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Rifiuti a Reggio Calabria, il Comitato Pro Sambatello contro l’ordinanza di Falcomatà: “le ecoballe prodotte causerebbero gravi rischi per la Salute”

Rifiuti a Reggio Calabria, il Comitato Pro Sambatello contro l’ordinanza di Falcomatà: “le ecoballe prodotte causerebbero gravi rischi per la Salute e l’Incolumità Pubblica per la fuoriuscita di percolato e diossina”

“L’Avv. Giuseppe Falcomatà, nel corso della sua diretta Facebook del 13 Giugno 2020, ha erroneamente affermato che le ecoballe non sono da considerarsi rifiuti ma semplici contenitori di plastica. E’ intenzione del Comitato “Pro-Sambatello”, pertanto, correggere il Sindaco della città di Reggio Calabria ed informare gli eventuali cittadini che ad oggi non sono a conoscenza di cosa sia realmente un’ecoballa. Le c.d. “ecoballe” sono strutture, di grosse dimensioni, in cui vengono compattati i rifiuti solidi urbani. Secondo la normativa vigente in materia, i rifiuti solidi urbani, prima di essere compattati nelle ecoballe, devono subire un attento trattamento c.d. “meccanico-biologico”, attraverso il quale la spazzatura viene triturata per poi essere confezionata e stoccata”, è quanto scrive in una nota il Comitato “Pro Sambatello”.L’ordinanza n.62/2020 -prosegue la nota- attraverso la quale l’Avv. Falcomatà ha disposto il confezionamento e lo stoccaggio dei rifiuti ad oggi presenti nelle strade e nelle abitazioni cittadine, non menziona minimamente tale tipo di trattamento, senza il quale le ecoballe prodotte causerebbero gravi rischi per la Salute e l’Incolumità Pubblica per la fuoriuscita di percolato e diossina, che andrebbero ad inquinare i vicini pozzi di approvvigionamento e l’aria di tutta la città. Inoltre, la predetta ordinanza non menziona alcun tipo di filtraggio dei rifiuti che saranno confezionati nelle ecoballe: pertanto, i sacchi di immondizia, che per via della mancata raccolta non vengono controllati, verranno semplicemente recuperati dalle strade e direttamente confezionati, con conseguente riversamento, all’interno delle ecoballe, di qualsiasi tipo di materiale dannoso e nocivo per la nostra Salute”.

“L’ordinanza n.62/2020 – aggiunge la nota– ha disposto il confezionamento e lo stoccaggio di oltre “3.000 ton” di rifiuti. Le 3.000 tonnellate di rifiuti (ovvero 3.000.000 di kg) menzionate nella predetta ordinanza corrispondono ad una segnalazione fatta dal Settore Ambiente del Comune di Reggio Calabria in data 20.05.2020 (prot. n.89939), nella quale si dichiarava che in città vi era “una giacenza a terra … di oltre 3.000 tons”. Ad oggi, a distanza di quasi un mese dai rilievi fatti dal Comune di Reggio Calabria, la quantità di rifiuti abbandonati per le strade cittadine risulta di gran lunga maggiore, pertanto il confezionamento e lo stoccaggio di oltre 3.000 tonnellate di rifiuti (che corrispondono ad oltre 4.000 ecoballe!) non risolverebbe in alcun modo l’emergenza, in quanto per strada resterebbero abbandonate tonnellate di rifiuti eccedenti, che aumenterebbero inevitabilmente nel giro di pochi giorni. L’ordinanza n.62/2020 avrà validità “per un periodo di 180 giorni … salvo proroga”, tempo stimato dall’Avv. Falcomatà “per l’avvio della discarica di Melicuccà”. Avendo interloquito con diverse Autorità regionali, ci è stato riferito che la discarica di Melicuccà, adeguata per le attività di confezionamento e stoccaggio, finanziata da tempo dalla Regione Calabria, può essere resa operativa sin da subito, e comunque molto prima dei 6 mesi previsti dall’Amministrazione comunale. Per quale motivo, allora, l’Avv. Falcomatà non confeziona e stocca i rifiuti presso l’impianto di Melicuccà?”.

