Catania, Astorina: “la Reggina è prima, va tutelata. Ripresa campionato? Non mi assumo responsabilità se un dipendente si ammala”

tifosi catania curva nord Gettyimages / photo by: Maurizio Lagana

Serie C, “la situazione non è gestibile in questo momento. Non compete a noi decidere di interrompere”: così il neo presidente del Catania, Astorina

“In questo momento è impossibile pensare di rincominciare: io come datore di lavoro, non mi assumo questa responsabilità, la situazione non è gestibile in questo momento. Non compete a noi decidere di interrompere. Il presidente Ghirelli è stato lungimirante quando ha sospeso per primo il campionato”, si è espresso così Gianluca Astorina ai microfoni di Itasportpress. Il neo presidente dei siciliani ha poi parlato dell’argomento cassa integrazione, la proposta del presidente Gravina, è stata di introdurla per i giocatori con uno stipendio inferiore ai 50 mila euro lordi: “non capisco perché il mondo del calcio è diverso rispetto alle altre aziende, anche noi vogliamo usufruire di questo ammortizzatore sociale. Il ritorno delle quote delle fideiussioni ci sarà solo se il campionato viene interrotto. Se non viene fatta una manovra economica seria, l’80% delle squadre di Lega Pro rischia di scomparire”. Astorina richiama pure al sistema inglese, dove la federazione britannica sta aiutando anche le leghe minori: “chiediamo un aiuto dalla FIGC, così tutti rischiano di chiudere i battenti”.

Nella chiosa finale, il patron Gianluca Astorina condivide il proprio pensiero sulla situazione attuale nel mondo del calcio italiano: “muoiono mille persone al giorno e ancora alcuni pensano ai loro interessi come giocare, allenarsi e vincere il titolo. Non dobbiamo però mettere in discussione i risultati del campo: Benevento in Serie B e Monza, Reggina e Vicenza in Serie C che sono prime con un largo scarto. Noi datori di lavoro, non ci possiamo assumere la responsabilità di far ammalare i nostri dipendenti. C’è anche poca chiarezza se qualcuno dovesse contrarre il Covid-19, l’Inps vuole pagati i danni perché è infortunio sul lavoro, l’Inail nega perché non è dato sapere dove il dipendente è stato contagiato. Vorrei capire questo tipo di cause, chi cavolo te le fa?”.