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Reggio Calabria, nessun caso positivo al Covid-19 nei 14 giorni successivi al maxi assembramento per la festa della Reggina

  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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A Reggio Calabria neanche un caso positivo al Coronavirus nelle ultime due settimane, dopo il maxi assembramento per la festa dei tifosi della Reggina

Sono passati 14 giorni dal maxi assembramento dell’Arena Ciccio Franco, dove Venerdì 12 Giugno migliaia di tifosi della Reggina si erano ritrovati per festeggiare la promozione della squadra amaranto in serie B. E sono passati 17 giorni dal primo assembramento tra squadra e tifosi, a piazza Duomo nel pomeriggio di Martedì 9 Giugno quando è arrivata la notizia dell’ufficialità della promozione e i tifosi si sono riversati in strada a festeggiare. Le foto e i video dei festeggiamenti avevano scatenato feroci polemiche in città e sui media nazionali, che avevano stigmatizzato il comportamento dei tifosi e della squadra, considerato rischiosi per il contagio. Dopo i festeggiamenti, la Questura reggina ha annunciato il pugno duro e disposto le prime multe di 400 euro per i tifosi riconosciuti tramite i sistemi di videosorveglianza, arrivando a paventare anche l’ipotesi del DASPO, vietando cioè a chi si è reso protagonista di assembramenti, di seguire la Reggina allo stadio per tutto il prossimo anno in serie B.

Fatto sta che a Reggio Calabria, nella Città meno colpita d’Italia dal Coronavirus con il contagio azzerato da metà Aprile, adesso anche i fatti confermano che quegli assembramenti non erano pericolosi. Sono passate più di due settimane, e in città non c’è stato neanche un caso positivo. D’altronde quanto fa zero più zero lo insegnano in prima elementare. Ovviamente si è trattato di comportamenti illegali, fuori legge rispetto alle disposizioni del DPCM del Governo che continua a vietare assembramenti. E per questo motivo è pacifico che le autorità competenti  perseguano i trasgressori.

Il punto non è sui controlli e sui controllori, che non hanno competenze decisionali ma si limitano ad applicare le leggi decise dal Governo. Il problema è che queste norme sono assurde rispetto alla situazione epidemiologica del nostro territorio: i tifosi della Reggina hanno dimostrato, inconsapevolmente, che a Reggio Calabria non c’è alcun rischio di contagio dagli assembramenti all’aria aperta. E lo stesso discorso vale per tutte le altre realtà del Centro/Sud dove siamo a zero casi da mesi e dove in realtà ci sono assembramenti quotidiani nei luoghi d’aggregazione, in spiaggia, nei parchi, sui lungomari, nelle isole pedonali, nelle aree del passeggio. I tifosi della Reggina hanno dimostrato quanto sia assurdo continuare a vietare i matrimoni, le partite di calcetto, la pesca in barca anche tra appartenenti a differenti nuclei familiari e tante altre follie post-emergenza.

E così, mentre gli psicofobici che davano la caccia all’untore tra i supporters amaranto dopo essersela presa barbaramente con i runners, i fuori sede, i tavolini all’aperto, le movide, oggi rimangono inspiegabilmente – e per l’ennesima volta – delusi dall’evidenza che smentisce tutte le loro paure, la gente deve continuare a sopportare limitazioni assurde e immotivate rispetto a un rischio che non c’è.

Intanto al porto è in arrivo Menez. La Reggina voleva fare una grande festa all’aperto, in riva al mare, sotto il sole. Quindi in piena sicurezza.

Ma anche questa è stata stoppata in nome del DPCM di Giuseppi, capo di un Governo che continua a limitare le libertà personali.