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Coronavirus, l’ISS: “zone rosse fondamentali per fase 2, seguire il modello Calabria in tutt’Italia. Non arriveremo a zero casi”

Coronavirus, l’ISS: “non si arriverà a casi zero, per la fase 2 seguire il modello Calabria con zone rosse subito per ogni piccolo focolaio”

Gli ultimi contagi di Coronavirus dopo le chiusure dove sono avvenuti? Ovviamente gli operatori sanitari, sappiamo che ci sono stati focolai ospedalieri e soprattutto nelle Rsa. La gran parte probabilmente contagi di natura intrafamiliare. E’ necessario identificarli e isolarli, e il progetto di contact tracing va ad aiutare a colmare il gap. Su quello che è successo dopo il lockdown, i contagi tra gli operatori sanitari ci dicono molto, perché vuol dire che ci sono stati focolai ospedalieri, focolai a livello di Rsa. Le Rsa sono indicatori dell’epidemia, ma anche degli amplificatori. Nel senso che, quando vediamo un focolaio in una Rsa, vuol dire che in qualche modo in quella zona il virus sta circolando ed è stato introdotto all’interno di quella struttura“. Lo ha detto il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza, durante il punto stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia.

Nella fase 2, ha aggiunto, “avremo bisogno di piu’ zone rosse, che gia’ oggi paradossalmente sono piu’ frequenti nelle zone meno colpite, proprio per isolare i focolai e ridurre la circolazione“. E’ il modello della Calabria, dove la Regione ne ha già disposte ben 15 in tutti i piccoli comuni in cui sono divampati piccoli focolaio di poche decine di casi: l’ultimo è stato Torano Castello, pochi giorni fa, dove una paziente di una RSA è stata male a Pasquetta e ci sono circa 60 casi positivi tra pazienti e infermieri della struttura cosentina. La Regione ha chiuso il Comune, il 15° dall’inizio dell’epidemia, vietando ogni tipo di contatto con l’esterno. I comuni chiusi sono Torano Castello, Melito di Porto Salvo, Montebello Jonico, Fabrizia, Chiaravalle Centrale, Soverato, Cenadi, Torre di Ruggero, Vallefiorita, Cutro, Serra San Bruno, San Lucido, Rogliano, Santo Stefano di Rogliano e Bocchigliero. Sono tutti comuni molto piccoli (il più grande èMelito di Porto Salvo con 11 mila abitanti), dove la Regione ha chiuso tutto vietando l’ingresso e l’uscita dal territorio comunale non appena si sono verificati pochi casi (in alcuni casi anche appena 10), quasi sempre in RSA.

giovanni rezzaRezza ha confermato che nella fase 2 “sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse che saranno molto importanti quando non ci sara’ piu’ il lockdown nel Paese”, proprio sul modello della Calabria.

Rezza ha aggiunto che “Stiamo assistendo ad una diminuzione della trasmissione ma probabilmente il virus continuerà a circolare anche se a piu’ bassa intensità. C’è una decrescita nel numero dei casi se considerati per data di comparsa dei sintomi e ciò trova riscontro nei modelli matematici. Spesso si parla di nuovi contagi, ma si tratta in realtà di vecchie notifiche. Adesso è importante considerare comparsa dei sintomi. Certamente Non raggiungeremo casi zero a metà maggio, e probabilmente il virus continuerà a circolare, anche se in maniera minore. Dovremo conviverci”.

Nella fase 2 lBrusaferro’isolamento domiciliare è la frontiera su cui intervenire. Il contact tracing consente di individuare i contatti stretti e metterle in quarantena. Chi convive ci entra in automatico“. Lo ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, durante il punto stampa all’Iss sull’andamento dell’epidemia. “L’isolamento domiciliare – ha aggiunto il direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza – è un tema che tocca tutti. In Cina è stato affrontato in modo diverso, i malati e i contatti sono stati portati in strutture apposite, con le buone o con le cattive. Da noi non è possibile, ci si basa soprattutto sull’isolamento domiciliare. C’è anche un problema di disponibilità di queste strutture. Chiaramente comporta un rischio maggiore di trasmissione intrafamiliare. Bisogna essere molto disciplinati nelle rigorose regole che questo comporta“.

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