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“Prodotto Interno Sporco”, il giornalista reggino Felice Manti spiega perchè nessuno ferma l’economia sommersa a maggior ragione dopo il lockdown

Prodotto Interno Sporco Felice Manti

“Prodotto Interno Sporco”, l’ultimo libro del giornalista reggino Felice Manti

Si chiama “Prodotto Interno Sporco” il nuovo libro del giornalista reggino Felice Manti, Caporedattore del Giornale. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul sommerso – Ecco perchè nessuno ferma l’economia parallela che viaggia sottotraccia da Nord a Sud: contribuisce a creare Pil e un welfare sotterraneo che tiene unito il tessuto sociale e impedisce che il Paese salti per aria dopo il lockdown che ci ha messo in ginocchio“.

Il libro sarà in edicola a partire da Giovedì come allegato al Giornale: fa parte della collana “Fuori dal coro” su economia sommersa, contanti, riciclaggio e lotta alle mafie.

Nel libro, Felice Manti illustra una tesi controcorrente: “sostengo che la lotta al sommerso non si farà mai seriamente perché allo Stato conviene, visto che tiene il Sud a bada sotto il profilo dell’ordine pubblico. In più, prove alla mano, dimostro che una buona parte del sommerso rientra nell’economia legale attraverso una “invasione fiscale” che genera, appunto, Prodotto interno sporco“.

Manti spiega che “Questo pamphlet non vuole essere un elogio al nero, ma un ragionamento scevro da ipocrisie buoniste sul fatto che, senza l’economia parallela che viaggia sottotraccia da Nord a Sud e che tutti pratichiamo – anche senza accorgercene – in Italia la crisi economica che i Paesi occidentali stanno attraversando a causa del virus farebbe molti più danni al tessuto sociale di quanto non stia già accadendo. Perché per ogni fabbrica che chiude e delocalizza, lasciando a spasso operai e maestranze, ogni giorno ci sono decine di esercizi commerciali che riaprono. Non certo per i prestiti delle banche, ma solo grazie all’enorme quantità di contante “emerso” fornito dalle organizzazioni criminali. Il sommerso nel mondo vale 5mila miliardi di dollari, fra il 5 e il 7% del Pil mondiale, secondo i calcoli del Fondo monetario internazionale. In Italia si parla di una cifra compresa tra 100 e 200 miliardi. Soldi sporchi che però producono Pil, Prodotto interno lordo, attraverso l’emersione di capitali frutto di narcotraffico, truffe e attività illegali. Lo abbiamo ribattezzato Pis, Prodotto interno sporco. Sporco come il lavoro che fa: crea un welfare parallelo, soprattutto nelle zone più disagiate del Paese ma non solo, trasformando una disoccupazione diversamente insostenibile in manodopera a busta paga per le lavanderie delle principali organizzazioni criminali, la ‘ndrangheta su tutte”.

“Bisogna cominciare a raccontarcela, questa verità scomoda: anche prima che il Coronavirus frantumasse una parte del sistema produttivo italiano, c’erano interi settori che sopravvivevano e sopravvivranno al Covid-19 grazie al nero. Ed è grazie all’economia sommersa che questo Paese sta in piedi, perché senza l’illegalità e senza il sommerso il Mezzogiorno sarebbe un’enorme banlieue in fiamme, vista la disoccupazione a due cifre. E lo Stato (che di recente ha deciso di infilare sommerso e illegale nel Pil, tanto per imbrogliare i conti pubblici) sa che smontare definitivamente le mafie potrebbe avere un ritorno negativo sotto il profilo sociale. Primo, perché il modello di welfare criminale, soprattutto quello della ‘ndrangheta in Calabria, sarebbe difficilmente replicabile. Secondo, perché le cosche sono brave a tenere sotto controllo il disagio. E il degrado che avanza inesorabile in alcuni quartieri peggiora la situazione. Se il sommerso emergesse, i soldi andrebbero tutti ad ingrassare la tigre chiamata spesa pubblica. Non bisogna neanche sottovalutare l’allarme sociale che cova in un Paese pieno di disuguaglianze come il nostro, dove il rischio di una crescente esasperazione sociale basata sull’insoddisfazione della popolazione potrebbe portare a varie forme di rivolta su una scala senza precedenti“.