Coronavirus, quando nel 1867 Scilla sconfisse il colera: la storia del sindaco-eroe Gaetano Minasi

scilla antica

La storia di Gaetano Minasi: il sindaco di Scilla che riuscì a combattere contro tutti i gravosi problemi provocati dal colera nella seconda metà del 1800

In un momento complicato per tutti noi, sarà sicuramente interessante conoscere la storia del sindaco-eroe Gaetano Minasi. Nominato per la prima volta Sindaco del Comune di Scilla nel 1843, fu in prima linea nell’impegno per la costruzione del porto, vicino al borgo di Chianalea che oggi è soprannominato “Piccola Venezia del Sud“: Minasi fu capace di vincere la battaglia contro il colera che si era abbattuto anche sul paesino della Costa Viola calabrese. In alcune pagine tratte dal libro “Faraglioni e Tempeste” di Enrico Pescatore, sono raccontate le grandi imprese di un uomo che lasciò un segno importante a Scilla.

“Gaetano Minasi nacque a Scilla il 26 Aprile del 1814 da Giacomo e Francesca Colloridi. Ebbe le prime nozioni del sapere in famiglia e dimostrando vivo ingegno fu mandato a studiare nel Real collegio dei Gesuiti di Reggio Calabria, dove fu compagno di Raffaele Piria. Fu educato a combattere e difendere gli ideali patriottici. Uscito dal collegio, fu nominato per la prima volta, Sindaco del Comune di Scilla con Reggio Decreto il 13 Luglio del 1843 ed ebbe anche la funzione di Commissario di guerra e di Sindaco Marittimo. In tale epoca dimostrò tutto il suo vivo interessamento alla frazione di Melia. Infatti fece ampliare e riparare i due ricoveri: uno in Contrada San Giovanni e l’altro in Contrada Boccata, che ebbero tanto giovamento a tutti i passanti della strada mulattiera Scilla-Melia. Nel 1845 fece costruire a spese del Comune di Scilla, la chiesa di Melia che in suo onore fu dedicata a San Gaetano e per il mantenimento del culto ottenne che fosse assegnata la rendita di quattro terre comunali: Fondaco, Morellara, Basilicò e Valle Cuzzofele. Nel 1854 concesse in enfiteusi tali terre, insieme con gli altri demani comunali ai cittadini scillesi ed il Comune in cambio assegnò alla chiesa di Melia per il culto, lire 255 annue. Con decreto del Febbraio 1848 fu nominato Capo Urbano, carica che tenne fino al 1857, quando fu sostituito da Don Giuseppe Gullì. Per il merito riconosciuto, acquisito sia come sindaco che come Capo Urbano, fu nominato Cavaliere dell’Ordine da Francesco I. Negli ultimi anni del Regno di Napoli e precisamente con Decreto dell’Intendente della Provincia, il 14 Dicembre del 1859 venne nominato Cassiere per la vendita dei grani del Real Governo, su proposta del Presidente di Commissione Don Giuseppe Minasi. Con successivo decreto dello stesso Intendente, nel Marzo del 1860 venne nominato delegato della commissione per la ripartizione delle acque pubbliche. Cessato il dominio dei Borboni nell’Italia Meridionale, il governo del Re Vittorio Emanuele II non tardò a riconosce i meriti di Gaetano Minasi, che fu nominato Sindaco per il triennio 1864-66 e riconfermato per il successivo triennio 1870-72. Gaetano Minasi, durante la sua amministrazione rese floride le finanze comunali, adottando le maggiori economie e la maggiore oculatezza nello spendere il denaro pubblico. Per oltre un decennio fu un attento difensore dei diritti patrimoniali del Comune rivendicando sempre le giuste pretese. Durante l’epidemia colerica del 1867, che tanti morti causò a Scilla, Gaetano Minasi si rivelò un baluardo nel risolvere con energia e abnegazione tutti i gravosi problemi. Non tollerò i soprusi delle autorità superiori, quando per protesta rassegnò le dimissioni da Sindaco, che ritirò in seguito alle preghiere del Prefetto che insistette affinché non abbandonasse la carica, sicuro che “avendo fatto tanto bene, vorrà coronare la sua opera”. Il Sindaco Minasi, in questa dolorosa circostanza, adottò provvedimenti tali da impedire una maggiore diffusione virale del morbo fra i cittadini. Per tale opera ebbe non solo la riconoscenza dei suoi cittadini ma anche l’elogio del Prefetto Conte Cesare Bardesono, il quale cosi il 15 Ottobre del 1867 gli telegrafava: “Scilla è stata dichiarata aperta cioè luogo immune dal colera. Con la posta le mando dichiarazione ed istruzione, ma voglio senza indugio esternarle la compiacenza del Governo e la mia riconoscenza per il senno e per le belle virtù cittadine da lei spiegate in tanta sciagura”. Il Consiglio Provinciale di Reggio Calabria nella tornata del 21 Febbraio del 1868 attraverso il suo massimo rappresentante si esprimeva così nel ringraziare l’impegno del primo cittadino Gaetano Minasi: “conscio della nobile abnegazione, della solerzia ed energia con cui durante l’epidemia colerica nella nostra Provincia, disinpegnò i suoi doveri di ufficio e di umanità”. Ma Gaetano Minasi aveva un importante obiettivo: la costruzione di un porto a Scilla. Infatti era ormai assodato