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Fontana, il legale: “Non capisco che reato ha commesso su camici”

Milano, 25 lug. (Adnkronos) – “Con la mia preparazione non sono in grado di capire che reato avrebbe commesso , lo scriva pure. Non ho nessun atto in mano e devo studiare per capire qual è il reato che ipotizzano i pm nei confronti del governatore lombardo che dice al cognato di rinunciare a farsi pagare”. Jacopo Pensa, legale del presidente della Regione Lombardia, replica così all’Adnkronos alla notizia di stampa dell’indagine milanese che vede il suo assistito sui camici sanitari prima forniti per 513 mila euro e poi donati dalla società Dama spa del cognato Andrea Dini e (per il 10%) della moglie Roberta.
Secondo l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli l’affidamento diretto senza gara della fornitura, che risale allo scorso 16 aprile, sarebbe avvenuto in conflitto di interessi e l’ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio – dopo un servizio di Report – con una mail alla centrale acquisti regionale Aria spa.
“La procura non contesta a Fontana di essersi interessato della fornitura, anche perché ha ben altre cose più importanti a cui pensare, ma di essersi posto uno scrupolo quando si è accorto della stessa e ha chiesto al cognato di rinunciare ai soldi per salvaguardare la limpidità dell’operazione”, spiega l’avvocato. Se per i pm il cambio da affidamento diretto in donazione potrebbe nascondere un reato, per il legale c’è chi vede “la malignità di una parentela. La parola donazione non piace a qualcuno”, conclude Pensa.