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Coronavirus a Reggio Calabria, maschere da sub convertite in Dpi: due esperti reggini fanno parte del team che aiuta medici e infermieri

Maschere per immersioni subacquee convertite in dispositivi di protezione individuale: anche due esperti originari di Reggio Calabria stanno contribuendo in questo periodo di emergenza Coronavirus

Sono tanti sono stati i gesti di solidarietà che in questo periodo di emergenza hanno visto i cittadini aiutare il personale sanitario: chi economicamente, chi mettendo a disposizione il proprio lavoro e le proprie competenze. È questo il caso di alcuni laboratori odontotecnici che hanno deciso di continuare a regalare sorrisi, ma questa volta con il 3D. Essendoci carenza di mascherine di dispositivi di protezione per il personale medico, infermieristico e tutti coloro che rischiano la vita in prima linea, alcuni “makers” e diverse aziende digitali si sono mobilitate per trovare soluzioni a carenze di parti di ricambio, raccordi, tubi e quanto altro potesse essere realizzato con le stampanti 3d. Lo spunto arriva da un servizio della CNN, mentre l’organizzazione dal chirurgo maxillo-facciale dott. Giovanni Giorgetti e dall’ingegnere Angelo Salamini. Il team costituito da titolari di laboratori odontotecnici ed esperti in tecnologie digitali come Antonio Ielo e Domy Oliverio (di Reggio Calabria), Fabio Arnò (di Lecce), Luigi Parise (di Cosenza), Mimmo Castellana (di Bari), Enzo e Piero Piacenti (di Palermo), Stefano Lufrani (di Rimini) e Giovanni Favara (di Agrigento).

Insieme hanno deciso di produrre una serie di raccordi e filtri per trasformare le comuni maschere subacquee in dispositivi di protezione individuale. Ai raccordi sarà poi applicato il materiale filtrante. L’intento è quello di favorire la sicurezza di tutti quegli operatori che lavorano al di fuori delle strutture ospedaliere, ovvero di chi (malgrado la pandemia) è costretto a lavorare o assistere anziani, senzatetto, gente fragile. In questo modo da un lato non si sottraggono dispositivi a chi lavora in prima linea, dall’altro chi ne ha bisogno può usufruire di protezioni riutilizzabili e che garantiscono una migliore protezione al contagio da Covid-19. Verranno realizzati i primi 100 kit che saranno donati alla Protezione Civile che se ne occuperà della distribuzione.

Come è nato il pregetto? Il progetto è nato dallo spunto del chirurgo maxillo-facciale Giovanni Giorgetti che, informandosi su possibili soluzioni per sopperire alla mancanza di dispositivi di protezione individuale durante l’emergenza COVID-19, legge un articolo sul sito della CNN che parla della possibilità di produrre raccordi tramite la stampa 3d. Questi raccordi trasformano le semplici maschere da sub in un formidabile strumento di protezione.
A questo punto il dott. Giorgetti chiama l’amico ingegnere Angelo Salamini, esperto in tecnologie 3d, chiedendo se fosse davvero possibile quanto letto. L’ingegnere, che da qualche anno lavora con le stampanti 3d nel settore dentale, ha risposto affermativamente, proponendo a sua volta al gruppo di odontotecnici, anch’essi dotati di stampanti, di partecipare al progetto. In meno di 12 ore il primo raccordo era pronto. Il file stampato era stato condiviso in internet perché in tanti si sono messi al lavoro per trovare soluzioni all’emergenza. Molti gruppi di lavoro hanno cercato di soddisfare la richiesta di tubi “Venturi” e delle valvole “Charlotte”, difficili da reperire, in grado di collegare i ventilatori polmonari ai pazienti delle terapie intensive. Da subito, però, l’intento del gruppo è stato quello di produrre, in modo del tutto gratuito, protezione agli operatori che non riescono ad accedere alle famose mascherine FFP2 ed FFP3. Gli esperti hanno disegnato e prodotto un raccordo che permette di collegare la maschera da sub ad un filtro medicale, fornendo un grande aiuto alla comunità in un momento difficile.