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Il canonico Giovanni Minasi rappresenta lo storico più importante di Scilla

Scilla: Giovanni Minasi fu nominato Sacerdote di Scilla e Canonico della Metropolitana di Reggio Calabria

Giovanni Battista Antonio Minasi nacque a Scilla il 27 dicembre 1835 da Giacomo e Nicolina Colloridi. Frequentò il Real Collegio dei Gesuiti e il seminario di Reggio Calabria, dove apprese i primi fondamenti del sapere e fin da giovinetto si sentì attratto dallo studio e sempre alla ricerca delle più remote notizie storiche. Completati gli studi fu ordinato sacerdote a Roma. Tornato a Scilla Giovanni Minasi fu nominato Sacerdote di Scilla e Canonico della Metropolitana di Reggio Calabria. La sua fame di ricerca e di studio lo portò a Napoli, ospite dei Padri Gesuiti, dove rimase fino al 1897 attingendo molte informazioni dall’Archivio Storico di quella città. Il Minasi con abilità non comune, seppe connettere le più antiche notizie storiche in modo tale da formare delle opere pregevolissime che furono molto apprezzate dagli studiosi di tutto il mondo. Il suo primo lavoro il manoscritto sulla vita del Santo Patrono del suo paese, nel 1888, dal titolo “Cenni sulla vita di San Rocco della Croce nella città di Scilla. L’anno dopo scrisse il suo capolavoro, “Notizie storiche della città di Scilla” e grazie a quest’opera il bel paese ha potuto avere la sua storia. In questa opera il Canonico si distinse per una metodologia scientifica, impostata da numerosissimi passi e citazioni bibliografiche. Lo storico si trovò ad indagare intorno ad una città, Scilla, che per la posizione geografica si trovò sempre nella millenaria storia al centro dell’attenzione. Giovanni Minasi trovò anche lo spazio per testimoniare i sentimenti e le passioni degli suoi concittadini senza mai tralasciare l’obiettività di storico. Intervistò direttamente i vecchi saggi del paese che descrissero in modo molto efficace la realtà e le varie vicissitudine umane. Un altro tema caro al Minasi era la “caccia” del pesce spada. Nel saggio storico il Minasi riportò le citazioni di Polibio sulla pesca del pesce spada a Scilla e fu particolarmente interessato alle leggi e ai balzelli imposti dai Principi Ruffo che si susseguirono nella storia nei confronti dei pescatori scillesi che praticavano questo speciale tipo di pesca.

Egli si usò sovente parole cariche di amore e di patos, celebrando la florida storia di questa pesca, esercitata con le medesime tecniche e con gli stessi mezzi usati prima dell’avvento delle imbarcazioni a motore, rappresentando il contesto e l’intreccio della vita degli uomini e del nobile pesce, che è il simbolo di Scilla. Nel 1892 scrisse una biografia su una delle figure morali più importanti del X secolo, il Monaco Basiliano “San Nilo di Calabria “. Nel 1893 fu la volta della descrizione del “Il monastero Basiliano di San Pancrazio”, chiesa che fu costruita sopra la rocca di Scilla e “Lo spoleata”, ovvero le annotazioni storiche del Monaco Basiliano Sant’Elia di Reggio Calabria del IX e X secolo. Nel 1895 Giovanni Minasi illustrò in modo mirabile l’opera del Senatore Romano Flavio Magno Aurelio Cassiodoro dal titolo “Cassiodoro Senatore, ricerche storico-critico”. Nel 1896 con l’opera “Chiese di Calabria dal V al XII secolo” illustrò con una ricerca minuziosa gli edifici di culto calabresi. Nel 1898 scrisse le biografie dell’insigne Arcivescovo Patrizio di Reggio Calabria Don Annibale d’Affitto, gli avvenimenti e lotte dell’Arcivescovo di Reggio Calabria Monsignore Don Giovanni Andrea Monreale, del Presidente di “Calabria Ultra” Don Domenico Garofalo e infine le biografie letterarie del Padre Antonio Minasi, scillese dell’ordine dei Gesuiti. Nel 1905 espose le note critiche del “L’Abbazia Normanna in Bagnara Calabra”. Nel 1908 raccontò la “Dissertazione preistorica circa la pretesa fondazione delle antiche città sul litorale mediterraneo prima del XV secolo dell’era volgare”, proprio lo stesso anno in cui fu travolto dalle rovine del terremoto del 28 Dicembre 1908 anche se ne uscì miracolosamente illeso. Pur invecchiato e in cattive condizioni ebbe la forza di scrivere la sua ultima opera, nel 1910, “Cenni biografici del Colonnello Francesco Carbone, scillese”. Morì a Scilla l’8 Febbraio 1911.

Enrico Pescatore