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Coronavirus, la criminologa Vagli: “restare in casa per alcune donne si traduce in carcere che le obbliga a stare con il proprio carnefice”

Coronavirus, la criminologa Vagli ai Lunatici di Rai Radio2: “restare in casa per alcune donne si traduce in carcere che le obbliga a stare h24 con il proprio carnefice. Le violenze sono calate, ma e’ un dato fittizio, sono semplicemente state soffocate”

La criminologa  Anna Vagli è intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì notte dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

A proposito di violenza sulle donne nel periodo di emergenza Covid-19: “I dati deporrebbero per un fenomeno in calo. Restare in casa, però, per alcune donne si traduce in una gabbia, in un carcere. Le costringe a restare 24 ore su 24 con i propri aguzzini e questo fa sì che le denunce per maltrattamento e violenza invece di aumentare siano diminuite. Questo perché le donne costrette a condividere h24 lo spazio con il proprio maltrattante non hanno possibilità di chiedere aiuto. Le misure di contenimento sono andate ad impattare in realtà che già erano complesse. Mancando la libertà, magari quando si accompagnano i figli a scuola o quando il marito va a lavoro, viene meno la possibilità di chiedere aiuto, di formulare una chiamata, una richiesta. E’ stato riscontrato già a marzo dal procuratore aggiunto di Milano che le denunce di maltrattamenti e violenze erano diminuite, ma questo è un dato fittizio. Sono state semplicemente soffocate. Ci sono stati casi allucinanti, tentativi di richieste di aiuto di donne che chiamavano dalla doccia. Ora c’è una applicazione che consente alle donne che non possono concedersi nemmeno una telefonata di chiedere aiuto in modo anonimo e criptato. Una app che si affianca al numero gratuito 1522, sempre attivo, sette giorni su sette. La app consente alle donne di essere geolocalizzate dalle forze dell’ordine più vicine e permette alla donna che chiede aiuto di essere soccorsa. E’ una app disponibile sia per Ios che per Android, si chiama You Pol”.

Ancora Anna Vagli: “Non dobbiamo pensare solo alla violenza e al maltrattamento fisico, ma anche alla violenza psicologica. Le donne che sono soggette a violenza, poi, spesso lo sono anche davanti ai figli. Figli che imparano uno schema relazionale malato che poi riproporranno in futuro. I centri antiviolenza ora sono chiusi, ma una delle remore è legata al fatto che per certe donne è difficile riuscire ad ammettere di avere un problema perché la violenza che subiscono prima di essere fisica è psicologica”.

Esiste anche un tipo di violenza che fanno le donne nei confronti degli uomini: “I meccanismi alla base della violenza sono sempre gli stessi. Sicuramente il numero delle vittime di violenza è minore soltanto a livello fisico. E’ più facile fisicamente per un uomo aggredire una donna che il contrario. Infatti quando si parla di violenza sugli uomini si parla di una violenza di natura più psicologica. Anche se anche qui in alcuni casi poi si sfocia negli omicidi. Ho seguito il caso di un uomo ucciso dalla compagna a martellate durante il sonno. Però diciamo che per quanto riguarda la violenza perpetrata dagli uomini è più una violenza psicologica. E l’uomo ha ancora più remore della donna a denunciare perché fatica ad ammettere di essere vittima di abuso o di violenza”.