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Polizia USA violenta, la testimonianza di un reggino a New York: “Mi sono sentito umiliato”

Di Kirieleyson – La morte di George Floyd da parte di un poliziotto americano ha aperto una protesta di immense proporzioni negli Stati Uniti ed in tanti paesi occidentali. Pare che solo oggi il mondo si sia accorto della paranoia che pervade la mente di molti policemen dì oltre oceano.

Da Italiani siamo abituati, nell’essere fermati per strada da Polizia o Carabinier, nel sentirci dire “Buongiorno, favorisca i documenti” e sentirci solo dopo contestata l’eventuale infrazione commessa. Chi ha vissuto per un certo periodo nel Nord America sa bene che da quelle parti non è così.

Da parte mia posso riferire di una delle mie esperienze personali. Per l’altra, un po’ grottesca e comunque finita bene, rimando all’articolo di StrettoWeb “Storia di “spie” reggine e sottomarini americani

Una volta, mi è capitato, di notte, di imboccare con la mia auto un senso vietato, peraltro fermandomi dopo una decina di metri, non appena mi sono accorto del mio errore. Immediatamente è arrivata un’auto della polizia che, con una sbandata controllata, si è messa di traverso di fronte alla mia auto (mi pareva di assistere alla scena di un film).

Sono scesi due poliziotti: uno si è piazzato a pochi metri con la pistola puntata mentre l’altro mi intimava di scendere   dall’auto gridando come un ossesso, per poi strattonarmi e tenermi forzatamente contro il cofano della macchina per perquisirmi.

Verificato che non avevo con me alcuna bomba a mano o un mitra ha sbraitato un paio di volte “tu sei ubriaco” e mi ha costretto a camminare dritto sul marciapiede per verificare se lo ero effettivamente.

Con sua grande delusione, la sua intuizione non è stata confermata, perché ho camminato dritto, ma il suo atteggiamento forse adeguato se si fosse trovato di fronte un criminale, non è mutato.

Mi sono sentito umiliato.

Per la cronaca: mi sono rifiutato di pagare la multa e quindici giorni dopo sono andato presso la Corte (una specie di processo veloce, senza avvocato difensore): mi sono dichiarato colpevole, ma ho aggiunto che ero un turista, che non conoscevo le strade e che comunque mi sono fermato subito, già prima che arrivasse la polizia. il l giudice mi ha assolto.

La mia rabbia non era stata per la multa, che avrei potuto tranquillamente pagare, ma il modo in cui sono stato trattato, nemmeno fossi stato un rapinatore. Ed ero vestito con giacca e cravatta. Non nascondo la soddisfazione nel vedere la faccia dei due poliziotti, presenti in aula, nell’udire della mia assoluzione.

L’idea che mi sono fatto quando ho vissuto tra Stati Uniti e Canada, alcuni decenni fa, è che la polizia di quei paesi ha la sindrome del film. Credo che tanti poliziotti sognino ogni notte di fare inseguimenti in auto alla 007 e soprattutto piaccia loro giocare con le armi, di cui fanno sfoggio con grande orgoglio, non appena se ne presenti l’occasione e anche quando non sarebbe proprio il caso, o mettere in mostra la loro forza fisica.

Se poi a ciò si aggiunge un po’ di razzismo, che da quelle parti (come dalle nostre, per inciso) non è mai stato superato, si capisce bene perché accadano certi eccessi.