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Conte, l’elemosina agli italiani e l’autoproclamazione camuffata da Stati Generali

L’autoproclamazione del premier Conte agli Stati Generali Villa Doria Pamphilj

La “potenza di fuoco” non tende ad arrestarsi.

Bazooka saldamente in mano, il premier Giuseppe Conte si muove come un “marines” navigato tra le mine e le macerie di una pandemia prima (solo) sanitaria oggi sociale ed economica.

Ma Giuseppe ed il suo Governo si sono superati. Come non dimenticare, a titolo d’esempio, i 600 euro destinati a lavoratori Autonomi e Partite Iva validi per il mese di Aprile e accrediti, “lesti lesti”, nei primi giorni di Giugno.

Tempestivi, giusto e casualmente in tempo per le scadenze Iva, Imu, Irpef (e aggiungete tutti gli altri acronimi che lo Stato ogni anno inventa) e riversare nelle casse del Paese quei soldi arrivati dalle finestre.

Oh che bella la vita degli italiani con un Governo del popolo, che mette giù uno strumento originale e innovativo come la Cassa Integrazione, o addirittura una garanzia ad un prestito fino a 25 mila euro per le aziende. Che poi le banche brutte e cattive non erogano, ma questo è un altro discorso. E non vi lamentate sempre. Perché è arrivato anche il Reddito d’emergenza, a squarciare il cielo grigio della disoccupazione e della crisi. E anche qui è solo un punto di vista il fatto che oggi il Reddito d’emergenza sia fermo al palo, a meno di un terzo rispetto a quanto previsto dal decreto governativo con oltre il 20% delle domande respinte dalla sempre utili e facilitatrice burocrazia italiana (un fardello che nemmeno dinanzi ad una crisi planetaria senza precedenti ha saputo cambiare marcia). Il Reddito d’Emergenza, come molti esperti di economica avevano ipotizzato, si avvia verso un totale flop con meno di un terzo dei nuclei stimati dal Governo che sarebbero candidati a richiedere la misura ma, ancora meno quelli che presenteranno richiesta.

D’altronde i paletti per usufruire del ReM non sono semplici (“più difficoltà ti comporto, meno soldi dovrò darti, maggiore è il mio risparmio”, equazione semplice, è lo Stato bellezza!). Isee inferiore a 15 mila euro, modelli e cartoffie da compilare, incompatibilità con altre forme di aiuti già attive: dunque, nella precisione, illustri economisti si stanno ancora chiedendo a quale categorie di italiani questa misura fosse stata indirizzata nel giorno della sua genesi.

Ma Conte per gli italiani “vuole di più, molto di più”, in pieno stile Francesco Panetta alla ricerca dei migliori ristoranti tricolore in giro per il mondo nella sua trasmissione televisiva.

Little big Italy”, alias Conte, rulli di tamburi e tric e trac ha lanciato la sua ennesima elemosina: “ancora quattro settimane di cassa integrazione”.

E allora qui volete rovinarvi, ma veramente…

Non sarà troppo?

Non sarà che gli italiani, che siano essi imprenditori o commercianti, giovani o disoccupati, precari o liberi professionisti, siano soffocati da cotanta potenza di fuoco non sapendo più dove depositare le migliaia e migliaia di euro che sono arrivati sui propri conti in questi mesi?

O non sarà, forse, che nonostante si sia fatto qualcosa, molto altro sia stato sbagliato e molto di più e soprattutto di meglio avrebbe dovuto farsi?

Chi aveva contratti a termine o di collaborazione, ad esempio, probabilmente dalla crisi è stato licenziato o messo fuori dal lavoro, chi invece è protetto dalla normativa (con cassa integrazione più blocco licenziamenti) ha visto limitare i danni ma a breve potrebbe rischiare di restare tagliato fuori.

Il sistema del welfare basato sui contributi una tantum per contenere la povertà è superato, ormai perdente: è proprio quel sistema che oggi (non domani, oggi) andrebbe ripensato, rivisto, ristrutturato.

Perché mentre alcuni italiani (per fortuna pochi) si accontentano del banale sussidio (che orientato senza uno sviluppo lavorativo futuro resta una moneta a perdere) molti giovani e non solo giovani, vogliono solo un mercato del lavoro completamente rivoluzionato, magari con tassazioni non di regime e con opportunità eguali per tutti.

Certamente non vogliono accettare l’elemosina come cittadini sudditi e immeritevoli, magari capricciosi e viziati. E se anche questa elemosina fosse arrivata, in tempi d’ emergenza, non possono accettare che sia concepita come risolutoria e bastante.

Il tutto mentre la fanfara degli Stati Generali suona più come un’autoproclamazione personale che una musica per le orecchie degli italiani. Un appuntamento blindato che sembra voler dimostrare ai partiti, anche di maggioranza, quanto Conte prosegua autonomo e pronto a correre anche in solitaria, travalicando l’accordo giallorosso: come se questa, oggi, fosse una priorità per l’Italia stremata.