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Gioia Tauro, i lavoratori della Sea Work denunciano “il continuo sistema di terrore da parte del datore di lavoro”

Gioia Tauro, i lavoratori della Sea Work denunciano “il continuo sistema di terrore e continui soprusi da parte del datore di lavoro”

“La situazione in ambito portuale in questa fase Covid-19 non è certo semplice . Il lavoro continua senza sosta, utilizzando i dispositivi di protezione individuale, ma operando comunque con difficoltà estrema. Sappiamo perfettamente che il nostro lavoro è determinante per le forniture nazionali ed estere”. E’ quanto scrivono in una nota i lavoratori Sea Work.Di certo, noi lavoratori – proseguono- tutto si aspettavano, tranne l’ennesimo licenziamento di un collega in un periodo di particolare emergenza sanitaria come questa. Gli stessi lavoratori, si sono rivolti al commissario dell’Autorità Portuale, ed ai singoli membri del comitato portuale, per denunciare il continuo sistema di terrore e continui soprusi da parte del datore di lavoro. I dipendenti sono continuamente raggiunti da numerose contestazioni disciplinari, il più delle volte pretestuose e ripetuti licenziamenti annullati poi dal giudice del lavoro. Queste sono solo due delle forme di terrorismo, messe in atto in maniera sistematica nei confronti dei lavoratori, che ormai da diversi anni, sono oggetto di torture psicologiche che non fanno altro che destabilizzare l’ambiente lavorativo rendendolo invivibile. In un momento così complicato poi, scandito dalle forti preoccupazioni dettate dall’emergenza covid-19 che li vede in prima linea nelle lavorazioni dei containers, di certo non si aspettavamo da parte del datore di lavoro l’assoluta mancanza di sensibilità nei confronti del personale tutto. Nell’ultimo anno soprattutto, sono stati irrorati 4 licenziamenti ad altrettanti dipendenti. Un lavoratore già reintegrato, due in attesa di sentenza e l’ultimo pochi giorni fa. In tutto, negli ultimi anni sono stati irrorati circa 15 provvedimenti di licenziamento, senza contare le lettere di contestazione disciplinare, in un’azienda che conta circa 30 operatori portuali, il 50% della forza lavoro, quasi la totalità reintegrati dal tribunale di Palmi, o giudicati con licenziamento illegittimo e sentenza di risarcimento. Vi sembra normale? Un’azienda che può fregiarsi di bassissimo assenteismo e personale con la più completa dedizione al lavoro”.

“Noi non ci stiamo – aggiunge la nota- più a lavorare sotto minaccia, noi non ci stiamo più ad essere trattati con violenza psicologica. È il grido di allarme dei lavoratori Sea Work. Chiediamo un intervento concreto al Commissario Agostinelli, il quale sta ostinatamente combattendo per il funzionamento del porto e la continuità del lavoro a Gioia Tauro, lo chiediamo anche a tutto il Comitato Portuale . Principalmente diciamo grazie al Commissario Agostinelli, che con determinazione ci ha spinto e convinto a continuare nel nostro operato, invitandoci a continuare a lavorare senza interruzioni. Abbiamo chiesto con forza un intervento specifico di tutto il comitato portuale nei confronti della Sea Work, per normalizzare un lavoro, dove da oltre 10 anni il personale vive sotto stress e continue azioni di assoluto terrorismo psicologico. Da oggi in poi, tutte le azioni verranno portate a conoscenza del Commissario e del comitato portuale, crediamo che la concessione e l’autorizzazione a tutte aziende, debba essere rilasciata soprattutto nella pienezza morale di un lavoro dignitoso. Con infinito senso di responsabilità, ci siamo affidati all’attenzione dell’Autorità Portuale, evitando azioni eclatanti che di certo avrebbero dato risalto immediato ai lavoratori Sea Work. Abbiamo deciso ancora una volta di dimostrare ragionevolezza, ma sia ben chiaro, siamo disposti a tutto pur di non essere sottomessi a principi e ideali, che non fanno parte di questo mondo. Rimaniamo in fiduciosa attesa del prossimo Comitato Portuale, che possa dare un risultato concreto ed una svolta a questa agonia”, concludono.