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Marchesin (Sigillo Italiano): ‘Marchio aiuta consumatore a orientarsi’

Roma, 14 mag. (Adnkronos/Labitalia) – “Il settore dell’allevamento sconta soprattutto il peso della mancanza di una forte aggregazione, basti pensare al fatto che il mercato bovino ad oggi è caratterizzato da un’importazione del 47% di carne estera. Parallelamente a questa carne d’importazione, circola ‘in forma anonima’ quella italiana. Oggi leggendo l’etichetta il consumatore fa ancora fatica a capire quali prodotti provengono totalmente dall’estero e quali invece sono a produzione nazionale: il marchio diventa quindi una condizione essenziale per aiutare il consumatore a orientarsi. La sfida è quella di trasmettere al consumatore il valore aggiunto legato alla produzione bovina italiana, giustificando il prezzo dei prodotti ed evitando ulteriori ribassi, che possono portare a mettere in crisi il sistema allevamento italiano e conseguentemente la filiera, specialmente nel contesto dell’emergenza Covid-19 in cui abbiamo registrato un progressivo calo nei prezzi”. Ad affermarlo Giuliano Marchesin, direttore del Consorzio Sigillo Italiano, intervenuto al webinar ‘La filiera agroalimentare ai tempi del coronavirus: prospettive future a seguito dell’emergenza’ organizzato da Msd Animal Health.
“Da questo punti di vista, un ruolo importante è ricoperto anche dalla Gdo, da cui ci aspettiamo logiche di collaborazione per difendere la produzione italiana. Stiamo lavorando con il progetto del Consorzio Sigillo Italiano per dare un valore aggiunto, per dialogare con i consumatori e confidiamo nella Gdo per riuscire a inserire questo marchio a fianco ai loro diversi marchi commerciali”, sottolinea.
Il Consorzio Sigillo Italiano fa parte del progetto Piano Carni Bovine nazionali, presentato al ministero delle Politiche agricole e costituito da tre pilastri: definire un sistema di qualità per dare un nome alla carne bovina prodotta in Italia; incentivare la produzione nazionale dei ristalli, che attualmente vengono importati dalla Francia con un dispendio annuo pari a circa 1 miliardo di euro; promuovere l’inter-professione, mettendo a sistema produzione, trasformazione e distribuzione per realizzare progetti concreti e di valore.
“Per quanto riguarda il primo punto, l’esigenza nasce anche dal fatto – spiega Marchesin – che ad oggi in Italia le certificazioni Dop, Igp e Stg rappresentano solo il 20% delle produzioni, mentre l’80% viaggia in forma anonima. Il Sistema di qualità nazionale Zootecnia è stato realizzato nel 2011, grazie a una collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole e proprio sul sito ministeriale è possibile trovare tutte le informazioni al riguardo: dal riconoscimento del consorzio ai disciplinari di produzione ai i piani di controllo. A tendere questo marchio può divenire un marchio ombrello da mettere a disposizione di tutta la zootecnia, poiché può essere abbinato ai diversi marchi regionali ed esteso a tutte le produzioni zootecniche oltre alla carne bovina (carne suina, avicola, conigli, uova, pesce, latte, formaggio)”.
“Addirittura il 6 maggio – ricorda – è stato emanato il decreto da parte del ministero delle Politiche Agricole di riconoscimento del disciplinare acquacoltura sostenibile: questo permette di porre un marchio di tracciabilità più accessibile al consumatore rispetto agli attuali codici Fao, spesso difficili da leggere. Ci sono poi in arrivo i disciplinari per il vitello a carne bianca, per la carne di bufalo e presto arriveranno per il maiale nero dell’Aspromonte e l’agnello di Sicilia. All’interno di un marchio sarà quindi poi possibile includere diverse sottocategorie di produzione, proprio come stanno facendo in Francia con il marchio Viandes de France, declinato poi nei diversi sotto marchi”.
“Il marchio Consorzio Sigillo Italiano può, quindi, divenire un simbolo di eccellenza e qualità italiana immediatamente visibile al consumatore, nel momento in cui sceglie un prodotto e lo mette a confronto con altri. Una riprova è l’esperienza della catena il Gigante, dove in questo periodo di emergenza, con i numerosi appelli a scegliere il made in Italy, la vendita di carne a marchio Sigillo Italiano ha registrato un aumento del 15%. L’auspicio è queste azioni siano presto accompagnate da un’azione istituzionale volta a rendere obbligatoria la tracciabilità dei prodotti anche nell’ambito della ristorazione”, conclude.