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L’Aeroporto di Reggio Calabria e lo stabilimento Hitachi di Torre Lupo: il progetto di Alberto Porcelli e Filippo Maltese per il “Tito Minniti di dopodomani”

L’Hitachi a Reggio Calabria ha in programma importanti lavori di ristrutturazione del proprio stabilimento di Torre Lupo

Avendo appreso nei mesi scorsi dagli organi di stampa che l’Hitachi ha in programma importanti lavori di ristrutturazione del proprio stabilimento di Torre Lupo e delle linee di produzione, si è ritenuto utile, e temporalmente tempestivo, rispolverare una vecchia ma sempre valida idea progettuale elaborata nel corso degli anni dal dott. Alberto Porcelli e dall’ing. Filippo Maltese, la quale in passato è già stata illustrata in alcuni contesti sociali della nostra città e della dirimpettaia Messina, allorché ci si

  • soffermati a riflettere sulle ragioni e concause che hanno prodotto l’innegabile ed inarrestabile crisi del nostro aeroporto.

L’occasione è stata certamente propizia per discutere e fantasticare sulle possibilità di un rilancio dell’aeroporto, basato su presupposti totalmente diversi da quelli passati e proiettato in un contesto molto avveniristico, imprescindibilmente sganciato da stantii stereotipi ed esente dalla miopia del passato che si fondava prevalentemente sulla paura del cambiamento e sul timore di poter perdere quelle posizioni di misero vantaggio conquistato con fatica nel tempo.

Nell’era di internet è imprescindibile dover estendere lo sguardo oltre l’orizzonte, pensare in grande e ritenere che ciò che sino ad ieri è andato bene o è stato tollerato dai nostri genitori oggi non va più bene a noi e men che meno domani andrà bene ai nostri figli.

Non possiamo poi tralasciare di considerare che allo stato i reggini fanno parte integrante di una città, a torto o a ragione, definita metropolitana, la quale ha la fortuna di essere dotata sul proprio territorio di uno dei più importanti porti del mediterraneo, per cui in un contesto di tal genere è da irresponsabili far morire o depauperare un aeroporto di idonee dimensioni e capacità, posto a servizio non solo di Reggio Calabria ma anche della vicina Messina, il quale dovrà essere difeso strenuamente, per non rimanere isolati dal resto del mondo, avendo cura di assicurare, sempre con grande attenzione e lungimiranza, la sua appetibilità ed il suo puntuale funzionamento per poterlo porre utilmente a servizio del turismo calabro-siculo, unico elemento che ci può connettere con il resto del mondo.

Si reputa pertanto molto ghiotta ed opportuna l’iniziativa resa pubblica dall’HITACHI, in un momento di suo particolare successo commerciale, derivante delle importanti commesse ricevute anche da paesi stranieri, per cui confidando nella lungimiranza dei componenti il consiglio di amministrazione, non legati a nodo morto al territorio e men che meno all’attuale sede, ma orientati al conseguimento di sempre più rilevanti successi economici e commerciali, si ritiene assolutamente prioritario divulgare ed illustrare allo stesso direttivo l’idea progettuale, al fine di poter raccogliere il consenso di quanti avranno il coraggio e la forza di guardare oltre il proprio naso, in un’ottica di notevole sviluppo nel medio-lungo termine.

La nostra idea, da lungo tempo coltivata, è stata sempre accolta favorevolmente nei contesti limitati e privi di potere decisionale, dove la stessa è stata timidamente illustrata quale puro e semplice esercizio di fantasia, finalizzato prevalentemente a scuotere le coscienza della società civile e di quanti ritengono necessario individuare soluzioni alternative ed innovative ai reiterati fallimenti della stantia gestione del territorio, la quale con la consueta miopia si è sempre preoccupata di mantenere lo status quo, gestendo l’esistente ma senza mai preoccuparsi del futuro.

