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Messina, De Luca dice NO ai soldi del Decreto Rilancio: “Conte e Musumeci ci diano i 20 milioni che sono già nostri”

cateno de luca

Messina. Il Sindaco rivendica la decisione di non accedere ai fondi del Decreto Rilancio: “Debito abbattuto del 50%, 70 milioni in cassa e altri 20 di credito verso stato/regione, non ho bisogno di indebitare generazioni future”

Il comune di Messina non ha chiesto nuova liquidità in base agli articoli 115 e 116 del cosiddetto Decreto Rilancio. Non abbiamo bisogno di soldi ma di una burocrazia più snella, che dia risposte celeri. Da quando mi sono insediato abbiamo in cassa mediamente dai 60 ai 70 milioni di euro. Lo afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca circa le polemiche nate a seguito del suo diniego al prestito statale previsto dal Decreto Rilancio.

Ho ereditato un comune con circa 550 milioni di euro di debiti, frutto della finanza allegra delle passate gestioni – prosegue il sindaco. Oggi, a distanza di 24 mesi anche grazie al Consiglio comunale, siamo riusciti ad abbattere il debito di oltre il 50%, quindi mi posso permettere di rinunciare ai prestiti capestro che lo Stato vuole propinare ai Comuni. Affermo che i soldi ci sono perché sono in cassa e alla data del 30 giugno scorso abbiamo maturato un credito nei confronti dello Stato/Regine di oltre 20 milioni di euro, cioè denaro nostro che ci deve essere erogato e che non dobbiamo restituire. A differenza di tutti gli altri comuni che aspettano liquidità per sanare le loro posizioni debitorie, il Comune di Messina oggi, a differenza di ieri, possiede liquidità con la quale far fronte al suo debito, senza bisogno di generare ulteriore debito per le generazioni future”.

A chi mi ha preceduto nella gestione amministrativa – continua il Primo cittadino – ricordo che oltre a un buco economico, ho trovato oltre 17 mila sentenze esecutive non trattate. Che quindi qualcuno si prende anche la briga di scrivermi, vedi l’ex assessore comunale, Luigi Beninati, mi fa sorridere per la quantità di sciocchezze contenute nella stessa lettera. Un festival dell’assurdo, che copre di ridicolo lo scrivente o la regia dietro la sua farsa. Se consideriamo che 7 anni prima della mia elezione a Sindaco, il Comune di Messina era stato classificato come ente strutturalmente deficitario, tanto da attivare le procedure create ai sensi dell’ex D.L.174/12 per gli Enti in pre-dissesto. Ricordo a tali squallidi personaggi che negli anni in cui sono stati al timone della città, sono state attivate forme di finanziamento allegre (mutui) o di opinabile finanza creativa (derivati BNL-DEXIA) che hanno drenato una liquidità che ha nei fatti ha alterato lo status economico del Comune”.

Gli aiuti del Decreto rilancio – aggiunge il Sindaco messinese – di fatto costituiscono l’erogazione di un prestito da restituire nel periodo massimo di 30 anni che nei fatti costituisce nuovo indebitamento per gli Enti locali, che per la maggior parte sono già in affanno con le precarie condizioni strutturali ereditata negli anni. Senza voler entrate nel merito delle scelte che hanno indotto a riproporre schemi di aiuti per gli enti locali già proposti in passato, e senza voler entrate in polemica con quei soggetti che oggi lanciano pietre nello stagno e che forse hanno costituito il passato di questa martoriata città, il Comune di Messina rispedisce al mittente tale ulteriore specchio per le allodole. Per un semplice motivo: tale Amministrazione ha operato un rigoroso riassetto dei conti, seguendo una linea coerente. I nostri punti cardinali si fondano sulla predisposizione di atti contabili nei tempi normativi previsti. Con l’approvazione di tali documenti da parte del Consiglio Comunale, abbiamo avuto accesso ai trasferimenti dello Stato nei tempi regolari. Tale erogazione puntuale ha dunque evitato di andare in anticipazione di tesoreria”.

Questa amministrazione – conclude De Luca – ha gestito la parte finanziaria pubblica con il comportamento del buon padre di famiglia. Al di là dei tecnicismi del Piano di riequilibrio al quale spesso si fa riferimento per trincerare l’incapacità gestionale o l’inesistenza dell’azione amministrativa, si ricorda che L’Ente ha una massa debitoria da DFB di cui all’art. 194 lett. a) (sentenze esecutive) per € 112 mln. e nell’anno 2019 ha trattato oltre 48 mln. di massa debitoria addivenendo ad accordi per abbattimento del 50 % dell’importo nominale di 24 mln. già pagati nelle rate del 2019 e del 2020.
Di fatto la disponibilità complessiva di 85 milioni sono più che sufficiente per abbattere tutta la massa debitoria residua relativa ai debiti certi liquidi ed esigibili di 64 milioni (€ 112 mln. – € 48 mln.). Niente debito per le future generazioni, piuttosto faccio un serio appello alla collettività che già si è avvicinata alla strategia di riduzione che questa Amministrazione ha attivato dopo anni di inerzia e che si è dimostrata essere la strada giusta per la riduzione della massa debitoria. Di sicuro il Comune non ha intenzione di ricadere nei vecchi tranelli della vecchia politica
”.