che a Scilla, esistesse un porto fin dagli antichissimi tempi di Ateneo (tre secoli a. C.), ubicato sotto Monacina, ma venne distrutto dalla violenza delle mareggiate e dall’incuria degli uomini. Da tutti ed in ogni epoca veniva riconosciuta la necessità della costruzione del porto sia per i bisogni militari che per quelli della navigazione, essendo innumerevoli i naufragi che si ripetevano, nella zona detta “tra Scilla e Cariddi”, a causa del passaggio di bastimenti nei periodi di forte maltempo. Di questa necessità si fece per primo assertore il matematico Rocco Bova (Bovi), il quale dal 1898 al 1815 avanzò diverse dotte istanze nel tempo, sia a Giuseppe Bonaparte, che a Gioacchino Murat ed a Ferdinando IV di Borbone, interessando a tal proposito anche il console generale inglese per la Sicilia Giovanni Bomester, ma nulla ottenne. Rocco Bova ormai vecchio e sfiduciato smise d’insistere nelle sante richieste ma prima di morire consegnò tutto il lavoro della sua vita nelle mani del giovane nipote, proprio a Gaetano Minasi. Nel 1848 a causa del naufragio di un bastimento genovese carico di caffè e sbattuto dalle onde sul largo di Chianalea, rinacque l’idea del porto e Gaetano Minasi studiando tutto il lavoro dell’adorato parente, se ne fece propugnatore instancabile. Nel nome del clero, del Municipio e dei notabili , con una dotta e ragionata memoria dal titolo “almeno una banchina” scritta dal Minasi, chiese al Re Ferdinando IV che, in Consiglio di Stato, accolse l’istanza di Scilla, dichiarando che fosse indispensabile il porto per la sicurezza del commercio e della navigazione e con Sovrano Rescritto nel Settembre 1849 ne dispose gli studi del progetto e la costruzione. Ma tale deliberazione non fu attuata, malgrado la realizzazione di diversi progetti degli ingegneri Palmieri e Todari, per incarico della Direzione Generale Acque e Strade. Gaetano Minasi non si demoralizzò, egli era intenzionato a raggiungere il suo obbiettivo ad ogni costo e lottò contro l’indifferenza e la lentezza della burocrazia borbonica prima e unitaria dopo. La sua azione si fece intensa e determinata quando ebbe nuovamente l’incarico di Sindaco di Scilla direttamente e per volere del Governo del Re Vittorio Emanuele II, nel triennio 1964-66 e 1870-72. Gaetano Minasi sollevò la questione del porto presso il Corpo Consolare di Messina, il quale molti anni dopo, il 30 marzo del 1875, espresse il suo parere favorevole. I continui naufragi della zona alimentarono sempre la speranza di costruire un punto di salvaguardia per mettere in sicurezza le imbarcazioni e infatti quando nel 1886 una nave scuola militare austriaca, andò a sbattere contro la scogliera sotto il Castello, il 15 Dicembre dello stesso anno, il Supremo Consiglio di Marina Mercantile decise di autorizzare la costruzione di un porto rifugio a Scilla. Il problema arrivò direttamente nelle aule parlamentari grazie all’azione politica del deputato reggino Rocco De Zerbi che ebbe nelle mani tutti i progetti di Gaetano Minasi. Finalmente il 19 Giugno 1897, dopo insistenze snervanti di tutte le autorità scillesi del tempo e delle quali Gaetano Minasi, sebbene avanzato negli anni, se ne rendeva sempre promotore , furono appaltati i lavori per la costruzione di un molo per ricovero, nella rada orientale di Scilla per £ 264.920. Tali lavori furono eseguiti dalla ditta Vitali e completati a luglio del 1908, tre anni dopo la morte del Minasi. Ma le cose non andarono tutte nel verso giusto, perché il terremoto del 28 Dicembre del 1908 sconquassò tutto. Anche il porto di Scilla infatti subì gravi danni e fu lasciato per diverso tempo in abbandono. Gaetano Minasi è un benemerito di Scilla e tale lo proclamò in una solenne adunanza il 18 giugno 1895, il Consiglio Comunale della sua città: egli tutelò sempre i supremi interessi del paese e ne propugnò i maggiori vantaggi, sia come pubblico amministratore che come semplice cittadino, “che una pietra sorga nell’aula consigliare che ricordi il suo nome e sproni tutti i cittadini a ben meritare”. Ma purtroppo tale deliberazione non fu mai eseguita! Egli prima di morire raccolse tutti i suoi documenti e le carte riguardanti il porto di Scilla , che fu la sua passione, e in una cassetta di latta scrisse: “Progetti e studi elaborati dal cittadino Gaetano Minasi dal 1848 al 1886 nel bene della patria e del Comune di Scilla. Poiché vera è l’idea universale ed è impellente il bisogno che tali progetti e studi presto o tardi appagheranno l’universale desidero dei cittadini”. Gaetano Minasi fu un amministratore che dimostrò sempre acume e avvedutezza, riuscì sempre a tenere alto il prestigio delle diverse cariche pubbliche per oltre mezzo secolo. Attuò il potere sempre con dignità , competenza e solerzia. Si spense a Scilla all’età di 91 anni, il 28 marzo del 1905″. (Tratto dal libro “Faraglioni e Tempeste” di Enrico Pescatore)