Il dott. Porcelli e l’ing. Maltese, fautori dell’idea progettuale sono sempre stati (e oggi lo sono ancor di più) fermamente convinti che le Officine ex OMECA, oggi Hitachi, in questo particolare momento di evidente successo, non debbano essere compresse, limitate o condizionate, ma al contrario devono guardare molto lontano e pensare ad ampliamenti nel medio-lungo periodo degli stabilimenti produttivi esenti da condizionamenti o limitazioni, e liberi di potersi sviluppare al meglio nell’area circostante dando contestuale incremento ad un indotto certamente utile all’economia locale.

E proprio in questa ottica nonchè pensando in grande, si è ipotizzato di suggerire alla città Metropolitana o ad altri enti pubblici locali disponibili l’acquisto (come avvenuto in passato per la sede dell’ex compartimento FFSS), dello stabilimento Grandi Officine di Saline, messo in vendita da circa 10 anni, ma senza alcun successo, dalle FFSS, e ciò al fine di poterlo offrire “gratuitamente” all’HITACHI per il suo trasferimento in quel sito, in cambio del rilascio dell’odierna, compressa ed asfittica sede di Torre Lupo, non disdegnando anche la concessioni di eventuali benefit giustificati dalla notevole ricaduta che avrebbe sul territorio questa sorta di permuta.

Precisiamo subito che questa operazione non penalizzerebbe in alcun modo le maestranze poste alle dipendenze Hitachi in quanto le stesse continuerebbero a raggiungere, come avvenuto sin oggi, l’area di parcheggio di Torre Lupo, da dove un apposito trenino li porterebbe in poco tempo a Saline Joniche, e viceversa, senza assoggettarsi al traffico giornaliero della SS106.

Questa iniziativa, se accolta, consentirebbe alla società di evitare la ristrutturazione di un sito asfittico e compresso fra mare, aeroporto e città, privo di qualsiasi possibilità di ampliamento e di sviluppo futuro, ma di attrezzare una sede nuova, secondo standard di ultimissima generazione, tali da consentire nel breve periodo un rilancio in grande della produzione, la quale avrebbe anche il vantaggio di non utilizzare più per la spedizione del materiale prodotto, il lontano porto di Gioia Tauro ma il vicino porto di Saline, che per tale fine potrebbe essere rivitalizzato, riattivando nel contempo l’esistente raccordo ferroviario, che unisce lo stabilimento al porto medesimo.

Inoltre intorno alla vasta area interessata si potrebbe pensare anche alla realizzazione di un binario destinato alla prova dei vagoni costruiti, che eviterebbe in tal modio l’invio nei paesi dell’Est degli stessi vagoni p er l’esecuzione delle citate prove, mentre l’area della ex Liquichimica potrebbe essere utilmente riconvertita per ospitare gran parte dell’indotto e le tante attività artigianali ed industriali, in atto poste a servizio dello stabilimento primario.

Da ciò deriverebbe un innegabile incremento dei livelli occupazionali non solo all’interno dello stabilimento ma anche nell’indotto.


Nel contempo la vecchia sede di Torre Lupo, ceduta in permuta alla città Metropolitana, potrà essere riconvertita in Aerostazione, magari con l’impiego di finanziamenti che certamente i nostri politici riusciranno a recuperare, ottenendo così l’incommensurabile vantaggio di poter disporre di una stazione ferroviaria posta quasi all’interno della stessa aerostazione, che costituirebbe una caratteristica esclusiva nel panorama aeroportuale.

Ed in una prospettiva di più ampio respiro, la presenza della stazione potrebbe consentire ai tre aeroporti calabresi di essere collegati in rete, con treni diretti e veloci, aventi fermata intermedia lungo il percorso, assoggettata a prenotazione, in modo da poter distribuire tra loro i collegamenti aerei e consentire agli utenti di poter tranquillamente e rapidamente raggiungere l’aeroporto di interesse, per
raggiungere la meta desiderata, senza subire le indirette conseguenza del traffico automobilistico senza preoccupazione di parcheggio.


La nuova aerostazione, così come immaginata, a differenza di quella esistente, potrebbe godere ancora di un accesso diretto automobilistico dalla Superstrada attraverso le aste poste all’interno del torrente Sant’Agata, in gran parte realizzate e potrebbe disporre di un parcheggio a più piani per autovetture, dieci volte più grande di quello attuale, attestato oltre che sul torrente S. Agata anche sul viale Aldo Moro da dove si avrebbe un ulteriore accesso da e per la città.

