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Coronavirus, morto l’architetto Gregotti: con Scopelliti nel 2006 aveva progettato la Fiera di Arghillà, poi stralciata da Falcomatà

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E’ morto oggi per Coronavirus l’architetto Gregotti: 14 anni fa aveva progettato la Fiera di Arghillà per la Reggio di Scopelliti

E’ morto stamattina a Milano l’architetto Vittorio Gregotti, stroncato da una polmonite provocata dal Coronavirus. Gregotti aveva 92 anni ed è stato un maestro dell’architettura internazionale. Stefano Boeri l’ha ricordato come “un saggista, critico, docente, editorialista, polemista, uomo delle istituzioni, che – restando sempre e prima di tutto un architetto – ha fatto la storia della nostra cultura. Concependo l’architettura come una prospettiva sull’intero mondo e sulla intera vita“.

Gregotti era nato a Novara nel 1927. Dopo la laurea in architettura nel 1952 al Politecnico di Milano entrò, come prima esperienza, nello studio BBPR. Dal 1953 al 1968 ha svolto la sua attività in collaborazione con Ludovico Meneghetti e Giotto Stoppino. Nel 1974 ha fondato la Gregotti Associati.

E’ stato anche docente di Composizione architettonica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha insegnato nelle Facoltà di Architettura di Milano e Palermo. Nel corso della sua attività accademica è stato anche ‘visiting professor’ alle Università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton, Cambridge (U.K.) e all’M.I.T. di Cambridge (Mass.). Tra i suoi numerosi interventi si contano, per esempio la risistemazione di Potsdamer Platz a Berlino, i progetti del Teatro degli Arcimboldi a Milano, del Gran Teatro Nazionale di Pechino. e della Chiesa di san Massimiliano Kolbe, a Bergamo.

La sede dell’Unical progettata dall’architetto Gregotti – Foto di Alessandro Lanzetta

Fortemente connotato a Sinistra, tanto che era chiamato sempre “Compagno Gregotti“, ha realizzato il controverso progetto del quartiere Zen di Palermo, l’iconico stadio Ferraris di Genova, il nuovo volto di Milano con progettazione e la riqualificazione dell’area Bicocca e dell’headquarter Pirelli, uno dei migliori esempi di riconversione industriale del ‘900, ma anche il Teatro degli Arcimboldi e l’ampliamento della sede del Corriere, ma anche la sede dell’Unical, la prima università residenziale a struttura dipartimentale in Calabria, ad Arcavacata di Rende (Cosenza), nel 1974. In Calabria avrebbe potuto lasciare ancora di più il segno se l’attuale Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, non avesse definanziato il progetto della Nuova Fiera di Arghillà, ideato da Scopelliti quando era Sindaco nel 2006. Erano gli anni in cui Zaha Hadid progettava il Waterfront che avrebbe proiettato Reggio nel futuro, anche in questo caso l’opera è stata definanziata da Falcomatà.

La Fiera di Arghillà progettata dal “Compagno Gregotti” per Scopelliti era una struttura che avrebbe consentito di aprire sbocchi commerciali e turistici per Reggio, non solo di natura balneare ma anche dal punto di vista congressuale, intercettando flussi diversi da quelli tradizionali (turismo d’affari, come avviene a Rimini, Parma, Bari e Verona) e riqualificando un intero quartiere degradato come appunto Arghillà.

Il progetto di Gregotti prevedeva un’avveniristica struttura composta su due livelli della superficie di 8000 metri quadri, comprendente due padiglioni espositivi, sala stampa, ristorante, servizi ed un cortile verde intorno. La struttura era destinata ad ospitare sia manifestazioni espositive, legate alla produzione ed ai servizi dei settori economici, sia eventi di altro genere, convegni, avvenimenti artistici e musicali.

Il progetto era stato presentato in due grandi eventi di architettura internazionale, il “Città-Porto” di Palermo e l”Urbanpromo 2006” di Venezia, entrambe sezioni collegate alla decima Mostra Internazionale di Architettura organizzata dalla Biennale di Venezia, riscuotendo grandi apprezzamenti internazionali.

L’architetto Gianni Artuso e l’ing. Michele Polimeni ricordano le giornate trascorse a Reggio con il maestro Gregotti, che andava matto per la granita di Sottozero e teneva molto a quell’opera: avrebbe voluto a tutti i costi vederla in piedi. L’opera era stata finanziata con i fondi del Decreto Reggio e quando Falcomatà decise di definanziarla, l’iter era così tanto avanzato che era già stato approvato il progetto preliminare.