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Messina, flash mob contro annessione dei Territoriali Occupati Palestinesi

Palestina proteste

Messina. Flash mob contro l’annessione dei Territoriali Occupati Palestinesi, i manifestanti hanno realizzato un documento, presentato al Prefetto, per stimolare il dibattito a livello nazionale ed internazionale

Si è svolto lo scorso sabato 27 Giugno, un flash mob contro la annessione dei Territoriali Occupati Palestinesi promosso da associazioni, movimenti e partiti che hanno redatto un documento. Il testo – riportato in calce – è già stato consegnato la Prefetta Maria Carmela Librizzi alla quale si è chiesto di svolgere, nei prossimi giorni, un incontro al fine di esporre il contenuto del documento insieme con le richieste al Governo e agli organismi internazionali”. È quanto si legge nel comunicato diramato dagli organizzatori della manifestazione, appartenenti a diverse organizzazioni, tenutasi lo scorso 27 giugno.

Nonostante le restrizioni per il Covid-19 sono stati in tante e tanti a prendere parte all’iniziativa ascoltando, attraverso un collegamento alcune voci di resistenza dai Territori: la giovane attivista Sameeha Huraini del gruppo di Sumud dalla zona di Hebron e Ibrahim Duik presidente dell’Unione degli Agricoltori palestinesi e rappresentante del Consiglio Popolare della zona di Gerico e della Valle del Giordano. 

Durante la manifestazione si è svolto anche un rito di condivisione per la pace e il dialogo tra i popoli. A tutti i partecipanti è stato offerto lo ZA’ATAR -pane, olio e una miscela di aromi e spezie del Mediterraneo- pietanza tradizione palestinese, simbolo di essenzialità”.

Questo il documento prodotto a seguito della manifestazione:

Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha invitato il ‘governo israeliano ad abbandonare i suoi piani di annessione‘, poiché l’annessione di parti della Cisgiordania occupata, costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e minerebbe le possibilità di ripresa dei negoziati.

La Cisgiordania fa parte, assieme alla striscia di Gaza, dei ‘territori palestinesi’ e della regione storico-geografica della Palestina, sebbene Israele vi mantenga insediamenti e ne costruisca di nuovi, e nonostante la costruzione di una barriera di- fensiva, da parte di Israele, sui territori palestinesi che incide pesantemente sulla qualità della vita della popolazione. Nel 2005, Israele ha attuato il ritiro unilaterale dalla sola Gaza, senza rimuovere l’embargo posto all’ingresso di merci e persone.

Ricordiamo che la Cisgiordania è già occupata militarmente da Israele, il cui esercito permette già, ai coloni israeliani, di appropriarsi della terra dei palestinesi, commettendo, quotidianamente, violazioni in regime di piena impunità. Gli inse- diamenti, già illegali e per questo condannati dall’ONU e dall’Unione Europea, hanno continuato ad estendersi, nonostante con l’Accordo di Oslo (1993) la mag- gior parte della Cisgiordania è stata posta sotto l’amministrazione dell’Autorità na- zionale palestinese.

Il 10 giugno, la Corte Suprema di Israele ha annullato come ‘incostituzionale’ la legge del 2017 che avrebbe legalizzato insediamenti ebraici in Cisgiordania costruiti su terra privata palestinese. La decisione si basa sul fatto che la legge ‘viola i diritti di proprietà e di eguaglianza dei palestinesi, mentre privilegia gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi’.

L’annessione, all’interno del piano Peace to Prosperity, concordato esclusivamente tra USA e Israele, è una netta violazione del diritto internazionale e contraddice gli impegni di Israele previsti dall’Accordo di Oslo e non riconosce la critica all’in- terno della società israeliana alla continua violazione del diritto internazionale. Centinaia sono le risoluzioni delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza, del- l’Assemblea Generale, che Israele non ha mai considerato.

L’ultima risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite , non applicata, è del 2016, la 2334, in cui si chiede ad Israele di porre fine alla sua politica di inse- diamenti nei territori palestinesi dal 1967, inclusa Gerusalemme Est e si ribadisce che non si riconoscerà alcuna modifica dei confini del 1967, se non quelle concor- date dalle parti con i negoziati.

L’annessione, così come previsto dalla legge che presenterà il Governo israe- liano alla Knesset il 1 luglio, riguarderà il 30% della superficie della Cisgiorda- nia e questo significa mettere una pietra tombale sul processo di pace.
Il premier dell’Autorità Nazionale Palestinese Mohammed Shtayehe in questi gior- ni, ha comunicato, alla stampa estera, la decisione che i palestinesi avvieranno passi relativi alla proclamazione dello Stato di Palestina entro i confini del 1967, con Gerusalemme capitale, in caso di annessione dei territori.

E’ da sottolineare che una risposta inadeguata delle nazioni e degli organismi che li rappresentano potrebbe creare un precedente e, quindi, spingere altri stati, con ambizioni territoriali, a violare principi basilari del diritto internazio- nale, che vietano l’acquisizione di territori con la forza, minando la stabilità e la sicurezza in tutto il mondo.

L’attuale frammentazione del territorio palestinese non dà alcuna possibilità di sovranità effettiva, di accesso alle fonti primarie come l’acqua, di sviluppo e di crea- zione di un reale sistema democratico. E’ necessario un nuovo inizio, per una reale relazione tra tutte le donne e gli uomini che abitano la Palestina storica, non condi- zionata da ideologie di predominio e regimi di apartheid, che non guardi più alla nazionalità e alle origini religiose.

Non c’è più tempo! Chiediamo al Governo italiano di adoperarsi in tutte le sedi, a partire dall’Unione Europea, per fermare la legge israeliana per l’an- nessione di territori in Cisgiordania, ritirare l’esercito e mettere fine all’occu- pazione, non collaborare con la politica israeliana e vietare la vendita di armi ad Israele, garantire il rispetto del diritto internazionale, salvaguardare i diritti umani del popolo palestinese, mettere in campo azioni diplomatiche per commutare sanzioni significative alla politica coloniale e razzista dell’attuale Governo israeliano“.

Le organizzazioni firmatarie

Anymore onlus
ANPI Sezione Comunale Aldo Natoli
ARCI Messina APS
Articolo Uno Messina
Assopace Palestina
BDS Messina
Cambiamo Messina dal basso
CGIL Messina
Circolo ARCI Thomas Sankara
Coordinamento donne CGIL Messina
CUB SICILIA
FIOM CGIL Messina
FLC CGIL Messina
Freedom Flottilla Italia
Link Messina – Studenti Indipendenti
Rete studenti Medi Messina
Rifondazione comunista
#6000Sardine Messina
Sinistra Anticapitalista Sicilia
UDU Messina Sindacato Studentesco
UIL Messina
Unione Degli Studenti Messina