Parimenti si potrebbe creare un approdo dal mare per adeguati natanti, magari di proprietà della società di gestione dell’aeroporto, collegati direttamente con Messina, Taormina ed isole Eolie, da far approdare in zona protetta, cioè all’interno della parte terminale del torrente S. Agata dove potrebbe essere utilmente creato un porto canale, che dovrebbe risentire solo in minima parte degli effetti del mare aperto, al quale sarebbe associato un approdo posto quasi interno all’area aeroportuale, ed in caso di difficoltà tecniche o di costo eccessivo o di impedimenti di altra natura, si potrebbe pensare alla realizzazione di un approdo protetto per natanti veloci, da allocare proprio in corrispondenza della


stazione ferroviaria dell’aerostazione, da dove i passeggeri sbarcati potrebbero subito accedere, mediante scala mobile o altro sistema alternativo, ai punti di imbarco.

E’ di tutta evidenza che questa particolare parte deve essere affidata alla cura ed all’attenzione dell’Autorità di Sistema Portuale, la quale nell’ambito delle proprie competenze dovrà esprimere il proprio parere in merito e valutare se quanto oggi ipotizzato è realizzabile tecnicamente e può essere correttamente inserito in un più vasto ambito di programmazione generale, strettamente collegato alla gestione della portualità dello stretto di Messina.

Vi è ancora da considerare che i nuovi locali dell’aerostazione, potrebbero essere opportunamente adeguati alla vigente legge sismica, senza impedimenti di sorta derivanti dalla presenza di viaggiatori, e consentirebbero nel complesso un maggiore e più agevole sviluppo sia dei servizi aeroportuali che delle attività commerciali, mentre verrebbero notevolmente incrementate le aree di sosta per gli aeromobili in transito, i quali in fase di atterraggio, una volta raggiunto il fine corsa, non avrebbero più la necessità di ritornare a metà pista per lo sbarco dei passeggeri ma potrebbero raggiungere la nuova e più ampia.

Tutto questo in un’ottica lungimirante e di grande respiro, pensando ad un aeroporto moderno il quale godrebbe di un vantaggio incommensurabile e cioè di poter essere raggiunto facilmente e senza pericolo di ritardi per traffico stradale, utilizzando il treno proveniente sia dalla Tirrenica, sia dalla Jonica che in poco tempo porterebbe i passeggeri all’interno dell’aerostazione.

Senza tralasciare che dopo il trasferimento nei nuovi locali, l’attuale edificio di via Ravagnese, oggi difficilmente raggiungibile, potrebbe essere riconvertito, in Albergo, in un Centro Commerciale, in un Centro Congressi, e essere destinato altresì, anche ad ospitare attività connesse al futuro trasporto aereo delle merci.

E’ di tutta evidenza che la programmazione non deve guardare solo al breve periodo ma piuttosto al medio e lungo termine e ciò al fine di non precludere alcuna possibilità di sviluppo all’aeroporto, che nelle condizioni attuali e senza alcun valido intervento, a parere di molti, rimarrà affossato ancora per molti decenni”.

L’odierna idea progettuale, avrebbe anche il vantaggio di non ostacolare o condizionare di molto il progetto presentato recentemente dalla SACAL e dall’on. Cannizzaro, in quanto molto degli interventi non interferiscono con l’odierna proposta, fatta eccezione per i lavori programmati all’interno dell’aerostazione attuale, che dovrebbe essere sospeso e rimodulato per la riqualificazione ed adeguamento dell’ex officina OMECA, da operare in piena libertà, cioè senza la contemporanea presenza di passeggeri o altro personale, in un’ottica di grande respiro finalizzata ad ottenere risultati molto più ottimali e redditizi con la medesima spesa.

Alla presente proposta si allega una planimetria schematica, redatta da esimi professionisti, la quale ha il solo scopo di aiutare i meno esperti a visualizzare su carta quanto appena illustrato ed altre foto satellitari riproducenti il sito delle GRANDI OFFICINE di SALINE e della LIQUICHIMICA.