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Coronavirus, la fase 2 non convince i ristoratori. Un imprenditore calabrese: “per Conte siamo arance da spremere, io non riapro prima di settembre” [VIDEO]

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Il video di un imprenditore di Tropea, proprietario di un locale in Toscana, è virale sui social. L’attacco è rivolto al premier Conte: “Peppe, paghi tu le spese?”

Un clima di profonda incertezza attanaglia gli imprenditori italiani. Ieri abbiamo raccolto la testimonianza dei proprietari di alcuni B&B a Reggio Calabria, molto preoccupati per quello che sarà il futuro delle loro aziende una volta che l’Italia entrerà nella cosiddetta “fase 2”. Una situazione che riguarda ovviamente anche i titolari di ristoranti, pizzerie e pub, che stanno iniziando a ragionare le modalità di riapertura per garantire il rispetto delle norme anti-contagio e tutelare la salute dei propri clienti.

Nei locali si assisterà dunque nei prossimi mesi a scene surreali: tavoli distanti uno dall’altro e commensali che per cenare insieme saranno seduti ad almeno un metro di distanza. “In uno spazio in cui prima ospitavamo 30/35 persone, adesso ne andremo a sistemare 10 o 12. Questo significa che la mia attività potrà sfruttare un terzo della propria capienza effettiva. E’ per sottolineare l’inadeguatezza della fase 2, come farò a mantenere i livelli occupazionali precedenti?”, è lo sfogo diventato virale di Pasquale Naccari. L’uomo di 41 anni, originario di Tropea, è uno dei tanti emigrati che fuori dalla Calabria è riuscito a trovare fortuna, grazie ai sacrifici e alla voglia di darsi da fare. Titolare della pizzeria “Il vecchio e il mare di Firenze” (tra le migliori 25 d’Italia secondo Gambero Rosso), il sign. Naccari ha pubblicato un video che è stato visualizzato da milioni di utenti su Facebook. “A tutti i professoroni che nella loro vita non hanno mai lavorato, i quali dicono che bisogna adeguarsi. Va bene, io mi adeguo, ma si devono adeguare tutti. Perché se prima sostenevamo una locazione a mille euro, oggi dovremmo pagare trecento, visto che l’incasso sarà un terzo del totale. Così come, se prima avevamo trenta dipendenti, adesso ne possiamo avere al massimo dodici”, continua nel suo discorso.

L’imprenditore si rivolge poi al premier Conte, apostrofandolo col nomignolo ‘Peppe’: “io non riapro prima di settembre. Peppe, mi rivolgo a te e al Ministro Speranza, noi non vogliamo aprire, non vogliamo neanche soldi, perché per voi siamo sempre stati arance da spremere. A noi interessa che ti occupi degli affitti, delle utenze e dei dipendenti che ogni giorno mi chiamano in cerca di spiegazioni”. Pasquale Naccari è solo una delle decine di migliaia di ristoratori che non si sentono realmente presi in considerazione dal Governo. Una crisi economica che mette al rischio oltre il 30% delle imprese che lavorano nel settore agroalimentare e mette assieme agli imprenditori, tantissimi lavoratori: addetti finanziari dedicati al settore food, cuochi, piazzaioli, camerieri, sommelier, allevatori, agricoltori e tanti altri ancora. Una situazione che va risolta al più presto, non si può rischiare di mandare in fumo una grossa fetta del Pil nazionale.

Coronavirus, il ristoratore calabrese a Conte: “non riapro per guadagnare un terzo rispetto a prima. Peppe, paghi tu le spese?”