Coronavirus, la crisi vera è al Nord ma le TV continuano a puntare il dito sulla Calabria che ha risposto bene all’emergenza [DATI]

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La Calabria ha risposto benissimo al rischio emergenza e nella regione non c’è alcuna crisi Coronavirus, eppure se ne parla solo in negativo e puntando il dito

Rimetto le mie dimissioni da Capo della Protezione Civile calabrese nelle mani della Presidente Santelli“. E’ quanto dichiarato poco fa da Domenico Pallaria, ai microfoni della trasmissione televisiva “Articolo21”, in onda su un’emittente calabrese. Intorno a Pallaria si è creato uno scandalo dopo che, nel corso della trasmissione “Report” in merito all’emergenza coronavirus, aveva detto di non sapere cos’è un ventilatore polmonare. Sollecitato dal conduttore Lino Polimeni, il dirigente regionale ha poi dichiarato: “Chiedo scusa ai calabresi, ma ci tengo a dire che le mie parole sono state strumentalizzate“. Ora, dunque, ha dato le dimissioni. Ma aveva davvero colpe così gravi? E perché attaccarlo? Semplice: è a Capo della Protezione Civile di una regione che, a prescindere da tutto, deve essere sempre presa come cattivo esempio, anche quando le cose funzionano.

Domenico PallariaNelle ultime settimane guardando le principali reti televisive italiane sembra che in questo momento il fulcro più problematico dell’emergenza Coronavirus sia la Calabria. Tutti a parlare di come la ‘ndrangheta potrebbe approfittare di questi momenti di incertezza per aumentare il proprio potere sui cittadini, di come gli ospedali non abbiano strumentazioni sufficienti per far fronte all’emergenza e di come, nel caso di ieri sera a Report, il capo della Protezione Civile non abbia conoscenze approfondite sui ventilatori polmonari. Ma se provassimo a fare la stessa domanda a tutti i capi della Protezione Civile d’Italia, siamo sicuri che non avremmo la medesima risposta? Non sono medici, sono professionisti che si occupano di tutt’altro, e che con i medici si confrontano e si interfacciano per affrontare emergenze simili. Come è giusto che sia. Superman non esiste, e non esiste nemmeno l’onniscienza.

La Calabria, e questo dovremmo evidenziarlo con enfasi e orgoglio, ha risposto bene e con cognizione dei propri limiti e delle proprie possibilità. Basta guardare e leggere qualche dato per comprenderlo. Fino alle 17 di ieri, lunedì 30 Marzo, la Calabria è la Regione che ha fatto il più alto numero di tamponi in proporzione agli abitanti (9.013 tamponi su 1.935.414 residenti) e alla diffusione dell’epidemia, ed è anche la Regione con la più bassa percentuale di positivi tra i controllati, appena 647 su 9.013 pari al 7,1%. Inoltre la regione più additata d’Italia per inefficienza ha anche il primato del miglior tasso di letalità: con 31 morti su 647 contagiati, si ferma al 4,7%, ovvero il più basso dell’intero Paese.

Per comprendere l’importanza di questi dati basti pensare che in Lombardia, tanto per rendere l’idea, questo tasso è del 16,1% (ovvero il più alto del mondo intero): sono morte 6.818 persone su 42.161 contagiati. E i contagiati sono il 38% sui controllati, cifre record su scala globale. Come mai? ci sarebbe da chiederselo se qualcuno decidesse di andare a fare scoop in Lombardia e non in Calabria. E’ presto detto anche questo: ad inizio epidemia negli ospedali non si è compresa la gravità dell’emergenza. I contagi sono dilagati nei nosocomi lombardi, tra medici e infermieri, e di conseguenza tra i pazienti. In Calabria, di recente, la Regione ha disposto i tamponi a tappeto a tutti gli operatori sanitari: a Cosenza sono risultati tutti negativi, a Reggio Calabria c’è stato un solo positivo che è subito stato isolato nonostante fosse asintomatico.

Ma non solo: la Regione Calabria in due settimane ha istituito 141 nuovi posti letto: 47 di terapia intensiva, 82 posti in più nei reparti di malattie infettive e 12 in più in pneumologia. E tutto ciò prima che scoppiasse una vera e propria emergenza nella Regione, tanto che al momento negli ospedali c’è un numero relativamente basso di pazienti, solo 18 ricoverati nei reparti di terapia intensiva, l’11% della capienza regionale (157 letti). Quindi una situazione in cui si è pronti all’emergenza, in caso dovesse arrivare, e anche da questo punto di vista i numeri sono positivi: negli ultimi giorni il numero dei contagi è diminuito.

Prima dell’emergenza avevamo 100 posti di terapia intensiva. In pochi giorni ne sono stati attivati altri 47 così suddivisi:

15 a Reggio Calabria
8 all’Annuziata di Cosenza
8 al Pugliese Ciaccio di Catanzaro
6 a Germaneto
5 a Vibo Valentia
5 Crotone

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

A questi si aggiungono 82 posti in più nei reparti di malattie infettive e 12 in più in pneumologia tra Reggio, Cosenza e Catanzaro.

Sarebbe anche il caso di finirla, dunque, con le polemiche inutili e sterili, fatte da trasmissioni televisive di dubbia onestà intellettuale visto che le interviste, come quella fatta a Pallaria, vengono tagliate ad arte e confezionate in maniera tale da dirigere l’opinione pubblica verso una meta già definita in partenza dalla redazione. Non lasciamoci abbindolare, sia noi calabresi che italiani in generale, perché l’emergenza è altro ed altrove, eppure di quei luoghi non si parla e non si indaga, evidentemente perché gli interessi economici e politici in ballo sono troppo alti.

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