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I media svizzeri esaltano Klaus Davi: “il giornalista che tende imboscate ai boss più pericolosi della ‘ndrangheta”

Il quotidiano svizzero Blick ha dedicato un approfondimento su Klaus Davi: il consigliere comunale di San Luca, candidato sindaco a Reggio Calabria, viene esaltato per il coraggio dei suoi servizi giornalistici ai boss mafiosi

“Uno dei giornalisti più coraggiosi d’Italia, aspetta i padrini più potenti della ‘ndrangheta e pone loro domande scomode”, è così che il quotidiano svizzero Blick inizia un approfondimento dedicato al lavoro che Klaus Davi svolge in Calabria. La fama del candidato sindaco a Reggio Calabria, attualmente consigliere comunale a San Luca, ha superato i confini italiani e raccolto consensi anche oltralpe. “Le sue armi sono smartphone e microfono – si legge nell’articolo – . Sa dove sono i boss. Conosce i loro affari oscuri. Quindi Klaus Davi (54 anni) inizia l’attacco. Il giornalista tende un’imboscata ai bosspiù pericolosi della ‘ndrangheta. Entra dalla porta principale. In strada. Nel ristorante fa domande sui loro crimini. Registra le loro reazioni nel video, tutto poi non viene riportato su Internet. Klaus Davi rimane sempre amichevole, educato e simpatico durante i suoi “raid”. Ma insistente”.

I giornalisti svizzeri hanno acceso i loro riflettori soprattutto sulla vicenda dei fratelli Anello di Filadelfia (Vibo Valentia), su cui Klaus Davi si è personalmente interessato nel 2016. Il massmediologo “vuole parlare direttamente con i fratelli Anello, che sono stati oggetto di un gigantesco raid della polizia. Il nativo di Bienne vuole conoscere i mafiosi: cosa hanno fatto con Santo Panzarella (morto a 29 anni)? Dove hanno seppellito il suo corpo? Lo hanno ucciso per Santo era l’amante della moglie di Rocco Anello (59 anni)”. Blick ricorda appunto quando Davi si fermò con la macchina direttamente sotto casa del boss. Ad accoglierlo né Rocco Anello e né il fratello Tommaso, bensì la loro madre. “La mamma risentita attacca il giornalista come una furia con una scopa, lo scaglia come una lancia. “Mi ha anche lanciato un sacco di immondizia”, ​​ricorda Klaus Davi. Proiettili innocui – questa volta – . Perché l’esito sarebbe potuto essere diverso. Il clan Anello è famoso per i suoi omicidi con la cosiddetta “Lupara Bianca”, il “fucile bianco”. E’ un miracolo che “il cacciatore di mafia” sia ancora vivo”, continua l’articolo.

“I fratelli Anello sono estremamente pericolosi”, afferma Klaus Davi. “Non si limitano a uccidere nei loro ambienti. Si offrono anche come assassini a contratto”. I membri del clan usano metodi piuttosto medievali e molto brutali. “Solo il tipo di attività sta diventando sempre più moderno”, afferma l’esperto di mafia. Tuttavia: “la notizia delle incursioni in Svizzera mi ha sorpreso. Non avrei mai pensato che questi ragazzi potessero prendere piede lì”, afferma riferendosi all’operazione anti-‘ndrangheta condotta tra Calabria e Svizzera dalla Guardia di Finanza dello scorso 21 luglio. Davi è convinto: “Non avrebbero mai potuto farlo da soli. Sospetto che avessero aiutato gli svizzeri”. Queste persone, che non appartenevano a un clan e non erano italiane, lavoravano nella cosiddetta “zona grigia””, ha continuato Davi.

Blick continua poi riportando altre dichiarazioni del famoso massmediologo: “I capi della mafia arrivano con i contanti. Hanno pile di migliaia di banconote e acquistano tutti e tutto”, spiega il cacciatore di mafia. “Troverai sempre qualcuno che spianerà la strada a loro. prosegue Davi – La Svizzera deve tenere d’occhio la mafia. Non devi sottovalutare questi criminali. I clan sono collegati in una rete di livello internazionale. Lavorano a stretto contatto con i narcotrafficanti colombiani e le organizzazioni criminali dell’Europa orientale. La mafia non è solo un problema svizzero o italiano. E’ un problema è multinazionale”.