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Reggio Calabria, inchiesta Avr. Richichi e Giandoriggio: “stona in questa vicenda il silenzio tombale del partito democratico”

Reggio Calabria, inchiesta Avr. Richichi e Giandoriggio: “stona in questa vicenda il silenzio tombale del partito democratico che, come denunciato diverse volte, è assente con il beneplacito del commissario regionale e della Segreteria nazionale”

“Subito dopo le notizie dell’inchiesta “Helios” imperversa il protagonismo di sciacalli, iene, nani e ballerine che si sono avventati su una preda che non può difendersi, o forse, che non vuole difendersi perché, davanti ad accuse infamanti, spesso, ci si ritira nel proprio privato in attesa che la giustizia, quella dei tribunali, ridia dignità agli accusati“. E’ quanto scrivono in una nota Domenico Francesco Richichi, già dirigente regionale del PD e Domenico Giandoriggio, già Componente l’Assemblea regionale del PD. “Le accuse vengono dall’estrema sinistra che – proseguono- non tiene in alcun conto l’aspetto politico di dichiarazioni che vanno aldilà di ogni buon senso, solo, per approfittare di un momento di difficoltà per auto proporsi quali futuri antistorici salvatori della patria. Cosa che non è nei geni di tale sinistra che si rivela giustizialista comunque. L’amministrazione comunale di Reggio Calabria, con i suoi protagonisti, se ha un peccato è quello di avere pensato che le scelte amministrative fossero un’esclusiva dei pochi uomini alla guida con una presunzione ed una improvvisazione che hanno impedito di esaminare ed analizzare soluzioni che, anche discusse nelle sedi di partito, venivano consigliate o suggerite. L’aspetto penale dei comportamenti spetta alla giustizia, però non può non sottolinearsi che, visti i contenuti delle accuse, forse più che piangere, si dovrebbe ridere per l’infantilismo dei comportamenti di molti degli indagati”.

“Stona in questa vicenda -aggiungono– il silenzio tombale del partito democratico che, come denunciato diverse volte, è assente con il beneplacito del commissario regionale e della Segreteria nazionale che non hanno voluto capire che, nella vita politica, occorre distinguere i ruoli: una cosa è il governo o l’amministrazione della res pubblica, altra cosa sono le scelte, gli indirizzi, le proposte politiche di un partito che mette, o dovrebbe mettere, alla base dei suoi comportamenti valori, idee e principi dai quali non si può né si deve derogare. Ma quest’ultimo è un peccato originale del PD presidenzialista, che vuole assommare in un’unica persona i due ruoli: politico e governativo in barba alla tradizione ed alla Costituzione redatta ed approvata da uomini di alto spirito democratico. Non è sopportabile, infine, politicamente e sul piano organizzativo, che il Partito democratico sia commissariato a livello regionale ed in quattro delle cinque provincie calabresi. Personalmente abbiamo fiducia nella correttezza e onestà delle persone indagate che, come recita la Costituzione, non sono colpevoli fino a sentenza definitiva, cosa della quale la sinistra estrema, in versione avvoltoio, non ha voluto tenere conto per contingenti, locali interessi beceri e gretti“, concludono.