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Da “passa pa casa” a “faciti chiddu chi vuliti”, l’inspiegabile paradosso che indigna più degli assembramenti

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Hanno fatto il giro in tutt’Italia le immagini dei festeggiamenti per la promozione in Serie B della Reggina: il grande paradosso di uno Stato che propone regole assurde e mette in difficoltà solo l’economia

8 giugno 2020, nuova data da segnare in rosso sul calendario amaranto. Esplode la festa per Reggio Calabria che finalmente accoglie la notizia della promozione della Reggina in Serie B dopo 6 lunghissimi anni di inferno sportivo. Un momento di rivalsa per un’intera città, brava a riscoprirsi unita e piena di senso di appartenenza sia nei momenti di difficoltà che in quelli di gioia. Tanti tifosi si sono riversati in strada per festeggiare l’atteso traguardo, ma le immagini degli assembramenti a Piazza Duomo hanno fatto il giro d’Italia scatenando polemiche e indignazioni. Eppure tutto era iniziato in modo tranquillo, alle 15, quando i tifosi si comportavano in modo corretto, rispettando le norme anti Covid-19. Poi l’arrivo di qualche calciatore ha generato ancora maggiore entusiasmo, creando ingiustificati assembramenti e rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine, giunte per riportare la calma.

festa Reggina

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

La questione solleva un paradosso incredibile e dovrà far riflettere qualcuno. Perché mentre il centro città si riempiva di tifosi, che (giustamente) dopo tanto tempo chiusi in casa, dopo mesi in cui hanno dimostrato grande senso di responsabilità, hanno tutto il diritto di festeggiare la Serie B, fa discutere il fatto che in contemporanea il sindaco Giuseppe Falcomatà rilasciava esaltanti interviste ai microfoni della Tv ufficiale amaranto e soltanto nel tardo pomeriggio si sia ricordato di emanare un’ordinanza per evitare che la situazione degenerasse. Insomma, si è agito a festa finita: la Piazza è stata blindata e le transenne della Polizia Municipale, a deviare il traffico verso la Via Marina, hanno avuto l’unico risultato di limitare il lavoro dei locali della zona.

E’ necessario sottolineare che su StrettoWeb da ormai quasi due mesi (già da dopo Pasqua) raccontiamo una realtà che non giustifica alcun tipo di psicofobia del Coronavirus, soprattutto in Calabria, dove la linea dei contagi si è azzerata già da molto tempo. Quindi il problema degli assembramenti non riguarda assolutamente la possibilità che si diffondano in città nuovi focolai, come qualcuno ancora incredibilmente crede, ma è paradossale come il Comune non abbia agito in anticipo per evitarlo trattandosi di norma dello Stato, anche alla luce dei pregressi atteggiamenti di quest’Amministrazione nella gestione dell’emergenza.

I festeggiamenti sicuramente non erano organizzati, la gente si è recata a Piazza Duomo di spontanea volontà, ma c’era da aspettarselo e non si può far finta di nulla. Se fino a poco tempo fa il motto del Sindaco era passa pa casa, adesso non si può ragionare col tipico faciti chiddu chi vuliti, perché mentre tutto questo è “quasi giustificato” ci sono bar, ristoranti, negozi e tante P. Iva che a causa di regole restrittive sul distanziamento sociale vedono i loro profitti ridotti di almeno il 50%. Ad inizio maggio ci si è scandalizzati per l’ordinanza della governatrice Jole Santelli, che consentiva di servire nei tavolini fuori dai locali già riaperti dal Governo, un provvedimento che non ha aumentato di una virgola il rischio di contagio. Falcomatà e altri Sindaci hanno gridato allo scandalo, “il governatore gioca sulla salute dei calabresi” ha tuonato il Ministro Boccia che ha impugnato l’ordinanza Regionale. Oggi invece vediamo assembramenti incontrollati proprio sotto gli occhi del Sindaco. Probabilmente, o meglio sicuramente, si doveva trattare la questione in maniera preventiva, evitando di cadere in questi assurdi controsensi a cui Reggio Calabria, purtroppo, si sta abituando.

Manifestazione gilet gialliOvviamente non è un problema soltanto di Reggio Calabria. Non si possono dimenticare le immagini giunte dalle manifestazioni dell’Anpi il 25 aprile (quando il Nord era ancora in piena emergenza sanitaria!), quelle di Salvini e Meloni il 2 giugno a Roma, quelle dei gilet arancioni a Milano o ancora delle proteste per la morte di George Floyd in molte città d’Italia. Tutto sotto gli occhi di un Governo che prima pretende dai cittadini il rispetto di regole squadriste (divieto di passeggiata in spiagge deserte, divieto di portare i cani ad espletare i bisogni fisiologici, divieto di prendere il sole su una battiglia isolata), poi resta inerme e perde il controllo del territorio di fronte ad assembramenti che non dovrebbero esserci. Le regole si rispettano, ma devono essere rispettate da tutti. E se troppo spesso si verificano falle di questo tipo, è evidente che esiste un problema di gestione enorme. Tutto a discapito del settore produttivo e delle aziende, che fanno fatica ad andare avanti e si sentono “cornuti e mazziati”. Ad essere penalizzati sono soltanto gli imprenditori onesti e i loro dipendenti, la spina dorsale del Paese perchè produce, paga le tasse e si trova ad elemosinare bonus fiscali e cassa integrazione (fortunato chi li ha visti e chi li vedrà). Si spera che alla fine di questa paradossale vicenda sia il buon senso a vincere la battaglia, perché il problema non è più il Coronavirus: qui è a rischio la tenuta del sistema sociale ed economico, altrimenti rischiamo danni molto peggiori rispetto al già di per sè drammatico bilancio delle 33.964 vittime fatte dal Covid-19.