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Messina, turismo in crisi: “Fraintesa la natura delle agenzie di viaggio, serve liquidità per arrivare fino a dicembre”

Agenzie viaggi

Messina. Quello delle agenzie di viaggio è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi legata al Covid-19. Paolo Turiaco, titolare di un’agenzia di viaggio messinese e punto di riferimento del settore in questa fase di fermento fa il punto della situazione, parla ai microfoni di StrettoWeb

A causa della crisi scaturita dal dilagare della pandemia da Coronavirus, già dalla fine di febbraio quasi tutte le agenzie di viaggio in Italia hanno abbassato le loro saracinesche e cominciato a lavorare in smart-working. Da quel momento in avanti la loro attività principale è diventata assistere i clienti in fase di rientro e cancellare quanto era stato prenotato per le date successive.

Cancellazioni che hanno rappresentato uno dei traumi economicamente più rilevanti poiché oltre ad aver coinvolto le prenotazioni relative ai servizi che rappresentano la principale fonte di introiti per il settore (quali crociere, viaggi di nozze, gite scolastiche) hanno di fatto vanificato il lavoro svolto dagli operatori nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio che è quello che in prospettiva si traduce nei viaggi effettuati durante luglio, agosto e settembre. Ovvero l’alta stagione. Come se non bastasse la diffidenza dei viaggiatori è alta anche per quanto riguarda periodi successivi poiché si teme un aumento dei contagi durante il periodo autunnale e conseguentemente un nuovo ciclo di limitazioni agli spostamenti nazionali ed internazionali.

Noi abbiamo cancellato fino a dicembre” commenta Paolo Turiaco – proprietario di una nota agenzia di viaggi messinese – che ci aiuta a fare luce sulle criticità che si trovano a dover affrontare gli operatori del settore con particolare riferimento a quanto si sta facendo a Messina.

Ma il problema più grosso – aggiunge Turiaco – è che noi possiamo aprire, ma non vendiamo perché non abbiamo nulla da proporre. Pensiamo al traffico croceristico ad esempio, è ancora fermo e la navigazione dovrebbe riprendere ai primi di agosto. Navigazione si fa per dire, peraltro, perché si pensa che non si andranno a toccare porti stranieri. Gli itinerari saranno sicuramente ridotti. In questo contesto è facile comprendere la diffidenza dei viaggiatori, il cliente in questo clima di incertezza non ha alcuna voglia di partire. Ci sono realtà statali che fanno ostruzionismo (vedasi il caso della Grecia, ndr), il 50% degli albergatori non ha riaperto. E a tutto ciò si aggiunge, ovviamente, il fatto che in diversi luoghi come ad esempio gli Stati Uniti, il virus è ancora estremamente diffuso. Per questi motivi attualmente le richieste dei clienti sono praticamente zero, facciamo solo assistenza per quanto riguarda i rimborsi”.

Assistenza che le agenzie di viaggi, a loro volta, ricercherebbero nell’intervento dello Stato ma che in questo momento appare carente: “Il fondo perduto al quale ci si riferisce con il decreto liquidità è misero perché vengono considerati i dati di produttività e fatturazione relativi al solo mese di aprile, ma noi siamo stati chiusi a marzo, aprile e maggio. Inoltre aprile in termini di fatturazione è poco rappresentativo perché noi prenotiamo ad aprile per fatturare a luglio e ad agosto”.

Il bonus vacanze – prosegue Turiaco – è più uno strumento di tortura che un aiuto per quanto riguarda agenti di viaggio ed albergatori e non tutti lo accetteranno. Si tratta di anticipare e poi scaricarlo come credito d’imposta cosa che avrebbe come risultato, in questa situazione, un’ulteriore penalizzazione dell’agente di viaggio, del tour operator e dell’albergatore. Peraltro un cliente che dovesse decidere di utilizzare il bonus si ritroverebbe con circa 300 euro. Se si considerano i prezzi dei voli che al momento sono esorbitanti è facile immaginare come il cliente a quel punto possa decidere di orientarsi verso un turismo di prossimità, cosa che non aiuterebbe noi operatori perché è nei servizi di outgoing, quindi viaggi verso l’estero, con voli e molti più servizi, che noi troviamo il nostro guadagno”.

Ed è proprio questo il punto su cui sembra essersi creato il cortocircuito tra agenzie di viaggi e Governo. Secondo Turiaco infatti ad essere fraintesa è stata la vera natura dell’agenzia: “L’agenzia di viaggi non propone un turismo di vicinanza. L’agenzia è un’intermediaria tra il pacchetto che propone il tour operator e il cliente. Noi prendiamo il prodotto e lo vendiamo al cliente. Possiamo anche confezionare dei pacchetti da presentare al cliente per andare incontro alle sue esigenze ma questa è un’attività ‘artigianale’ se paragonata a quella che può essere sviluppata direttamente dai tour operator”.

Ed è in questa prospettiva che i tentativi del governo di andare incontro agli operatori del settore attraverso una politica che punta a modificare i sistemi di vendita, promuovendo il turismo di prossimità, non riuscirebbero ad essere concretamente efficaci.

L’unica soluzione che appare determinante in questo momento – afferma Turiaco – è un’iniezione di liquidità, coniugata ad un intervento sotto il profilo fiscale, che consenta alle agenzie di rimanere in piedi finché la situazione non sarà tornata alla normalità, cosa che temo non accada prima di dicembre”.

Per ottenere questi risultati gli operatori sul territorio messinese stanno cercando di fare rete: “Uno degli effetti prodotti da questa crisi è stato il creare un punto d’unione per la categoria, piuttosto disunita fino ad oggi non avendo avuto grosse problematiche comuni da dover risolvere. Per quello che a me risulta dai confronti che ho avuto con i colleghi del resto d’Italia ci sarebbero regioni del centro nord che starebbero provvedendo ad immettere liquidità per sostenere il settore. Cosa che qui ancora non sta succedendo. A livello locale stiamo cercando con altri colleghi di fare gruppo e promuovere l’apertura di un tavolo tecnico con la regione per evidenziare le nostre criticità e proporre delle soluzioni strutturate, mi risulta che ci siano già stati dei contatti sia con l’assessore al turismo Manlio Messina che con Musumeci. Stiamo cercando anche di aprire un dialogo con il Comune”.