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Reggio Calabria, operazione Helios e il comunicato di “La Cosa Pubblica”: “in base a quale giudizio politico positivo si possono ripresentare alla città certe candidature?”

proteste avr Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Reggio Calabria, il comunicato di “La Cosa Pubblica” sull’operazione Helios che “ribadisce la necessità di riappropriarci del giudizio politico sull’azione amministrativa

“Otto anni fa, il Consiglio Comunale di Reggio, di lì a poco sciolto per mafia, su proposta della minoranza dell’epoca, rappresentata dal Pd, approvava all’unanimità una delibera (34/2012) per prolungare quanto più possibile l’attività di Multiservizi, pesantemente interessata da indagini giudiziarie e appena messa in liquidazione. Motivo dell’impegno corale di quell’assise era, a detta dei proponenti, la “tutela dei posti di lavoro”. E’quanto si legge nel comunicato stampa dell’Associazione “La Cosa Pubblica” in merito all’operazione Helios effettuata a Reggio Calabria. Ecco di seguito la nota completa: “Dopo otto anni dallo scioglimento per mafia, causato principalmente dall’infiltrazione mafiosa nelle società miste Leonia e Multiservizi, fenomeno ribattezzato come il “secondo sacco di Reggio”, il settore dei servizi comunali torna al centro di uno scandalo che, oltre che giudiziario, è politico. Anche in questo caso, con una scelta di dubbio gusto, viene portata come giustificazione per i comportamenti censurati dall’autorità giudiziaria, proprio la “tutela del lavoro”. Sarà compito della magistratura accertare la verità giudiziaria per i membri dell’amministrazione comunale come per i dirigenti di parte pubblica e privata coinvolti. Dovere della città e delle forze politiche è, tuttavia, quello di avviare e pretendere un profondo dibattito sui motivi della asfissiante continuità di pratiche e comportamenti che non pare assolutamente essere stata scalfita né dai Commissari (che hanno portato in città la ditta Avr senza addirittura bando di gara), né dall’amministrazione Falcomatà, che si è prodotta anzi in un ampliamento dei servizi attribuiti alla stessa e in una serie di proroghe che arrivano fino ad oggi, sempre in mancanza di una adeguata azione di controllo sulla qualità delle prestazioni offerte, a carissimo prezzo per la cittadinanza, nonostante le ripetute denunce e richieste che, nel corso di questi anni, sono state formulate da parte di alcune associazioni e movimenti politici.
Ciò che appare evidente è che le recenti indagini poco aggiungono di nuovo se non una ulteriore conferma di quanto, da anni, andiamo sostenendo, ovvero che il sistema delle esternalizzazioni altro non è stato che l’escamotage per sollevare dalle proprie responsabilità la parte politica e aggirare le norme sui pubblici concorsi consentendo di utilizzare il rapporto con i privati per assunzioni di clientes, amici e familiari, da sfruttare per il consenso elettorale, piegando quindi l’obiettivo dell’interesse pubblico alla reciproca composizione di interessi economici da una parte e interessi politici dall’altra, gli uni e gli altri essenzialmente parziali e distanti dall’interesse della comunità tutta. Basti come esempio del poco chiaro rapporto tra impresa privata e Comune, la presenza di mezzi e personale Avr alla manifestazione inscenata dal Sindaco nella recente protesta di fronte al Consiglio Regionale: in quale punto del contratto pagato con i soldi dei cittadini si prevede l’attività politica da parte di Avr? Chi ha pagato lo spostamento di quei mezzi e quel personale? Per tale motivo, più volte abbiamo sostenuto la necessità di giungere a una gestione realmente pubblica, controllata e trasparente dei servizi municipali, attraverso la creazione di Aziende Speciali municipali. Ma questo può non essere sufficiente a risolvere il problema.
È necessario, infatti, richiamare alle proprie responsabilità politiche quanti hanno strenuamente lottato per impedire tale cambiamento. In questo senso, la difesa del Sindaco, che ricorda la decisione di “internalizzare” i servizi di raccolta rifiuti affidandoli alla società in house Castore è, paradossalmente, la controprova della ferrea volontà di questa amministrazione (per nulla contrastata nelle sedi opportune dalla evanescente minoranza consiliare) di insistere sulla strada della continuità dei metodi e dei comportamenti. Nello scorso autunno, di fronte alla notizia dell’intenzione di “internalizzare” il servizio, che doveva iniziare prima il 31 dicembre, poi il primo aprile, avevamo denunciato che l’annuncio appariva come un espediente per giustificare ulteriori proroghe tecniche per Avr. A distanza di quasi un anno, di Castore non si hanno notizie, mentre Avr spadroneggia, con discutibili risultati, nelle strade cittadine, all’interno delle poste del bilancio comunale e sulle prime pagine dei giornali.
Non sfuggirà, inoltre, a nessuno che, di fronte alle notizie di consiglieri comunali che parrebbero impegnati nella tutela e promozione lavorativa di propri parenti, ha il sapore di una ulteriore, amara beffa prospettare come soluzione l’avvio futuro e sempre rimandato delle attività di Castore, i cui primi passi sono stati contrassegnati proprio dall’assunzione di due consiglieri comunali, uno di maggioranza e uno di minoranza, come abbiamo denunciato con forza già due anni fa.
Nonostante gli immancabili appelli ad un garantismo di convenienza, ribadiamo la necessità di riappropriarci del giudizio politico sull’azione amministrativa. Tale giudizio non può avere luogo senza ricordare che il rapporto tra Avr e amministrazione Falcomatà è stato inaugurato da assunzioni sulle quali mai c’è stata trasparenza nelle procedure di selezione, nonostante le pressanti, ripetute, richieste in tal senso dell’allora Pdci, che giustamente rivendicava chiarezza. Non si può dimenticare, inoltre, che l’Avr ha in questi anni realizzato diversi licenziamenti per i quali nessuno degli amministratori attuali ha mai speso una parola pubblica. Davanti a questa situazione, non riteniamo opportuno neppure chiedere le dimissioni dei soggetti coinvolti, ma riteniamo necessario che la città si ponga una questione ancora più fondamentale: in base a quale giudizio politico positivo si possono ripresentare alla città certe candidature? È possibile e giusto affrontare una nuova campagna elettorale con solito deteriore metodo della moltiplicazione delle liste, molte delle quali probabilmente ospiteranno candidati beneficiati da posti di lavoro in aziende private o “pubbliche” in rapporto con il Comune, perpetuando così un sistema che non fa altro che rafforzare l’essenza clientelare della nostra esausta democrazia locale?

Per l’Associazione “La Cosa Pubblica” – Stefano Morabito