneumatici inutilizzabili, alberi e tavole; in tutta la città si dà fuoco a carcasse d’auto e rifiuti.
Viene incendiata una cabina dell’Enel, divelte o danneggiate le traversine della linea ferroviaria, nella tratte fra la Stazione Centrale e la Lido; i convogli ferroviari restano bloccati per l’intera giornata.
Gli assalti dei dimostranti si susseguono a intervalli regolari di due o tre minuti. La polizia risponde sempre con maggiore decisione. Alle 17 prende l’avvio il durissimo e lungo scontro per le vie del centro: per ore e ore si assiste a un carosello di camionette della polizia, al lancio dei primi candelotti lacrimogeni – erano del 1962! – a cariche ripetute, alle quali i dimostranti rispondono con fitte sassaiole. Queste ultime operazioni vengono dirette personalmente dal Questore, comm. Emilio Santillo, che, fatto tornare in tutta fretta dalle ferie in Francia, si è fermato a Roma per ricevere dirette istruzioni dall’on. Restivo, Ministro degli Interni.
Osserva Gianfranco Franci su La Stampa: «La battaglia infuria senza esclusione di colpi per alcune ore. Ad ogni carica, ad ogni carosello di jeep, i giovani scamiciati e si disperdono, fuggono per le strade anguste, si rifugiano nei portoni e tornano, subito dopo, all’attacco. I cantieri edili delle vicinanze costituiscono una fonte inesauribile di pietre e tavole. Si fabbricano sul posto bottiglie «molotov» con la benzina succhiata dai serbatoi delle auto in sosta. Poi alcune vetture vengono rovesciate in mezzo alla strada e incendiate. La polizia, asserragliata nella piazza Italia, tenta rapide sortite attaccando i dimostranti. Qualcuno è raggiunto, colpito con gli sfollagente e caricato sui cellulari».
Verso le 19, la maggior parte della folla viene dispersa e allontanata dalle vie del centro ma la protesta continua nelle altre strade della città, dove i dimostranti fanno anche ricorso a «bombe molotov». Il bilancio è grave: numerosi i feriti fra le forze dell’ordine, tra cui i vice-questori Giorgianni e Madia e il commissario Trazzi; decine di feriti tra i dimostranti, uno di questi, il giovane Raffaele Zappia, ricoverato in Ospedale, presenta la frattura della gamba destra con prognosi di 50 giorni. Una sessantina sono i fermati.
A sera si registra un nuovo incontro di Battaglia, accompagnato dall’on. Ugo Napoli (PSU), con il Prefetto De Rossi. Il Sindaco chiede il rilascio dei fermati, il cui numero va crescendo di ora in ora, e che la tutela dell’ordine pubblico sia affidata ai carabinieri. Nessuna delle due richieste, però, viene accolta. Intanto, a Reggio, per rendersi conto della situazione è giunto il colonnello Ippolito, comandante della legione dei Carabinieri di Catanzaro.
Dopo colloqui telefonici con Roma, il Sindaco, vedendo la piega inaspettata che gli avvenimenti hanno preso, rivolge un appello alla cittadinanza invitando tutti alla calma.
«Reggini, – questo il testo dell’appello – un invito accorato alla calma rivolgo in questi momenti drammatici della vita della città. La fermezza e la serenità con le quali avete dimostrato di assecondare l’azione della Civica Amministrazione, delle forze politiche e sindacali, dei parlamentari, non possono esser confuse con chi vorrebbe esasperare ulteriormente la situazione. L’azione dei parlamentari, le iniziative politiche e quelle dei sindacati democratici ci inducono ad avere fiducia.
«Non è devastando la nostra bella città che si risolve il problema. Rivolgo un particolare appello ai giovani, perché respingano le lusinghe della violenza, e rimangano fedeli ai principi di dignità e democrazia. La città ha dimostrato a sufficienza quanto sia ferma la sua determinazione ed il suo buon diritto. Agevoliamo l’azione legislativa e quella degli amministratori della città. Abbiate fiducia, non vi abbiamo mai ingannato e non vi inganneremo mai. Ascoltateci».
Ore 23,30. Un gruppo di carabinieri rinviene esanime, in via Logoteta, nei pressi della Standa, il corpo di un uomo: Bruno Labate, 46 anni, frenatore delle ferrovie, abitante in via Tremulini; accompagnato agli Ospedali Riuniti vi giunge cadavere. E la prima vittima dei fatti di Reggio.