Beppe Sala, da “Milano non si ferma” a “ce ne ricorderemo” fino agli “stipendi di Reggio Calabria”: se la Repubblica Italiana è una e indivisibile solo a parole. O forse nemmeno con quelle

“Beppe Sala, da “Milano non si ferma” a “ce ne ricorderemo” a “Sbagliato dare gli stessi stipendi a Milano e Reggio Calabria” il passo è stato breve”

Quando Sala, che come tutti i sindaci ha giurato sulla costituzione, ritira fuori le gabbie salariali, un sistema di calcolo dei salari che mette in relazione le retribuzioni con determinati parametri territoriali, in fondo non fa altro che ratificare la disomogeneità territoriale attualmente presente in Italia. Difatti in Calabria, Regione ufficialmente facente parte della Repubblica italiana, pur pagando il SSN, se hai un problema di salute serio spesso devi farti curare in un’altra Regione; non hai gli stessi asili nido pubblici per i tuoi figli, ne tanto meno gli stessi mezzi pubblici, in compenso per il diritto alla mobilità paghi il triplo per l’assicurazione dell’auto; non hai diritto all’Alta Velocità, nonostante tu abbia contribuito alla realizzazione della stessa. Dopodiché che questa disomogeneità sia assolutamente incostituzionale, vedi la mancata applicazione dell’art 3 della costituzione, o che , ad esempio, l’alta velocità nel nord si è costruita anche con i contributi di quei cittadini, che proprio per la differenza di quei parametri territoriali, non ne possono usufruire perché non godono degli stessi diritti dei loro connazionali, sembra essere un concetto che politicamente non interessa più, o forse non è mai interessato a nessuno. Nonostante le buone intenzioni dei Padri costituenti di questa Repubblica, sembra che oltre quelle buone intenzioni non si è riusciti, o non si è voluto andare“. Lo afferma, in una nota, Massimo Mastruzzo del Direttivo nazionale M24A-ET.

La realtà purtroppo – prosegue Mastruzzo è che questa Repubblica non è mai stata considerata “una e indivisibile”.  Questo si evince semplicemente osservando come, anche da esponenti della sinistra progressista nazionale, invece che puntare a riequilibrare i diritti, si sottolinei quanto sia giusto guadagnare meno in virtù del meno che si ha. Comprendere che questo possa essere talmente accettato da considerarlo la normalità dovrebbe farci capire che questa Italia, così com’è, non potrà mai competere in Europa con nazioni come la Francia dove, ad esempio, se accetti di lavorare in zone disagiate hai uno stipendio più alto. Il paradosso è che poi se realtà politiche – come M24A-ET sottolineano-  questa incostituzionale disomogeneità territoriale vengono additate di essere divisive. Si, pretendere l’Equità Territoriale, secondo quanto previsto dalla costituzione, viene indicato come un concetto divisivo, mantenere invece lo status quo, appare incredibilmente la soluzione che accomuna tutti i partiti nazionali“, conclude Massimo Mastruzzo.