Coronavirus a Reggio Calabria: zero punto zero. Il tempo di mezzo tra pre e post covid

Coronavirus, Zero punto Zero: riflessioni dall’emergenza

Il tempo si è fermato, al tempo del Coronavirus. Si corre nelle corsie degli ospedali, ma il tempo si è fermato. Il passato è uno, lo conosciamo ed è immobile. I futuri possono essere innumerevoli, i nostri cervelli ne possono immaginare tanti, ma ne vivremo uno solo. Oggi siamo in un presente sconosciuto e incomprensibile.  Tutti abbiamo pensato, letto o ascoltato che il mondo non sarà più lo stesso quando finirà questa emergenza e, già adesso, il futuro che stiamo vivendo è completamente differente da ciò che ognuno di noi abbia mai immaginato.

Negli ultimi anni abbiamo più volte, in vari contesti, utilizzato, e a volte abusato, di termini in voga che ci piace tanto sfoderare. Le città diventano due punto zero, le nostre case, le nostre aziende, qualunque progetto messo in campo, diventano due punto zero; addirittura le mamme si definiscono due punto zero. Ci siamo tutti informatizzati e telematizzati, recentemente siamo diventati anche tre punto zero. E poi è tutto smart. Meno male che abbiamo la rete in questa situazione surreale, ma quanto mai vera che stiamo vivendo, che ci aiuta a tenere in piedi i rapporti sociali e ci tiene costantemente informati, tra fake, realtà distorte e varie interpretazioni, troviamo anche le verità; ci consente di lavorare da casa, permette ai nostri figli di fare le prove di una scuola digitale e tanto altro ancora. Ma nonostante siamo tutti smart, facciamo cose smart e viviamo in città smart, mai come oggi, noi, “smart people tre punto zero”, siamo drammaticamente vulnerabili. Senza certezze, senza futuri immaginabili, senza quella primavera che conosciamo, senza quegli abbracci che ci danno coraggio, senza i sorrisi veloci quando ci si incontra per caso per strada. E non possiamo programmare Pasqua e Pasquetta, non possiamo prenotare la nostra vacanza estiva, non possiamo neanche andare a mangiare una pizza.

Immaginiamo tutti i futuri possibili, ma al momento non sappiamo quanto durerà l’emergenza, quanto tempo ci saranno strascichi sulle nostre abitudini, quanto lentamente si tornerà alla normalità, quanti cittadini avranno perso il lavoro, quante imprese chiuderanno e quanto poveri saremo. Non sappiamo quanto tutto questo avrà ripercussioni sulla nostra psiche e sul nostro modo di vedere il mondo. Abbiamo mille scenari di fronte a noi.

Ma resta la certezza del passato, di ciò che abbiamo vissuto, della nostra Italia e delle nostre città prima del coronavirus e durante il coronavirus. E allora se è vero che tutto cambierà, indirizziamo questa ripartenza sulla base nostre certezze, dal nostro passato e non annaspando e arrancando su ciò che non conosciamo. E oggi che il tempo in qualche modo si è fermato, possiamo analizzare e capire il nostro passato per costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli. Partendo dalla città in cui viviamo. Perché a Reggio Calabria di smart c’è veramente poco. Perché abbiamo rischiato di abituarci al brutto e allo sporco, ad una burocrazia inchiodata, ad una sanità martoriata, ad attività culturali inesistenti e ad una città che di certo non è smart. E oggi, molto più di ieri, sappiamo che è necessario, per la nostra stessa vita, che si rispettino le regole di igiene pubblica, che la burocrazia sia capace di rispondere alle esigenze dei cittadini in tempi rapidi, che la sanità sia in grado di gestire le emergenze, che la cultura, la vita sociale, una semplice passeggiata, sono libertà, diritto costituzionale e intoccabile che, oggi, improvvisamente, è stata limitata o forse azzerata. Perché non possiamo scegliere, ma domani ricominceremo a farlo e il nostro passato e i modi di gestione dell’emergenza, ci devono indirizzare verso scelte giuste e consapevoli. Come lo vogliamo il nostro futuro? È oggi il tempo zero punto zero.