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Emergenza Coronavirus, ma in Italia chi comanda?

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Di Kirieleyson – Le navi hanno un comandante. Uno solo.

Naturalmente il comandante ascolta anche i sottoposti: dai motoristi si fa comunicare lo stato dei motori. Dall’addetto al meteo si fa comunicare le previsioni sui venti e sul mare.  Il capo cuoco, o che so io, gli riferisce sulle vettovaglie e così via.

Dopo di che prende le sue decisioni.

Questo non significa che il comandante non debba dar conto a nessuno. Se sbaglia, l’armatore lo sostituisce con qualcun altro. Ma fin quando è lui il capitano, decide lui. E nessuno si sognerebbe di dire il contrario e nemmeno che si debba riunire l’assemblea dei marinai per decidere cosa fare per attraccare in un porto sconosciuto.

Così è dovunque e da che il mondo esiste.

Diversamente una nave non sarebbe in di navigare, figuriamoci poi in caso dovesse affrontare una tempesta.

Lo stesso accade nell’ambito militare, in cui la linea di comando è ben definita. Il generale ascolta i sottoposti, ma poi decide lui. Ed anche in questo caso, ovunque e da che il mondo esiste, così funzionano le cose. E nessuno pensa che si possa cambiare.

La storia e la prassi hanno insegnato che questo tipo di organizzazione è l’unica in grado di e gestire le situazioni di emergenza.

Nei paesi democratici chi ha la maggioranza elegge un governo che, dopo confronti interni e dopo aver ascoltato esperti e consulenti, prende le sue decisioni.

A differenza delle regole del mare e quelle militari, in questo campo esiste tuttavia l’opinione pubblica, la libera stampa e l’opposizione. Insieme possono influenzare enormemente i governi. Persino abbatterli. In tutto però nel contesto della Costituzione che quel determinato paese si è dato.

Ciò premesso un governo, fin quando è in carica, è esso a decidere.

La diatriba sul conflitto di poteri tra governo centrale, regioni e sindaci che ci sta macinando il cervello, piuttosto che imperniarsi sui dettagli, che aprono discussioni infinite e di parte, dovrebbe chiarirsi in via definitiva a livello costituzionale.

Si stabilisca una volta per tutte se le regioni possono legiferare in contrasto con le disposizioni del governo e se i sindaci possono emettere ordinanze in contrasto con le disposizioni di governo   e delle regioni.

Se ciò è possibile, andiamo avanti così. Se non è possibile, si attivino le istituzioni di controllo ed agiscano di conseguenza. Non stiamo entrando nel merito di ciò che sia giusto e cosa no. Riteniamo che le decisioni politiche prese abbiano tutte un senso, o uno scopo, condividibile o meno. Ma non è questo il problema che intendiamo evidenziare.

Ma non è possibile che ognuno che eserciti un ruolo pubblico di comando spari decreti e ordinanze, magari solo suggerite da logiche di partito e che hanno l’effetto principale di disorientare la gente e, probabilmente, anche le forze dell’ordine, che non sanno come comportarsi.