Coronavirus, se il triste show della politica rompe il silenzio del dolore

Coronavirus, Zero punto Zero: riflessioni dall’emergenza

Nel tempo zero punto zero, immobile, in cui tutto si è fermato intorno alle attività legate all’emergenza, che continuano inesorabilmente a combattere contro il nemico senza volto e senza sostanza, c’è qualcos’altro che non si ferma: il marketing politico. Mentre la maggior parte dei cittadini chiusi dentro le loro case fanno la loro parte, alcuni per responsabilità, altri per rispetto verso chi è in prima linea, altri ancora per paura del contagio o delle denunce, i nostri politici, nazionali o locali che siano, non smettono di parlare, di scrivere e di dare ordini. E i cittadini ascoltano e leggono, hanno a disposizione quel tempo che non ricordavano fosse così interminabile, sono inondati da proclami, consigli, minacce, verità incontrovertibili, urla, ironia irrispettosa, insulti o a volte inviti più o meno agitati.

Ogni politico ha qualcosa da dire, ha qualcosa da rimproverare, ha qualcuno da ringraziare, ogni politico che ha imparato bene quanto sia comoda la poltrona su cui è seduto, si agita e si dimena per farsi sentire, in questo marasma di voci, da un pubblico immobile, che affamato di notizie, ascolta come mai prima d’ora. E’ un’occasione imperdibile. Si possono addirittura anticipare i tempi di ciò che sta per essere definito da provvedimenti nazionali, si può con una semplice ordinanza salvare la vita di centinaia di persone, si può intervenire in deroga, si può vivere qualche giorno da sceriffi o dittatori, si può apparire su programmi televisivi nazionali, o addirittura, se la battuta è quella giusta, si può girare il mondo virtualmente.

E diventa uno show, un grande show, tra dirette facebook e droni urlanti, tra battute dialettali e insulti alla nazione, con quel pubblico che inerte, dentro casa, a volte sorride e, a volte, non ne può più.

E tra un combinato disposto e l’altro, tra un DPCM, un’ordinanza e un decreto legge, il risultato è sempre lo stesso: non si può uscire, non si può lavorare, non si può andare a scuola, non si possono avere relazioni sociali e bisogna soltanto attendere che la catena di contagio si interrompa e che il tempo ricominci a scorrere .

Ma il cittadino responsabile, che passa le sue giornate ad aiutare i figli a fare i compiti, a connettersi con le piattaforme della preistoria della smart school, a fare smart working tra problemi di connessione e bambini urlanti, che fa torte e pane, che lava le tende e le mattonelle dimenticate da anni, che esce per fare la spesa con mascherina, guanti e occhiali, che si avventura in file interminabili al supermercato e in farmacia, si interroga sul suo futuro, su quanto tempo potrà sopravvivere senza lavorare, sulla sua capacità di poter tirare su ancora una volta la saracinesca del suo negozio quando sarà finita, su quanto tempo ancora potrà resistere con i risparmi di una vita, se domani potrà ancora comprare il latte per i bambini, ascoltando e immergendosi in questo grande show politico mediatico, che arriva in ogni casa senza filtri e senza rispetto.

Si, senza rispetto. Perché in questi momenti abbiamo bisogno di tranquillità e di toni bassi. In ogni casa si sta vivendo questo presente sconosciuto e non sappiamo cosa succede tra quelle mura, quante lacrime, paure, violenze, malattie, silenzi e grida. Studiamo le curve, i grafici e i parametri che possano darci speranza e non sappiamo se siamo contagiati o no, se anche per oggi i nostri familiari ed amici se la caveranno e molti non sanno se ci sarà per loro un domani.

E tra lo show politico irrispettoso e urlato, irrompe quel silenzio: la sfilata dei mezzi militari che portano via chi non ce l’ha fatta, padri, madri, figli, amici di qualcuno e di ognuno; il Papa che sotto la pioggia attraversa una piazza mai vuota, oggi terribilmente vuota, che si raccoglie in quel silenzio di preghiera e di implorazione.

Abbiamo bisogno di informazioni, abbiamo bisogno di verità, abbiamo bisogno di sapere cosa possiamo fare, con chiarezza e senza dubbi. Ci serve sapere che il sacrificio salverà delle vite. Non è vero che stare a casa sul divano non è un sacrificio, perché dietro c’è una vita e c’è la speranza del futuro dei nostri figli.

Il popolo responsabile sente le urla della nuova frontiera del marketing politico urlato. Quando serve silenzio e un’ informazione che sia chiara, incontrovertibile, inequivocabile e rispettosa.

Le citazioni dei film, dei cartoni animati, le prese in giro, la becera ironia, i vari passa pa casa, a muzzo e i dove caxxo vai, a cosa servono se non ad attirare l’attenzione, entrando in un vortice in cui chi grida di più appare di più.  I nostri primi cittadini si preoccupino di aiutare e di sostenere. Si preoccupino di farci rialzare, quando potremo farlo, di non farci cadere in quel burrone da cui non potremo più uscire. Si preoccupino di ascoltare necessità e grida silenziose di aiuto, dentro le quattro mura di ciascuno, che nascondono necessità, paure e lacrime.

E forse questa è la differenza tra chi guida i Comuni al collasso emergenziale e sanitario che parla sottovoce e chi sorride sornione nelle interviste televisive. Non tutti per fortuna, ma comunque troppi.

Lascino parlare Governo, Medici e Scienziati. I nostri sindaci si assicurino che le prescrizioni nazionali vengano rispettate con calma e serietà e soprattutto ascoltino i loro cittadini e intervengano con parole di coraggio e speranza. Silenzio, ascoltate!