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Reggina, vicina la riapertura del Sant’Agata: zero contatti con l’esterno e controlli periodici anti Coronavirus, ecco il programma

reggina bari Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Allenamenti a porte chiuse, in gruppi piccoli e scaglionati: la Reggina prepara la ripresa degli allenamenti, il programma della società amaranto

“Ora va messa la ciliegina sulla torta”, titola così l’edizione odierna della Gazzetta del Sud. Nel pensiero dei calciatori della Reggina infatti c’è solo il raggiungimento dell’obiettivo Serie B, faranno di tutto per ottenerlo quando sarà possibile tornare in campo. L’Italia nelle ultime settimane sta prendendo un po’ di ossigeno, dopo aver sofferto per lungo tempo l’emergenza Coronavirus. Sicuramente non si può ancora parlare di uscita dal tunnel, ma la situazione è in via di miglioramento. Anche per questo si è tornato a parlare di calcio, anche per questo si è ripreso a parlare di ripresa. Tramite le parole del presidente Ghirelli, si capisce che l’intenzione è quella di portare a termine i campionati, anche a costo di tornare in campo a settembre.

Rispetto alla Serie A infatti, la Lega Pro partirà sicuramente in ritardo, perché non tutte le società possiedono strutture adatte a tutelare la salute dei giocatori. Non è il caso della Reggina: la società amaranto può vantare infatti di possedere un centro sportivo, il Sant’Agata, che è il fiore all’occhiello della città in ambito sportivo e un lusso per la categoria (anche rispetto a molti casi di Serie B). E’ necessario ricordare che, per tornare anche ad allenarsi, ogni club dovrà tener conto delle indicazioni della commissione medico-scientifica, di un protocollo abbastanza rigoroso e che prevede precauzioni tassative alle quali bisognerà attenersi.

La Reggina è tra le poche società di Serie C pronte a riprendere i lavori, così come anche il Monza, il Novara e il Catania che hanno la possibilità di allenarsi in centri sportivi moderni e efficienti, già pronti per il ritiro “blindato” delle rispettive squadre. Si parla di eccezioni in una categoria piena di situazioni deficitarie, con presidenti che ancora non hanno dato la propria disponibilità per un eventuale ritorno alle attività. La dirigenza amaranto però non vuole perdere tempo e va avanti con la programmazione: giocatori, staff tecnico e sanitario, magazzinieri e dirigenti, non dovranno avere alcun contatto fisico con l’esterno e per tre settimane gli atleti lavoreranno in un “Sant’Agata” a porte chiuse e in gruppi ridotti e scaglionati.