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Messina come Sodoma e Gomorra, ma i cittadini non lo sanno

messina movida

Procede la crociata ideologica contro la presunta dissolutezza dei cittadini messinesi. Quale sarà il prossimo mulino a vento contro cui combattere?

In un contesto storico in cui la classe dirigente e politica fatica sempre più ad esprimere contenuti reali e di conseguenza progetti a lungo termine concretamente utili, accade sempre più spesso che chi ne fa parte trovi nell’allarmismo l’unico strumento attraverso cui legittimare la propria esistenza istituzionale.
Se c’è una cosa che il coronavirus ci ha insegnato, infatti, è proprio che non c’è niente di meglio di una bella ondata di terrore per polarizzare il consenso attorno alle figure istituzionali e politiche che si occupano di affrontarla o, in alcuni casi, di specularci sopra per poi passare all’incasso.

Ed questo che sembra stia accadendo a Messina dove, accantonata la scusa delle precauzioni anti-covid, non più legittimate sulla base della costante e positiva evoluzione del quadro sanitario a livello sia nazionale che regionale, si è individuato nella presunta dissolutezza dei cittadini il nuovo elemento su cui generare allarme sociale e grazie al quale costruire consenso. D’altronde una vetrina è sempre una vetrina e poco importa se il problema di cui si discute sia reale o ingigantito ad arte.

A quanto emerge da un comunicato del Comune di Messina che anticipa una riunione della VII Commissione consiliare sul tema dell’abuso di alcol e droghe, infatti, pare che questo fenomeno abbia assunto i connotati di una vera e propria “emergenza”, nonostante alla maggior parte dei cittadini che vivono il territorio la cosa sia sfuggita.

Il problema del consumo di alcool e droga – si legge nel comunicato – non è estraneo, purtroppo, neppure ai giovani della movida messinese ed in questi giorni, in concomitanza con la fine del lockdown, il bilancio, frutto di un disagio giovanile probabilmente amplificato dall’emergenza coronavirus, si è rilevato drammatico”.
Dramma che, una volta accantonata la problematica relativa al distanziamento sociale che non viene menzionata, sarebbe emerso da due episodi isolati: il malore di una dodicenne, che poi è risultato essere indipendente dal consumo di sostanze alcoliche ed una rissa verificatasi tra un gruppo di giovani nel centro città. Episodi (peraltro non strettamente legati al consumo di alcol e droghe) che già non consentirebbero di parlare di dramma sociale in un paesino di qualche centinaio di anime, figuriamoci in una città di 240 mila abitanti.

I comportamenti di consumo diffusi tra i giovani – si legge ancora – richiedono una particolare attenzione per la possibilità di gravi implicazioni di ambito non solo sanitario ma anche psico-sociale, data la facilità di associazione con altri comportamenti a rischio, assenze scolastiche, riduzione delle prestazioni scolastiche, aggressività e violenza, oltre alle possibili influenze negative sulle abilità sociali e sullo sviluppo cognitivo ed emotivo”.
Messina, dunque, se non altro nella lettura di chi anima i lavori della VII Commissione, psicologicamente stremata dal lockdown si sarebbe improvvisamente trasformata in una versione moderna di Sodoma e Gomorra, popolata da frotte di adolescenti schiavi della droga, dei vizi e della violenza.

Tutto ottimo materiale per un romanzo noir o per una serie tv crime, ma del tutto inadatto ad indirizzare l’approccio delle istituzioni sul tema dell’abuso di droghe e alcol che, proprio per la sua serietà, merita di essere affrontato sulla base di analisi approfondite e non sull’onda dell’animosità generata da qualche caso isolato, sfruttato per montare l’ennesimo caso mediatico utile a consolidare la propria posizione all’interno delle istituzioni.

Tutte considerazioni di carattere teorico, queste, a cui si aggiungono inevitabilmente le preoccupazioni di carattere concreto. Queste nascono dall’analisi della deriva liberticida inaugurata durante la pandemia che sembra essere piaciuta molto ad alcuni amministratori e politici che, infatti, insistono nel varare provvedimenti che se potevano essere tollerati in una condizione eccezionale quale poteva essere quella sanitaria di qualche mese fa, diventano assolutamente inconcepibili oggi.

Ad acuire questa preoccupazione, peraltro, la sibillina conclusione del comunicato in cui si legge: “Prevarranno iniziative a carattere preventivo o repressivo sui giovani Messinesi?