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“Stop Irpef, Ires e Imu a pmi”: la proposta della Cgia

Roma, 9 mag.(Adnkronos) – Via al lockdown per le tasse alle piccole e medie imprese. A proporre la ‘cura’ anticoronavirus per i bilanci delle aziende, delle microimprese con un fatturato fino a 1 mld di euro l’anno, ma anche a beneficio delle tasche dei lavoratori autonomi è la Cgia che sollecita lo stop per il 2020 di Irpef, Ires e Imu su capannoni; uno sgravio per le imprese e un ammanco per l’erario da 28,3 mld di euro ma senza il quale “tantissime attività rischiano di chiudere definitivamente causando un buco nel bilancio statale nell’anno successivo”.
‘Noi proponiamo per il 2020 di azzerare le imposte erariali per le micro e piccole imprese. Ovvero, stop a Irpef, Ires e l’Imu sui capannoni. Queste attività, comunque, saranno tenute a versare le tasse locali per non penalizzare Regioni e Comuni”, spiega per Cgia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo che stima una platea di circa 4,9 milioni, l’89% di tutti le attività economiche presenti in Italia, tra ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti e società di persone, interessate da questa misura di alleggerimento fiscale. In termini di gettito all’erario dunque verrebbero a mancare 28,3 miliardi di euro così suddivisi, calcola ancora Cgia: 22,7 miliardi di Irpef; 4,2 miliardi di Ires; 779 milioni di imposta sostitutiva versata dalle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario e 500 milioni di euro circa di Imu sui capannoni. Dalle attività sotto al milione di euro di fatturato, Sindaci e Presidenti di Regione continuerebbero a incassare le loro spettanze: stimiamo 3 miliardi di Irap, 2,5 miliardi di Imu, 1,6 miliardi di addizionale regionale Irpef e 610 milioni di euro di addizionale comunale Irpef. Nel complesso, quindi, per l’anno in corso dovrebbero versare alle Autonomie locali 7,7 miliardi di euro.
”Solo con un drastico taglio delle tasse e una forte iniezione di liquidità a fondo perduto possiamo salvare il mondo delle piccole imprese. Altrimenti, rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e molti centri storici di piccole e grandi città. Per evitare tutto questo bisogna intervenire subito. Il tempo non è una variabile indipendente. Tanti artigiani e piccoli negozianti sono allo stremo e possono ancora risollevarsi se gli diamo delle certezze. Ovvero, pagare molte meno tasse e avere a disposizione le risorse finanziarie sufficienti per affrontare questa situazione di grave difficoltà”, dice il segretario Cgia, Renato Mason.
Il modello da imitare è quello seguito dalla Germania dove le misure anti Covid-19 hanno raggiunto i 50 miliardi di euro e dove le micro aziende fino a 10 addetti hanno ricevuto nel giro di qualche giorno fino a 15mila euro di trasferimenti diretti. “Certo- prosegue Mason- la Germania ha un debito pubblico che è la metà del nostro, ma se non aiutiamo il popolo delle partite Iva, queste ultime rischiano di saltare e con loro una buona parte dell’occupazione. Rammentiamo che nelle aziende con meno di 20 addetti lavora, al netto dei dipendenti pubblici e dei servizi finanziari, il 60% circa degli italiani. Meglio allora che ad indebitarsi sia lo Stato centrale che, sicuramente, subirà un forte aumento del debito pubblico, anche se, a seguito delle misure messe in campo dalla Bce e di quelle che saranno introdotte nei prossimi mesi dall’Ue, rimarrà comunque solvibile”. La necessità, comunque, conclude Cgia, “è quella di fare presto”, di intervenire quanto prima,” perché sono tantissime le piccole aziende che denunciano, in particolar modo quelle che non sono incorse nel lockdown, di non essere in grado di incassare le proprie spettanze dai committenti, a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento”.