fbpx

Scilla: la storia dello scienziato Rocco Bova che costruì 3 orologi solari di enorme valore scientifico

Costruzione rocco bova

Lo scillese Rocco Bova fu uno scienziato che costruì nel 1772 la meridiana a camera oscura e 3 orologi solari di enorme valore scientifico alla Certosa San Martino di Napoli

Rocco Bova nacque a Scilla il 7 agosto 1743 da Francesco Antonio e Caterina Dieni. Fu avviato agli studi umanistici dallo zio, Don Giuseppe Bova, fondatore della prima Scuola di Medicina a Scilla, il fratello fu Mariano Bova, incisore della Real Casa dei Borboni. È stato biologo, astronomo, medico e scienziato. Frequentò il Seminario di Reggio Calabria e il Convento dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola. Nel 1763 si trasferì a Bologna perfezionando i suoi studi scientifici dove si laureò nel 1767 all’Università di Scienze. Rocco Bova fu molto apprezzato dai suoi professori universitari, il più importante dei quali, l’astronomo Eustachio Zanotti, lo incaricò di disegnare quattro meridiane agli angoli dell’Osservatorio Astronomico dell’Istituto di Scienze. Cambiò il cognome in Bovi per un’omonimia con un criminale dell’epoca e si trasferì a Firenze per assistere alle lezioni di Fisica e di Elettricità dell’Abate Felice Fontana. In questo periodo conobbe il Dottor Giovanni Lami direttore delle “Novelle Letterarie” e in questa rivista scrisse numerosi saggi scientifici. Fu socio della sacra Accademia Fiorentina, degli Apatisti e dell’Accademia Botanica. In questo frangente Rocco Bova inviò al Principe Carlo Teodoro di Baviera un trattato scientifico che esaminò il Padre Gesuita Christian Mayer, incaricato per costruire un osservatorio scientifico in prossimità del Palazzo di Mannheim. Il trattato scientifico fu molto gradito in Germania, tanto che il Principe gli regalò una medaglia d’oro con l’effige reale borbonica. Nel 1769 il Bova fu nominato dal Segretario di Stato Bernardo Tanucci, Professore di Matematica al Collegio di Salerno e dopo due anni si trasferì a Napoli, quando il Priore della Certosa di San Martino lo chiamò per delineare una meridiana, realizzata nella sua stanza e tre orologi solari di enorme valore scientifico e di preziosa fattura artistica, oggi purtroppo non funzionanti.

Rocco Bova iniziò il nuovo lavoro nel 1771, nel giorno del solstizio d’estate e terminò le decorazioni delle lastre bronzee con la sua firma l’anno dopo nel giorno del solstizio invernale verificando così e con osservazioni quotidiane, la precisione della meridiana rispetto ai suoi calcoli. Nel 1773 il Bova fu nominato Maestro di Trigonometria nel Real Collegio del Salvatore a Napoli e qui insegnò questa materia fino al 1779, anno in cui quel Collegio fu abolito. Rocco Bova pur esercitando la sua professione lontano da Scilla, si impegnò e lottò, partecipando dal 1776 al 1778 insieme con il Padre Antonio Minasi, a difendere i diritti dei cittadini scillesi contro le prepotenze dei Principi Ruffo. Nel 1780 collaborò con il Geografo Rizzi Zannone ad una pubblicazione della carta geografica del Regno di Napoli. Nel 1792 si recò al Monastero della Trinità della Cava dove delineò un’altra meridiana. Il Terremoto della Calabria meridionale del 1783 lo fece tornare a Scilla, dove lo chiamavano gli affari della sua famiglia desolata dalla morte dello zio, il famoso Medico Giuseppe Bova, vittima del terremoto del 5 febbraio. Qui si univa col suo celebre cugino, Padre Antonio Minasi, il quale insieme ad altri scienziati era stato inviato dall’Accademia Reale per esaminare i fenomeni prodotti dal terremoto calabro. Nel 1798 Rocco Bova si unì in matrimonio con Maria Angela Minasi e nello stesso anno divenne Sindaco di Scilla. Nel 1806 partì per Londra, dove abitava suo fratello Mariano, valente incisore, visitò poi l’Olanda, il Belgio e la Francia. Tornato a Scilla fece numerose istanze al Re di Napoli, Giuseppe Bonaparte per la costruzione di un porto a Scilla nella parte che va da Monacena verso Punta Pacì che corrispondeva, ai resti di un antico porto già esistente in età romanica distrutto nel tempo dalle violente tempeste e dalla mancanza di manutenzione che il Bova anni prima aveva individuato. Nel 1808 ripresentò il suo progetto al Re Gioacchino Murat e nel 1815 a Ferdinando IV, coinvolgendo anche il Console Inglese per la Sicilia, Bomester, ma nulla ottenne. Data la sua tarda età, sfiduciato, smise di insistere. L’opera non fù avallata dai Borboni e la sua richiesta cadde nel vuoto. Rocco Bova morì a Scilla il 27 Giugno 1831 a 88 anni tra mille lotte e mille stelle.

Enrico Pescatore