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Storie di donne coraggiose, la forza e la grinta di Cristina Puglisi Rossitto: l’intervista all’ ideatrice della pagina Facebook “Compriamo a Messina” e presidente de “Gli Invisibili Onlus”

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Di recente Cristina si è fatta promotrice di una serie di iniziative locali, in difesa dei commercianti attanagliati dalla crisi, e, oltre a essere la coordinatrice regionale del movimento Autonomi e Partite Iva, è anche l’ideatrice del gruppo Facebook Compriamo a Messina

Nella vita è una consulente aziendale e nove anni fa ha costituito una Onlus, che si chiama Gli Invisibili e che si occupa di aiutare le famiglie economicamente fragili. Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus il suo impegno è aumentato a dismisura, sempre al fianco dei più bisognosi e del nuovo esercito di poveri. Cristina Puglisi Rossitto è un autentico vulcano di idee e di iniziative. Nella sua voce, dall’altra parte della cornetta, ho sentito l‘entusiasmo, la grinta di una donna e di una madre pronta ad aiutare e a spendersi per gli altri. Di recente Cristina si è fatta promotrice di una serie di iniziative locali, in difesa dei commercianti attanagliati dalla crisi, e, oltre a essere la coordinatrice regionale del movimento Autonomi e Partite Iva, è anche l’ideatrice del gruppo Facebook “Compriamo a Messina”.

Cristina, chi sono le persone che si rivolgono a te e all’Associazione?

“Nove anni di Onlus mi hanno fatto conoscere il territorio. La cosa che ho notato è che, negli ultimi due anni circa, mi sono trovata ad aiutare famiglie che un reddito ce l’avevano già, ma i guadagni non bastavano ad arrivare a fine mese. Prima di dedicavo ad aiutare persone o senza lavoro o che erano state licenziate, il mio obiettivo era quello di reintegrarle nel mondo del lavoro”.   

Cosa hai fatto per aiutare queste famiglie?

“Negli anni abbiamo realizzato dei progetti, il più importante è Benefit, che è partito 3 anni fa. Benefit è uno store solidale: i “clienti” entrano in negozio, prendono quello che serve e non pagano. Se sono famiglie seguite dall’associazione possono prendere tutto quello che vogliono, se invece sono persone che l’associazione non conosce, l’acquisto avviene mediante baratto. La regola è: prendi una cosa e ne lasci un’altra tu. Benefit sin dall’inizio è stato accolto molto bene, la media è di 20-25 avventori al giorno. In un anno abbiamo registrato circa 4mila accessi. L’altro progetto che è stato realizzato è DonHaus, che è una bottega alimentare a disposizione delle persone che non possono fare la spesa al supermercato. Quando la famiglia viene a fare la spesa alla cassa, anziché pagare in soldi, paga in tempo. 50 euro di spesa equivalgono a 5 ore da dedicare alla attività dell’associazione, come attività di doposcuola, ritiro di donazioni e cose più varie. Per fare questo è stato realizzato un programma software che converte il prezzo in tempo. DonHaus negli ultimi due mesi, precisamente a seguito dell’emergenza alimentare che è nata in città alla fine di marzo, ha avuto molti accessi. L’affluenza è calata solo con l’avvio della distribuzione dei bonus Messina Family Card. Per un mese e mezzo abbiamo avuto circa 70 consegne al giorno. Tutto quello che c’è da DonHaus è frutto di donazioni. DonHaus e Benefit sono due attività complementari, che soddisfano i bisogni primari delle famiglie”.

Com’è nata l’idea della pagina Facebook “Compriamo a Messina”?

Dedicandomi al volontario, in questi due mesi mi sono trovata a rifornire anche moltissimi commercianti. Persone che non potevano lavorare perché costrette a stare in casa e che non potevano usufruire di ammortizzatori sociali. Se il territorio non è valorizzato il tessuto economico del territorio è necessariamente costretto a disgregarsi. Se i commercianti locali perdono la propria clientela, perché si va a comprare su Amazon e su Ebay, il commerciante locale inizia a licenziare e a non pagare più l’affitto. In un momento in cui assistiamo a un virus che ci costringe a stare lontani, sentiamo il bisogno di stare uniti. E allora ho pensato: perché non sfruttare questo istinto che ha l’uomo di creare socialità? Così un sabato pomeriggio di alcune settimane fa ho creato un gruppo  Facebook e l’ho chiamato Compriamo a Messina. Un’idea semplice. Il nome del gruppo spiega il senso della stessa iniziativa: aiutare i commercianti della mia città. In 24 ore si sono aggiunte circa 5mila persone ed oggi, a tre settimane dall’inizio, abbiamo superato gli 8mila iscritti. Sembra che veramente il gruppo stia funzionando anche da un punto di vista commerciale”.

