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‘Ndrangheta, pentito su Giorgio De Stefano: “mandato a Milano perchè a Reggio faceva troppo bordello nella movida, risse notturne ed eccesso di mondanità”

‘Ndrangheta, un collaboratore di giustizia su Giorgio De Stefano

Dalle indagini coordinate dalla Dda di Reggio Calabria è emerso come le frequentazioni e le relazioni del 38enne Giorgio De Stefano poco si conciliassero con la discrezione imposta agli esponenti apicali delle cosche. A sottolinearlo è un collaboratore di giustizia che nel riportare i commenti di alcuni ”ndranghetisti storici’ afferma che il comportamento del 38enne veniva definito ”pericoloso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Malefix – per la sua eccessiva mondanità e per i rischi di sovraesposizione per tutta la cosca cagionati dal suo comportamento irrazionale, dalla sua costante presenza nella movida reggina”. ”Per Zappia andava sciolto solamente nell’acido. Era tutto con quei capelli raffinati, – afferma il pentito a quanto riportato nell’ordinanza – se ne andava per i locali a fare bordello, litigi con le persone, alle 5 le 6 di mattina è ancora in giro” facendo riferimento alle risse che ne scaturivano e che creavano problemi coinvolgendo la cosca per dirimere le problematiche innescate. Per questo motivo il clan all’epoca capeggiato da Enzo Zappia e Giovanni De Stefano aveva deciso di rimandare a Milano Giorgio De Stefano. L’obiettivo era duplice nella città lombarda “Giorgino” avrebbe potuto “amministrare gli interessi economici” che in quell’area coltivava il clan e allo stesso tempo sarebbe stato lontano dagli ambienti calabresi, dove ancora non era in grado di muoversi con la dovuta riservatezza.

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