“Nell’ordinanza n.62/2020 – evidenza la nota- viene dichiarato che “la disponibilità evidenziata dalla Regione Puglia ad accogliere i rifiuti calabresi risulta del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno della Città di Reggio Calabria”. A seguito di interlocuzioni con diverse Autorità regionali, ci è stato riferito che la dichiarazione resa nell’ordinanza è palesemente falsa, in quanto la Regione Puglia si è sin da subito dimostrata disposta ad accogliere i rifiuti della città. Per quale motivo, allora, l’Avv. Falcomatà si oppone al trasferimento dei rifiuti in altre regioni? L’ordinanza n.62/2020 ha individuato, come area di confezionamento delle ecoballe, un “capannone, attualmente adibito a ricovero attrezzi”, sito alle spalle dell’impianto TMB di Sambatello, lontano da occhi indiscreti. Abbiamo già provveduto ad informare le Autorità competenti (Regione Calabria, Città Metropolitana, Comune, Vigili del Fuoco, ArpaCal, Prefettura, Procura della Repubblica, Questura, Carabinieri) che il capannone individuato non risulta essere a norma, in quanto sprovvisto di impianti di aspirazione, di piani e sistemi anti-incendio e di qualsiasi strumentazione che possa garantire la raccolta, in sicurezza, del percolato scaturente dalle ecoballe in fase di confezionamento, a tutela della Salute dei cittadini e dei funzionari preposti all’attività di confezionamento. La predetta ordinanza, inoltre, ha individuato, come area di stoccaggio delle ecoballe, alcuni “piazzali” sempre siti alle spalle dell’impianto TMB di Sambatello, e sempre lontani da occhi indiscreti. Come nel caso del capannone, abbiamo già provveduto ad informare le Autorità competenti che, a pochi centimetri dal sito di stoccaggio, è presente una struttura, coperta da una lamiera color tino rosso, corrispondente ad una condotta che affluisce direttamente, attraverso un passaggio sotterraneo, nel torrente parallelo alla superstrada c.d. “Gallico-Gambarie”, e successivamente a mare, precisamente all’altezza del depuratore di Catona”.

“Teniamo a precisare – rimarca la nota- che proprio l’area in cui l’Avv. Falcomatà vorrebbe trasformare in sito di confezionamento e stoccaggio delle ecoballe è da sempre soggetta a copiosi incendi, alimentati dalle alte temperature (che spesso superano i 40°) e dall’incuria dei terreni circostanti, abbandonati dai legittimi proprietari ormai da decenni. Tali incendi, pertanto, causerebbero l’incendio delle oltre 4.000 ecoballe stoccate, con conseguente immissione in aria di diossina, che andrebbe ad inquinare rapidamente l’aria di tutta la città di Reggio Calabria. Teniamo a precisare, inoltre, che proprio l’area in cui l’Avv. Falcomatà vorrebbe trasformare in sito di confezionamento e stoccaggio delle ecoballe è da sempre soggetta ad un serio rischio idrogeologico, dimostrato dalle sempre più numerose frane e smottamenti che hanno colpito più volte l’area di confezionamento e stoccaggio e la definitiva chiusura del tratto stradale sovrastante (ex Strada Statale 184), che fino a pochi anni fa collegava il centro abitato di Sambatello con la località c.d. “Ponte di Calanna”. Pertanto, le frane e gli smottamenti, impattando con le ecoballe, causeranno la fuoriuscita di percolato che, oltre ad infiltrarsi nella predetta condotta collegata con il torrente adiacente alla superstrada “Gallico-Gambarie”, andrebbe ad inquinare i vicini pozzi di approvvigionamento, che ad oggi riforniscono di acqua gran parte della città di Reggio Calabria. L’ordinanza n.62/2020 dispone che tutte le attività di confezionamento e stoccaggio previste verranno finanziate esclusivamente “con gli incassi derivanti dalla riscossione della vigente tassa sui rifiuti (TARI) per l’annualità 2020”. Il Comune di Reggio Calabria e gli uffici competenti sanno bene che la riscossione della c.d. “Tari” risulta da sempre difficoltosa, per via dell’altissimo tasso di evasione che, pertanto, non permetterebbe un completo finanziamento delle predette attività. Alla luce di quanto sovraesposto, se l’ordinanza non dovesse essere revocata, la città di Reggio Calabria si trasformerebbe, nel giro di poche settimane, nella nuova “Terra dei Fuochi”, e tutte le eventuali soluzioni al problema diventerebbero ormai vane. Infine, nella sua diretta Facebook del 13 Giugno 2020 l’Avv. Falcomatà ha affermato che già nel 2013 vi è stata un’emergenza simile. A nessuno dei cittadini di Sambatello risulta che, in quell’anno, i Commissari ai tempi preposti all’amministrazione della città abbiamo deciso di confezionare e stoccare ecoballe all’interno dell’impianto di Sambatello: pertanto l’affermazione del Sindaco è falsa e tendenziosa. Nelle more di un eventuale incontro con l’Avv. Falcomatà, il Comitato “Pro-Sambatello” ha già debitamente predisposto un fondo per provvedere alle spese utili per la continuazione della protesta ad oltranza ed ha conferito ai propri Legali l’incarico di predisporre tutti gli atti e le procedure opportune per avviare le dovute azioni giudiziarie in sede civile, penale ed amministrativa nei confronti di tutti quei soggetti che risulterebbero responsabili nel caso in cui l’ordinanza non venisse revocata in tempi celeri, auspicando che il Sindaco si attivi per trovare una soluzione diversa da quella statuita e maggiormente sicura ed efficace”, conclude la nota.