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Coronavirus: plexiglass introvabile, scorte in esaurimento e produzione bloccata (2)

(Adnkronos) – Il rischio, come per le mascherine, sono le speculazioni: “Sta già accadendo. Noi – spiegano sempre dalla Temaplex – teniamo un prezzo quasi politico. A seconda della grandezza, vendiamo parafiati dai 50 agli 80 euro. E’ questo il loro valore, chi lo vende a un prezzo più alto sta speculando”. Produttori come Madreperla non hanno aumentato i prezzi del materiale se non del 3-4%, “ma solo per i rallentamenti nella produzione per l’applicazione dei protocolli di sicurezza, tra sanificazioni e mascherine”. Ai più piccoli produttori di lastre e semilavorati dalla materia prima, come la piccola Stilform di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), dieci dipendenti, sono iniziate ad arrivare richieste anche dall’estero.
“Siamo inondati di richieste, ora anche dall’estero, ma riusciamo a produrre 500 fogli al giorno, non di più. Non ce n’è tanto in giro e la domanda è più che raddoppiata”, spiega la sua titolare, Marilena Lorenzetti. In Italia, non ci sono molti produttori di plexiglass. “Ci sono sette produttori in tutto di lastre acriliche, molto specializzati, ma fanno per lo più lastre speciali o lastre spesse”. Quelle che vanno per la maggiore sono quelle sottili pochi millimetri, le producono in pochi, e anche per questo non c’è un’offerta che soddisfi la domanda. I ‘giganti’ del Plexiglass sono in Europa: la multinazionale Perspex, del gruppo 3A (ex Lucite) e la francese Arkema, che ha una sede nel milanese, a Rho, oltre alla già citata Rohm, che a detta sia di Stilform che di Temaplax, “è quella da cui arrivano i maggiori rifornimenti in Italia”.
Il problema è che è difficile mettersi a fare del plexiglass se finora si è lavorato il legno o materiali diversi dalle plastiche. “Ci vogliono macchine specifiche, procedimenti costosi e rigorosi. Non ci si può improvvisare”, spiega ancora Annunziata. Tanto che un’azienda come Eurostands, che faceva allestimenti fieristici e si è da poco convertita alle barriere di plastica, è convinta che il materiale del futuro sia il vetro. Per altri è improbabile: il vetro è più caro, più pesante, più difficile da lavorare e, non un dettaglio da nulla, non è infrangibile. (di Vittoria Vimercati)