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Scilla: la storia di Mariano Bova, valente incisore di opere d’arti

mariano bova

Lo scillese Mariano Bova fu un valente incisore di opere d’arti, pupillo del grande Bartolozzi dall’accademia reale delle arti di Londra

Mariano Bova nacque a Scilla l’8 Dicembre del 1757 da Francesco Antonio e di Caterina Dieni. Da giovane non apprezzando gli studi sia letterari che scientifici, impiegava gran parte del tempo libero a disegnare, a pitturare e incidere delle figure su pezzi di legno. Lo scienziato Rocco Bova, suo fratello maggiore, si accorse per tempo che Mariano era predisposto alle belle arti e lo accompagnò a Napoli, presso gli studi del pittore Giuseppe De Dominicis e dello scultore Giuseppe Sanmartino. Attraverso queste frequentazioni artistiche il giovane Bova imparò la “tecnica del bulino”, iniziando a creare con questo utensile graziosi alfabeti in rame. Mariano Bova era di piacevole aspetto, con viso rotondo e butterato dal vaiolo, robusto e di mediocre statura e per la sua bravura calligrafica e calcografica conquistò l’attenzione del rinomato Padre Maestro Antonio Minasi che in quel periodo abitava a Napoli. Nel 1780 gli propose di incidere “La Veduta della spiaggia di Fiumicino” disegnata da Guglielmo Fortuyn e fu uno stupendo lavoro. Il Padre Domenicano, cognato del fratello Rocco, vide in Mariano Bova un promettente incisore e lo raccomandò presso il Governo Borbonico che finanziò il giovane artista con una borsa di studi a Londra. Il 4 Maggio del 1781 il Bova con il visto dell’Ambasciatore d’Inghilterra presso il Regno di Napoli, Lord Hamilton, partì per Livorno e sopra una imbarcazione veneziana arrivò a Londra il 10 Settembre. Nella capitale inglese si iscrisse presso l’Accademia Reale delle Arti, iniziando un tirocinio di tre anni e una assidua applicazione con il celebre pittore e incisore italiano Francesco Bartolozzi. Il Bova fu indirizzato dal maestro ad una nuova tecnica, “incisione a granito” e a “lapis” che gli giovò molto in un periodo in cui lo Studio Bartolozzi aveva bisogno della collaborazione di allievi, essendo in contatto con un crescente numero di editori e di mercanti di stampe. Nel 1784 Mariano Bova divenne Maestro Incisore e avido negoziante di stampe, approfittando di un mercato inglese in forte espansione nel settore, iniziò a produrre lavori mediocri e di bassa qualità. Questa lavorazione monotona, limitata e ripetitiva veniva ripudiata dalle scuole d’Arti italiane ma in quel momento a Mariano Bova interessava solo il guadagno facile. Nel 1785 stampò delle opere dei pittori Ugo da Carpi e del Cipriani . Nel 1785 una delle prime stampe di un certo valore fu la “Madonna con Bimbo” del Parmigianino con dedica di riconoscenza a Ferdinando IV di Borbone e fra i ritratti le opere di Vincenzo Lunardi, mentre dal 1786 lavorò molto con Richard Cosway con Due autoritratti del 1786, “Miss Barker” del 1790, “Lady Sinclair” del 1791, “Carolina Amalia d’Inghilterra,principessa di Galles”del 1795.

I migliori lavori del Cosway furono eseguiti nel 1786 con “Il ritratto di Henry Swinburne” e della “Principessa del Galles” dove l’artista di Scilla si firmò in inglese come pupillo di Bartolozzi. Il pezzo più celebrato di Mariano Bova fu “Il Gruppo di famiglia di Ferdinando IV con Maria Carolina e figli” del 1790, dal dipinto della talentuosa Angelica Kauffmann, da lui inviato alla corte borbonica in dodici esemplari riccamente incorniciati. Le altre incisioni come “L’ultimo incontro di Luigi XVI con la sua augusta reale famiglia”, “La morte del Re Luigi XVI”, “La prigionia di Maria Antonietta” e altre storiche scene di quadri originali dei pittori Tresham e Pellegrini ebbero molto successo, poiché gli autori dipinsero le circostanze più dolorose della Regia Corte durante la Rivoluzione Francese, tanto di moda in quel periodo. Importanti le incisioni del Bova furono le copie di “Cornelia la madre dei Gracchi”del Suvée, “La Danae” del Tiziano, “Marte e Venere” del Veronese, “Marte disarmato da Venere” del David. Fra le stampe di genere si ricordano nel 1791 “Education, Comfort, New shoes”di Lavinia Spencer e nel 1797 “Honour” del Cipriani mentre fra i soggetti religiosi, una “Maddalena” dal Dolci e, fra quelli mitologici, “Cimone ed Ifigenia” e “Venere e il Satiro” sempre del Cipriani, “Amore e Psiche” del Veronese, “Festa e convito dei Numi”del Raffaello. Incise inoltre da disegni del Correggio, Guido Reni, e da opere di William Locke, Richard Westall, Louis David, da uno dei Ducreux. Nel 1802 Mariano Bova contando di riprendere un credito in Italia pensò di partire per un affare a Messina e si mise d’accordo con fratello Rocco che arrivò in Inghilterra per gestire il suo negozio di Londra. Da Messina spedì per Londra una grandissima quantità di oggetti d’arte attraverso una imbarcazione che però si perse nel Mare di Sardegna e questo episodio lo segno profondamente. Imbufalito per l’accaduto, Mariano richiamò da Londra suo fratello e riprese il suo lavoro di incisore stabilendosi definitivamente a Messina. Il Re di Napoli sensibile a tutte le disgrazie del povero Bova e stimandolo come artista, lo nominò Professore di Disegno nel Collegio Reale di Messina con lo stipendio di 300 ducati annui, ma la morte lo colse prematuramente all’età di 56 anni, il 9 Aprile del 1813. Fu sepolto nella chiesa dei Padri Cappuccini di Messina ed il suo ritratto in suo onore del pittore Pellegrini si trova nella Società degli incisori di Londra.

Enrico Pescatore