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Coronavirus: Calderone (Assica), ‘aziende in difficoltà, serve fiducia consumatori’

Roma, 14 mag. (Adnkronos/Labitalia) – “Possiamo solo sperare in un miglioramento per il nostro settore durante la fase 2 appena iniziata, sperando che porti alla riapertura dei ristoranti, bar e hotel per poter permettere ai nostri prodotti di essere consumati in questi settori. Abbiamo bisogno di fiducia, abbiamo bisogno che i consumatori tornino ad utilizzare i nostri prodotti e speriamo che la situazione vada via via migliorando. Le aziende che lavorano molto con il food service sono in difficoltà e auspicano una pronta ripresa dei consumi. A livello internazionale vale lo stesso discorso, considerando che l’Italia è uno dei principali esportatori nel settore dei salumi è importante mantenere vivi i mercati in cui l’utilizzo fuori casa è ancora molto basso e in cui i nostri prodotti non rappresentano un consumo abituale”. Ad affermarlo Davide Calderone, direttore Assica, intervenuto al webinar ‘La filiera agroalimentare ai tempi del coronavirus: prospettive future a seguito dell’emergenza’ organizzato da Msd Animal Health.
“Le nostre aziende – sottolinea – si aspettano una forte iniezione di liquidità: non ci siamo mai fermati essendo settore considerato essenziale e per questo abbiamo ringraziato i nostri lavorati che non si sono mai tirati indietro, ma nonostante questo è necessaria liquidità, poiché i pagamenti lungo la filiera si sono fermati e le aziende hanno bisogno di pagare a loro volta i fornitori. Questo è molto importante per dare continuità al nostro settore”.
“Abbiamo chiesto al governo, in più occasioni, interventi di sostegno per favorire la vendita e promozione dei nostri prodotti principali, i prosciutti stagionati, che stanno accusando una crisi molta forte. Questa dovuta alla sovrapproduzione, essendo prodotti a lunga stagionatura con programmazione che va da un anno e mezzo all’altro; abbiamo bisogno quindi di vendere velocemente i prodotti per fare ripartire la filiera e le aziende in modo compiuto”, avverte.
“Assica – ricorda – rappresenta circa 180 associati nel settore della macellazione delle carni suine e dei salumi e il Coronavirus si è sicuramente fatto sentire sulle nostre imprese. I primi effetti nel nostro comparto sono stati legati all’improvvisa diminuzione del 20-25% della capacità di macellazione a causa delle numerose assenze dei lavoratori nelle aziende che si trovano nelle zone più colpite. Assenze, per fortuna, dovute in pochissimi casi al contagio, ma soprattutto legate alla paura, fattore che si è andato ad inserire in una situazione molto particolare e già esistente nel mercato. Questo rallentamento è andato ad acuire alcune delle difficoltà già presenti nel mercato dei prodotti finiti come i prosciutti crudi stagionati Dop, Parma e San Daniele, con una netta diminuzione delle vendite a causa della chiusura delle attività Horeca”.
“La diminuita capacità di vendita – prosegue – ha fatto sì che rallentasse la capacità produttiva e questo sistema a cascata ha implicato forti tensioni anche nel mondo allevatoriale che Assica non rappresenta, ma con il quale ha forti connessioni. C’è stato ed è tuttora in corso un repentino calo dei prezzi dei suini e la filiera fatica a rispondere a questa situazione in termini di redditività. Accanto a questa problematica c’è stato, nelle prime settimane, un aumento delle vendite della carne fresca e anche dei salumi confezionati, questo dovuto alla necessità del consumatore di fare scorte. Nel comparto salumi abbiamo quindi assistito a un aumento delle vendite del settore confezionato pre-affettato, ma anche a una diminuzione delle vendite assistite al banco, poiché il consumatore dopo le lunghe file all’ingresso dei supermercati era restio a recarsi al banco per altre attese o per evitare l’eventuale assembramento di persone davanti al banco”.
“La situazione al momento è in evoluzione, le chiusure del settore Horeca ancora in atto sono purtroppo un grosso problema, poiché rappresentano il 20-25% del fatturato delle nostre aziende. Oltre a questo c’è stato e c’è ancora il problema dell’esportazione dovuto ai disguidi logistici che nelle prime settimane si sono susseguiti anche con i paesi limitrofi e a un rallentamento dell’export dovuto al lockdown di tutti i paesi principali di destinazione dei nostri prodotti”, conclude.