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Reggio Calabria, la lettera di un cittadino arguto: “Io esco”

Reggio Calabria, pubblichiamo la lettera di un cittadino arguto che ha voluto condividere con i lettori di StrettoWeb le sue sensazioni dopo due mesi di lockdown

Un lettore di StrettoWeb particolarmente arguto ha inviato alla nostra Redazione una lettera che riportiamo integralmente:

“E mentre il grande statista, governatore d’Italia, Conte, coadiuvato da oltre 500 super esperti suddivisi in diverse commissioni, non riesce a dare agli italiani una – che fosse una – indicazione certa, malgrado le decine di DPCM che confondono anzichè chiarire le idee in ogni campo (autocertificazioni, mascherine, distanze etc.), e non riesce a progettare protocolli ufficiali per la ripresa delle attività lavorative “Fase 2”;

E mentre ci siamo riempiti le tasche delle centinaia di miliardi promessi e mai arrivati perchè ci sono solo a parole;

E mentre i partiti di maggioranza non riescono a trovare accordo su niente, e i loro rappresentanti trovano ormai evidente difficoltà a partecipare persino ai programmi di approfondimento politico, alcuni sono completamente spariti e quei pochi che ci mettono la faccia non possono che confermare l’inefficacia dei pochi assai insufficienti provvedimenti presi:

E mentre alcuni governatori regionali decidono di dare via alla fase di ripartenza prima che i loro cittadini muoiano di fame e di tasse aspettando le decisioni del governatore italiano, il Governo che fa? Fa la cosa più facile: impugna alcune ordinanze regionali, per prima quella della governatrice della Calabria che con scienza, coscienza e palle aveva deciso che era ora di ridare fiato a quella parte di economia commerciale del territorio che volesse e potesse ripartire nel rispetto dei protocolli di sicurezza;

E mentre per i reggini calabresi è solo importante ribellarsi alle decisioni della Santelli, io stamattina dopo aver impastato un po’ di farina per la pagnotta, decido di uscire. Avverto la necessità di recarmi al cimitero di Condera e portare nella cappella un segno floreale per tutti i defunti. Sarà possibile? Sì è possibile. C’è un po’ di traffico, vedo i colori variopinti dei fiori esposti nei chioschi tutti aperti, persone che comprano ed entrano nel cimitero, altre che escono tutte attrezzate come me di mascherina. Posteggio, compro un mazzetto di crisantemi e mi accingo ad attraversare la strada quando il fioraio mi raccomanda di stare attento. Preso da tanta novità e forse anche perchè ormai abituato, non mi sono accorto che nella strada scorreva una fiumarella; chiedo notizie allo stesso fioraio che mi riferisce essere acqua potabile. Continuo il mio percorso, entro in cappella, depongo il mazzetto di fiori sull’altare, recito un eterno riposo ed esco. Quasi di fronte all’uscita individuo la sorgente dell’acqua: un tombino che gorgoglia.

Reggio Calabria, grossa perdita d’acqua potabile in via Reggio Campi al Cimitero di Condera [VIDEO]

Rientro a casa con una certa soddisfazione per l’aver intravisto sia nella popolazione che nei commercianti una serena tranquillità di aver potuto riprendere le proprie attività, seppur con tutte le cautele dovute. Mi rimane un cruccio: quella fiumarella.
E mi pongo una domanda: perchè i reggini che si ribellano per principio alle decisioni del governo Regionale, mentre sussurrano in privato le grosse lacune della nostra città, con evidente ipocrisia non hanno l’onestà di ribellarsi pubblicamente e con altrettanta veemenza alle grandi inefficienze che subiamo da anni?

A Reggio infatti paghiamo il prezzo più alto d’Italia per l’acqua che spesso non arriva nei rubinetti; paghiamo la tassa sui rifiuti più cara d’Italia mentre viviamo in una porcilaia; per non parlare del manto stradale ridotto a un colabrodo al punto che ha già provocato diversi incidenti, alcuni mortali.

Sono sicuro che il buon senso che ha fino ad ora dimostrato il popolo reggino, continui ad essere vivo anche in questa fase successiva a quella di grosso rischio che ormai è alle spalle. Mi auguro che la paura della pandemia che ho anche io, non porti i reggini a chiudersi come nei lazzaretti, ma che questa sensazione ci dia la spinta razionale alla prevenzione.

Detto questo, io esco”.

Gaetano Caridi