L’emergenza coronavirus ha creato un nuovo esercito di poveri

“Il commercio finora non aveva mai attirato la mia attenzione, perché le fasce deboli per me erano altre. Ma l’emergenza coronavirus ha creato dei nuovi poveri, che sono i commercianti. Il 40% delle aziende non riaprirà il 1° giugno ed è una cifra preoccupante, se si considera l’indotto. Le partite Iva sono circa 5 milioni e mezzo, ma il problema non è solo del titolare dell’azienda, riguarda i dipendenti privati che in Italia sono circa 18 milioni. Andando a morire le aziende, va a compromettersi tutto il tessuto nazionale. Visto il successo ottenuto su Messina ho replicato l’iniziativa social anche in altre città, come Reggio, Noto, Licata, Catania. Attualmente i gruppi Facebook “Compriamo a…” sono circa in una ventina di città. Questa è la dimostrazione che la gente ha bisogno di supporto”. 

Sappiamo che il tuo impegno non finisce certo qui…

Io sostengo che se una cosa funziona va sfruttata totalmente. Sto facendo preparare l’App di Compriamo a Messina, che sarà pronta tra una decina di giorni. Sarà una vetrina per le attività commerciali. L’app sarà scaricabile sullo smartphone e saranno inserite le attività commerciali messinesi. Funzionerà come uno store virtuale e l’app consentirà di geolocalizzare le attività grazie Google Maps. Intanto sono in distribuzione delle vetrofanie con il logo Compriamo a Messina, che saranno esposte nelle vetrine delle attività commerciali aderenti all’iniziativa. Su iniziativa dei commercianti, i clienti che utilizzano l’App potranno usufruire di sconti e agevolazioni. È un modo per ringraziare i messinesi che sostengono il commercio locale. L’app rende più interattivo e diretto il rapporto tra cittadini e commercianti. In vista delle nuove leggi sul distanziamento sociale, l’app si basa anche sull’interazione con il negoziante: una bandierina verde indicherà se il negozio è accessibile, una bandierina di colore rosso indicherà che in negozio c’è gente, dunque occorre aspettare il proprio turno prima di accedere”. L’App Compriamo a Messina è un regalo che Rossitto ha voluto fare alla città.

Sei attiva su più fronti. Oltre ad occuparsi de Gli Invisibili, sei anche coordinatrice regionale di Autonomi e Partite Iva

“Rendendomi conto che i principali referenti de Gli Invisibili sono persone che lavorano, sono andata alla fonte… e sto seguendo una battaglia per chiedere una riforma fiscale e tributaria. Per due mesi le aziende sono state costrette alla chiusura, ad oggi sono tutte in sofferenza e le partite iva non hanno ricevuto nulla se non il bonus di 600 euro. Un’attività media con 600 euro ci paga mezza bolletta della luce. I dipendenti delle attività commerciali non hanno visto la cassa integrazione. La situazione economica è drammatica. Il 98% il nostro tessuto economico è rappresentato dalle partite iva.  La situazione è seriamente compromessa. La Sicilia è turismo, ristorazione, cultura: l’economia regionale si fonda sulle partite iva. Ad oggi tutti brancolano nel buio”.

La settimana scorsa, in qualità di coordinatrice regionale, hai partecipato ai lavori della Commissione Ars

“Sì, la settimana scorsa ha partecipato alla Terza Commissione delle Attività Produttive dell’Assemblea Regionale Sicilia. Abbiamo fatto un interpello. La Regione il 3 maggio ha approvato la finanziaria regionale e all’articolo 10 si parla dei finanziamenti alle aziende, tra cui anche 5 mila euro a fondo perduto. La pratica per ottenere queste somme purtroppo va inoltra a Finsicilia, vecchio carrozzone bancario regionale di 70 anni, che risulterà totalmente inadeguato a lavorare le pratiche; ha 40 dipendenti e andrà a finire come per la cassa integrazione”.

Cosa hai chiesto ai deputati regionali?

“Ho fatto una semplice domanda: ammesso che questi soldi per le imprese siano disponibili, chi ha sofferenza bancaria può accedere al credito? Questa domanda non se l’è posta nessuno e la risposta è no. Ad oggi per le imprese non c’è niente e niente ci sarà in futuro. Stiamo organizzando un incontro dopo il 18 maggio, per incontrare l’assessore regionale al Bilancio. Vogliamo capire, da un punto di vista della liquidità, cosa c’è per le aziende. Se le aziende si fermano si ferma l’economia siciliana. Oggi è tutto bloccato perché il Cura Italia ha bloccato i licenziamenti. Non si può licenziare per legge. Ma appena terminerà l’efficacia di questa clausola ostativa, quante saranno le aziende costrette a chiudere e a licenziare i dipendenti? Tutti queste persone saranno potenziali fruitori del reddito di cittadinanza o di vari ammortizzatori sociali. Questi costi saranno sostenibili?”.

La Sicilia è una Regione a Statuto Speciale…

“In Lombardia hanno ripreso le attività produttive e al Sud dove l’incidenza del contagio è minima, è tutto bloccato. Ma perché fate riaprire le attività produttive del nord dove ancora oggi ci sono centinaia di contagi al giorno e la Sicilia è ancora un’isola blindata? Il rischio è che il sud, rimasto ai margini dell’epidemia, resti senza aiuti. La Sicilia è una regione a Statuto Speciale, i nostri politici dovrebbero avere il coraggio di fare scelte forti”.